Amore indissolubile come quello della Trinità

Incontro di riflessione 'Famiglia, credi in ciò che sei' tenuto dal Vescovo

Tempo di lettura: 122 secondi

Un percorso di riflessione sul ruolo e sul concetto della famiglia, alla luce del messaggio cristiano, è stato intrapreso dalla Pastorale familiare della diocesi di Città di Castello. Il primo incontro si è svolto sabato 13 dicembre, presso le aule dell’istituto ‘San Francesco di Sales’. Molte famiglie sono intervenute, alcune portando con sé i bambini. Erano presenti mons. Luigi Guerri, direttore della Pastorale, e il vescovo diocesano mons. Domenico Cancian, che ha fortemente voluto questo percorso di approfondimento sull’unione familiare. Proprio sul concetto di ‘unione’ è iniziata la meditazione del Vescovo, dal titolo ‘Famiglia, credi in ciò che sei’. ‘Marito e moglie devono essere una sola cosa con Gesù, come Gesù è una sola cosa con il Padre: questa ‘ ha sottolineato mons. Cancian ‘ è l’immagine della Trinità, che aveva in mente Dio nell’atto della creazione dell’uomo e della donna’. Per capire questo è opportuno comprendere il significato della parola ‘credere’. Spiega il Vescovo: ‘Ciò significa che la famiglia, la mia famiglia, l’ha voluta il Signore. Lui l’ha pensata e voluta, quindi la sostiene con la forza dell’amore divino che è lo Spirito santo. Credere significa, inoltre, che l’amore umano è ‘fiamma del Signore’, come dice il Cantico, è riflesso dell’Amore totalizzante. In questa luce l’amore della coppia riflette le caratteristiche dell’amore divino: unico, totale, definitivo, indissolubile. La carnalità dell’amore umano diventa il luogo dell’incarnazione dell’amore divino con la nascita di Gesù, con la sua vita umana, con la sua Pasqua’. Dall’altro lato, vivere quello in cui si crede è un monito rivolto alle famiglie per dire: amatevi come Gesù vi ama. ‘Questo significa ‘ ha detto mons. Cancian ‘ dare spazio nel pensiero, nell’affetto, nel comportamento, all’amore di Dio che si è rivelato in Gesù. Vuol dire amare come Gesù ha amato, vivere l’esperienza coniugale e familiare assumendo la misura altissima dell’amore trinitario. Come in Dio ogni Persona si ritrova tale nel dono di sé all’Altro, così nella relazione sponsale-familiare. Uscire da sé per realizzare nella comunione il frutto di un’altra vita, cioè il figlio, e insieme la reciproca felicità. Marito e moglie e figli sono in una scuola permanente di amore che porta al dono di sé come amore in tutte le sue componenti, porta alla Chiesa domestica, piccola Chiesa, piccolo regno di Dio realizzato’. Su queste parole si sono poi svolti lavori di gruppo. L’incontro è stato concluso con una celebrazione eucaristica officiata da mons. Cancian.

AUTORE: S. F.