Canto liturgico: si deve fare di più e meglio.Ma come?

Dalla "provocazione" di mons.Spingola alle esperienze in parrocchia e nella scuola

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Qual è il livello del canto liturgico nelle celebrazioni della nostra verde Umbria, spesso ricordata come la mistica terra di numerosi santi? Non è facile neppure per i responsabili dei vari uffici e centri liturgici delle nostre diocesi avere un quadro chiaro e reale della situazione, ma viene fuori comunque la necessità di migliorare la qualità del canto nella liturgia, oltre che migliorarne l’organizzazione nelle assemblee dei fedeli (si pensi alle prove all’inizio delle celebrazioni, alla scelta dei canti…).”Se la domanda è: si può fare di più? è normale che la risposta sia: certo che si può fare di più”, dice don Mirco Orsini, responsabile dell’Ufficio liturgico della diocesi di Gubbio. “Sembra che a volte il canto sia trascurato – continua – sia nella scelta, considerando le letture che propone la Liturgia della Parola, sia nella qualità. Ma in alcune parrocchie va bene: alcune realtà sono soddisfacenti. Va usato bene ciò che c’è, anche se si tratta solo della chitarra”. E don Giorgio Barbetta, parroco di Scheggia, nella diocesi eugubina, ha proprio usato bene ciò che aveva, almeno per Natale. “E’ vero, è da tempo che non si cura più il canto liturgico – afferma don Giorgio – ci sono difficoltà storiche. Ci si adegua alla corale: tanto c’è la corale… e questo è un problema della gente. Ma è anche un problema del parroco: ci sono tante messe, non si possono fare le prove, gli impegni crescono sempre di più. Anche qui nella mia parrocchia c’è poco canto – continua il parroco – ma per Natale abbiamo fatto qualcosa. C’è stata una collaborazione tra persone che suonano strumenti, anche se in maniera dilettantistica; ma si sono proposti e si sono messi insieme per formare un coretto di giovani e adulti. Il desiderio di fare di più c’è”. Anche a Perugia ci si adegua con quello che si ha, ma non per questo ne viene meno la qualità. Nella parrocchia di San Barnaba, ormai da tempo, il canto durante la Messa è animato dal coro dei bambini del catechismo che, grazie all’aiuto di alcuni giovani, studenti di musica e non, riescono a fare bene e a far partecipare l’assemblea. “Siamo sicuramente entro i limiti dei canoni dettati dalla liturgia – dichiara il parroco don Nello Palloni -, cerchiamo di fare bene e ci riusciamo. La gente partecipa perché c’è un repertorio conosciuto in parrocchia e raccolto in un libretto che viene usato. Certo, ho sentito di peggio – continua don Nello -: ci sono situazioni in cui non si è affatto attenti alle necessità della liturgia. Tuttavia, preparare bene persone competenti e che sappiano curare il canto liturgico è impegnativo, perché c’è bisogno di tempo, e oggi i nostri giovani sono impegnati in tante, forse troppe, attività”.”Al termine del Sinodo diocesano – dice don Stefano Puri, responsabile dell’Ufficio liturgico di Orvieto-Todi – si è detto di potenziare la cura degli animatori del canto ed ora in diocesi siamo orientati verso questo progetto. Qualcosa è già stato fatto – prosegue don Stefano – come, per esempio, il repertorio comune dei canti curato da don Mario Venturi, che è anche docente al Conservatorio di Perugia. Per il Giubileo è stata fondata anche una corale giovanile che si è impegnata nell’animazione delle liturgie in varie parrocchie, e soprattutto in cattedrale durante gli incontri giovanili diocesani”. In generale, don Puri è soddisfatto, anche se – dice – “è difficile avere una panoramica certa e sicura della situazione in tutte le parrocchie”. E’ un po’ più sobrio, quanto a soddisfazione, don Luciano Avenati, responsabile dell’Ufficio liturgico della diocesi di Assisi-Nocera-Gualdo, tra l’altro a lungo responsabile anche a livello regionale. “Indubbiamente c’è stato un periodo molto fecondo, circa venti anni fa – ci ha detto il sacerdote – quando è circolato ogni tipo di canto, anche non liturgico; ma c’era un notevole desiderio di partecipazione da parte di tutta l’assemblea, e questo fino agli anni ’80. Ora, però, c’è un calo, si tende a lasciar fare al coro, dove c’è, oppure al solista, o al gruppo dei giovani”. Qualche proposta da fare ci sarebbe anche, ma – afferma don Luciano – “a livello di singole diocesi non può reggere un progetto. C’è bisogno di un progetto regionale, di formazione nelle parrocchie, di formazione nei Seminari; manca, invece, la preparazione nelle scuole e nelle parrocchie”. Prima di tutto, insomma, ritrovare il coinvolgimento dell’assemblea “e il coro – prosegue continua don Luciano – laddove esiste, deve tornare a servizio dell’assemblea, non a fare esibizioni o spettacoli”. Sulla mancanza di insegnamento della musica nelle scuole non è molto d’accordo il prof. Michele Rossetti, insegnante di musica impegnato anche nell’animazione liturgica. “Nelle scuole elementari con i moduli è prevista la materia musicale. Anche nelle scuole medie c’è ancora attenzione, perché le scuole, almeno la maggior parte, fanno contratti con esperti per insegnare la musica”. L’educazione musicale non manca, ritiene dunque il prof. Rossetti; quello che manca è, semmai, una certa educazione liturgica. “C’è poca attenzione, sia da parte del sacerdote che delle famiglie, a educare a far rispondere durante la Messa. Se si risponde alla celebrazione si canta anche”. La musica non è più materia di studio, invece, al Seminario regionale umbro. “Quando la formazione culturale era strettamente seminaristica – spiega mons. Piergiorgio Brodoloni, rettore del Seminario – il ruolo del canto sacro è stato molto rilevante e faceva parte dei programmi scolastici. Ma ora che l’Istituto teologico è aggregato ad una Università pontificia l’insegnamento della musica è venuto a mancare, e questa mancanza è stata sentita. Per sopperire, in Seminario facciamo formazione settimanale sia a livello teorico, per comprendere il significato del canto liturgico, sia pratico, con particolare attenzione ai canti che usano la Parola di Dio e i testi della liturgia”. Anche in Seminario hanno usufruito dell’accompagnamento dell'”infaticabile” don Mario Venturi il quale ha ceduto quest’anno il servizio ad un giovane seminarista del terzo anno, che è anche studente di direzione di coro al Conservatorio. Il tutto – dice ancora il Rettore – “perché la liturgia sia davvero una adorazione di Dio plasmata dalla Parola; e la musica deve servire a questo”. Lancia una proposta mons. Brodoloni: “Ci sarebbe bisogno di scuole diocesane di formazione: come ce ne sono per altri ministeri, così dovrebbero esserci per il canto liturgico”.

AUTORE: Francesca Acito