Arcobaleno del sacro

In Umbria ci sono 56 gruppi non cattolici; alcuni rifiutano ogni apertura, altri cercano il dialogo. Se ne è parlato in un incontro regionale ad Assisi

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Nel dicembre 2002 ad Assisi è stato fatto un convegno che portava il titolo “Arcobaleno del sacro”. Si trattava di uno studio sulla presenza di religioni e forme spirituali non cattoliche presenti in Umbria. Perché è stata fatta questa ricerca? Per pura conoscenza del fenomeno religioso in generale in Umbria? Oppure per contrastare l’adesione a gruppi che offrono esperienze stravaganti e fanno insistente proselitismo? Oppure ancora per comprendere ciò che spinge determinate persone ad abbandonare la fede tradizionale e a cercare riti e pratiche religiose nuove o magari antiche ma diverse? È lecito anche domandarsi se si tratti di un “arcobaleno” che suggerisce una visione serena e pacifica del pluralismo religioso o invece di un mercato dominato da concorrenza e conflittualità? Un documento della Santa Sede pubblicato nel 1986 parlava di “assalto delle sètte”. Esempi di minaccia portata al cristianesimo in alcuni paesi dell’America latina e dell’Africa fanno pensare ad una strategia internazionale volta a scardinare le Chiese tradizionali per introdurre in vasti strati di popolazione, soprattutto povera, forme fantasiose di religione che promette miracoli materiali e spirituali a buon mercato. Anche in Italia c’è un diffuso pluralismo religioso. In questi giorni, ad esempio, è uscito un volume su Roma delle religioni, che fa il verso contrario a Roma capitale del cattolicesimo. Di questi temi si è parlato in un recente incontro della commissione regionale per l’ecumenismo e il dialogo presieduta dall’arcivescovo Giuseppe Chiaretti, presidente della Conferenza episcopale dell’Umbria. I delegati diocesani, convenuti alla Domus pacis di Santa Maria degli Angeli il 27 maggio scorso, hanno riflettuto sui dati da loro trovati nei rispettivi territori, raccolti in incontri personali. Non hanno prodotto risultati diversi da quelli della ricerca del 2002, che dava presenti in Umbria 56 gruppi non cattolici, ma hanno rilevato la fluidità e mutevolezza della situazione essendo condizionata dal flusso migratorio. Trattandosi di una commissione di dialogo ecumenico e interreligioso si è dedicata principalmente a ricercare criteri di discernimento e di valutazione sia dei contenuti dei gruppi sia della loro consistenza numerica al fine di verificare la possibilità e opportunità di ricercare un contatto per un dialogo fraterno. Vi sono, infatti, gruppi religiosi che rifiutano ogni apertura, hanno una forte carica anticattolica e alternativa ad ogni altra forma religiosa, affermandosi come comunità esclusiviste. Altre, all’opposto si presentano come in atteggiamenti “inclusivi” accettando la doppia appartenenza, per cui accettano l’adesione di un cattolico allo scopo di “integrarlo” in una specie di sincretismo confuso. La nota nuova e interessante è stata la costatazione dell’aumentata presenza di cristiani ortodossi tra gli immigrati con la conseguente conclusione di aprire loro le porte e di aiutarli a esercitare il culto cristiano anche nelle strutture messe a disposizione dalla Chiesa cattolica. Sono state riferite inoltre molteplici iniziative di dialogo ecumenico anche con ebrei e musulmani moderati nel solco di esperienze maturate nel tempo, soprattutto ad opera di centri ecumenici, anche se in riferimento ai musulmani si è notata da una parte e dall’altra una certa freddezza e un distacco che in periodi precedenti non c’era. Cosa si fa in Umbria Anche l’Umbria si va internazionalizzando sempre di più e si hanno iniziative di vario tipo per avere dei contatti e scambi culturali e religiosi. Un dato interessante, ad esempio, è stato indicato nella presenza di sacerdoti stranieri in alcune diocesi a servizio della pastorale parrocchiale. E’ stato suggerito di chiedere loro di farsi mediatori per il contatto con alcune comunità della loro nazione di origine, in quanto meglio adatti a comprenderne lingua e cultura. Questo vale soprattutto per le presenze di cristiani di altri riti o di altre confessioni cristiane, soprattutto ortodossi greci e rumeni e di altri paesi dell’est europeo. Per costoro ci sono già in atto o in fase di preparazione di strutture messe a disposizione da alcune diocesi e cioè luoghi d’incontro o chiese per celebrare la liturgia. Per informazioni dettagliate si possono consultare le singole curie diocesane. Oltre a mons. Chiaretti, alla riunione erano presenti la diocesi di Perugia con don Elio Bromuri, M.Teresa Di Stefano, Francesca Mingazzini, Nicola Zema, Bruno Bandoli, per Terni Emanuela Buccioni, per Assisi Sr. Alessandra Sciaboletta, per Spoleto don Camillo Ragan, a titolo personale Giuliana Babini.