Anche le banche hanno i loro guai

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di Pier Giorgio Lignani

Ancora polemiche intorno alle banche, e intorno alla Banca d’Italia, che non avrebbe vigilato a dovere per difendere i risparmiatori in buona fede. Qui bisogna mettere in chiaro che non sono e non sono mai stati in pericolo i soldi depositati nei conti correnti e nei libretti di risparmio.

Quelli sono garantiti al cento per cento: se occorresse, anche con l’intervento dello Stato. Ci sono stati invece – in qualche caso – problemi per i clienti che hanno accettato di investire i loro soldi in titoli che per loro natura erano a rischio. È vero comunque che in uno Stato ben ordinato chiunque affida soldi a una banca dovrebbe avere la certezza assoluta di averli indietro quando ne avrà bisogno.

Su questo sono tutti d’accordo. Ma siamo ugualmente tutti d’accordo sul principio che, a sua volta, chiunque prende soldi in prestito da una banca debba restituirli tutti, fino all’ultimo centesimo e con gli interessi?

Se in giro ci sono tante banche in difficoltà – e un pochino lo sono tutte – è proprio perché c’è troppa gente che ha un debito con la banca e non può o non vuole pagarlo. Sottolineo: c’è chi non può, e vive con dispiacere questa sgradevole situazione. Ma ci sono anche, e sono tanti, quelli che “ci marciano”.

D’altra parte, fra gli elementi fondativi dell’economia capitalistica c’è anche l’invenzione della “responsabilità limitata”, quel meccanismo grazie al quale un imprenditore si assume il rischio, male che vada, di perdere solo il suo investimento salvando il resto del suo patrimonio; e lascia in mano a qualcun altro il cerino acceso.

Tocca alle banche, quindi, cautelarsi in anticipo chiedendo solide garanzie prima di concedere un finanziamento. Però le garanzie, anche le più serie, hanno un valore relativo, perché per farle funzionare il creditore (di solito una banca) deve rivolgersi alla magistratura; ma a quel punto il debitore, automaticamente, fa scendere in campo i suoi avvocati; e questi, anche se il loro cliente ha torto marcio, possono tirarla in lungo finché il creditore non patteggia.

Perciò dipingere il quadro della “buona gente” vittima dell’“avidità delle banche” è un po’ esagerato.

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