Banca Etica in Umbria: una nuova strada da percorrere

Si distingue dalle altre banche per sostenere il mondo del no profit e l'economia solidale

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Giovedì 5 giugno si è tenuta, nella sala consiliare del Comune di Bastia Umbra, una tavola rotonda sul tema ‘Banca Etica in Umbria: una nuova strada da percorrere’, promossa dall’Uvisp (Unione volontariato internazionale per lo sviluppo e la pace). Pino Minelli, in qualità di vice sindaco, ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale e Pia Bruzzichelli, vice presidente dell’Uvisp, ha salutato i relatori e gli intervenuti da parte di tutto l’organismo. La parola è stata data a Tiziana Tomassini che è la coordinatrice dei Soci Umbria di Banca Etica, che attualmente sono circa 200 e che si danno da fare per contattare la gente e aumentare il numero per giungere a raccogliere il capitale sociale necessario per ottenere l’autorizzazione della Banca d’Italia ad aprire una succursale anche a Perugia. Successivamente è intervenuto Leonardo Stella che è il banchiere ambulante di Banca Etica dell’Umbria, il quale ha messo in evidenza la diversità di Banca Etica rispetto alle altre banche. Essa è nata per finanziare i progetti nel terzo mondo: occorrevano due miliardi e mezzo delle vecchie lire per fondare una cooperativa; da qui la corsa per raccogliere il capitale sociale necessario. Dal 1996 al 1998 si sono raccolti i soldi necessari sottoscritti da 11.000 soci. L’8 marzo 1999 nasceva il primo sportello a Padova, che costituisce la sede centrale. Successivamente si sono aggiunte altre sette filiali con sede a Brescia, Milano, Roma, Vicenza, Treviso, Firenze e Bologna. La Banca Etica si distingue dalle altre banche per come investe il risparmio raccolto. Banca Etica sostiene il mondo non profit e l’economia solidale; per questo agisce in quattro settori: cultura e società civile (ad esempio: ristrutturazione di abitazioni nel borgo medievale, ripristino di antichi mestieri, favorire il turismo responsabile e creare nuovi posti di lavoro); cooperazione internazionale (ad esempio: difesa e promozione dei diritti dei bambini); tutela dell’ambiente (es. esperienze agrobiologiche); la cooperazione sociale (es. la cooperativa di ex degenti dell’ospedale psichiatrico di Trieste gestisce un albergo ed un ristorante). Insomma, Banca Etica si propone di gestire le risorse finanziarie di famiglie, donne, uomini, organizzazioni, orientando i loro risparmi e disponibilità verso la realizzazione del bene comune della collettività sostenendo, in particolare attraverso le organizzazioni non profit, le attività di promozione umana, sociale ed economica delle fasce più deboli della popolazione e delle aree più svantaggiate. Ma la novità più eclatante e che distingue Banca Etica da tutte le altre è che il risparmiatore può decidere di come deve essere investito il suo risparmio. Nel caso in cui il risparmiatore non si esprima, il suo denaro sarà utilizzato per finanziare un progetto non profit in uno dei quattro settori di intervento previsti ed il cliente sarà comunque informato. Successivamente ha parlato Vinicio Bottacchiari, direttore di Sviluppumbria S.p.a., sostenendo che è stato il primo a credere in Banca Etica. Si sta affermando un pensiero unico: essere competitivi nella globalizzazione. Occorre una cultura dei valori della solidarietà e della pace, ma l’Umbria, terra di Francesco, è maestra in questo: in questo senso, partiamo con un vantaggio rispetto ad altre realtà. ‘Sinteticamente si può affermare – ha detto Bottacchiari – che sono etico se finanzio chi non fa le bombe’. E’ stata poi la volta di Giocondo Leonardi, direttore della Caritas diocesana di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. Egli ha affermato che condividere la finalità di Banca Etica vuol dire condividere che il risparmio vada a favorire il benessere sociale. La Caritas è socia dal 1997. ‘Abbiamo ottenuto finanziamenti – ha detto Leonardi – per la ricostruzione post-terremoto, per aiutare di più i bisognosi e le famiglie’. Infine, l’intervento di Fabio Faina, coordinatore soci Centro Italia di Banca Etica, cioè delle regioni Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Toscana. Egli ha spiegato che Banca Etica è di proprietà delle stesse persone che la usano. Cosa può fare quindi il cittadino comune? Può diventare socio, acquistando le azioni della Banca. Ciò significa partecipare alla vita dell’impresa, avere diritto al voto e quindi poter concorrere ad orientare le scelte e le politiche di Banca Etica. Può diventare cliente operando con gli eti-conto di Banca Etica ottenendo il bancomat e la carta di credito. I conti possono essere gestiti anche da casa con internet, utilizzando il servizio di ‘internet banking’; vincolando il risparmio per mezzo di certificati di deposito (da 6 mesi a 60 mesi) con un investimento minimo di mille euro; acquistando obbligazioni della durata minima di tre anni e con un investimento minimo di diecimila euro.

AUTORE: Marinella Amico Mencarelli