Case per anziani: due pesi e due misure per pubbliche e private?

L'associazione delle strutture cattoliche chiede nuove regole alla regione

Tempo di lettura: 258 secondi

È appena nata e già chiede di poter dire la sua quanto a politiche socio-assistenziali e sanitarie. L’Associazione cristiana residenze per anziani e disabili dell’Umbria (Acradu) riunisce insieme circa 65 strutture di accoglienza per anziani e disabili. Per questo si sente pienamente legittimata a partecipare al dibattito su un terreno delicato come quello dei servizi e degli interventi a loro rivolti. Su 122 strutture residenziali per anziani e disabili, presenti in Umbria, solo nove hanno ottenuto l’autorizzazione a residenza protetta (Rp) e, inoltre, contrariamente a quanto previsto dal Piano sanitario regionale 1999-2001, le strutture autorizzate a residenza sanitaria assistita (Rsa) sono soltanto pubbliche.

In questo quadro, – commenta il presidente Pasquale Caracciolo a nome degli enti associati – è evidente come gli obiettivi del Piano sanitario siano stati raggiunti solo in parte: soltanto 98 posti a residenza sanitaria assistita sui 400 previsti, mentre sono stati autorizzati 528 posti a residenza protetta sul totale dei 1.200 previsti. “I principi e i valori di riferimento delle politiche sociali e sanitarie, come equità, universalità, soggettività e libertà, responsabilità collettiva, stentano a trovare una puntuale applicazione. I servizi sociali e sanitari non sono uniformi su tutto il territorio regionale. Comportamenti diversi si registrano a volte addirittura tra le stesse Aziende sanitarie locali. Resta una disparità di trattamento tra strutture pubbliche e private. Le modalità di partecipazione e concertazione mirate, non sono state ancora efficacemente attivate”.

Per tutti questi motivi, l’associazione chiede di partecipare al tavolo di concertazione del “Patto per la salute degli anziani”, previsto dal Piano sanitario regionale, e chiede che siano attivati il tavolo alto di concertazione regionale d’attuazione del Piano sociale regionale e i tavoli di concertazione territoriali dei Piani sociali di zona. I responsabili dell’Acradu spiegano poi che il processo di autorizzazione per le residenze sanitarie assistite e le residenze protette in Umbria è stato reso praticamente insostenibile per le strutture private. Questo perché la Regione dell’Umbria avrebbe scelto di adottare una normativa decisamente più penalizzante di quella nazionale, nonostante le deliberazioni di deroga alla disciplina nazionale, dell’aprile e del luglio 2002.

“Chiediamo – conclude Caracciolo – che si apra un tavolo di concertazione regionale per una verifica del processo di autorizzazione a Rsa e Rp, per una ridefinizione più rispondente alla realtà dei requisiti strutturali e di personale anche distinguendo tra strutture residenziali esistenti e quelle nuove. E poi stesso iter di autorizzazione e stessi standard di qualità per le strutture pubbliche e private, oltre alla riapertura dei termini di autocertificazione del possesso dei requisiti”.

Che cosa è l’Acradu

Un’associazione che riunisce le residenze per l’accoglienza di anziani e disabili, gestite da associazioni, enti e ordini religiosi di ispirazione cattolica. Dopo un lungo cammino di preparazione e coinvolgimento dei vari soggetti interessati, la nuova realtà si è costituita nel mese di ottobre ed è stata presentata ufficialmente in settimana a Perugia. L’Associazione cristiana residenze per anziani e disabili dell’Umbria (Acradu) nasce – non a caso – in un momento particolarmente delicato in Umbria per il settore delle politiche e dei servizi socio-assistenziali e sanitari. Su questo terreno, vuole misurarsi anche l’Acradu che nasce proprio dalle esigenze delle circa 120 strutture di area cattolica che in Umbria forniscono servizi per anziani e disabili. Dalle loro esigenze e necessità, rilevate negli ultimi mesi di fase costituente dai promotori dell’associazione, è nato il percorso operativo dell’Acradu. L’associazione, oltre a rappresentare e tutelare gli aderenti, assicurerà loro la consulenza e l’assistenza necessarie per muoversi nel settore dei servizi socio-assistenziali e sanitari.

Nel 2000 in Umbria c’erano oltre 142 mila anziani fra i 65 e i 79 anni, 44 mila 471 oltre gli ottant’anni. Per il 2005 gli ultra ottantenni saliranno a 58 mila unità. Quasi un quarto della popolazione regionale ha più di 65 anni, tanto che l’Umbria è la seconda regione italiana con la popolazione più anziana. Le persone disabili, invece, sono 2.431, di cui 483 nella fascia di età fino a 18 anni, 1.672 tra 19 e 65 anni e 276 sopra i 65 anni.

Oltre al presidente Caracciolo, nel consiglio direttivo dell’associazione figurano don Matteo Rinaldi, Guido Iacono, suor Mansueta Buson, don Angelo Fanucci, Angelo Spigarelli e Silvio Topo. I “soci fondatori”dell’Acradu sono l’Ufficio pastorale della salute e l’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro, giustizia e pace della Conferenza episcopale umbra, l’Istituto Serafico per sordomuti e ciechi di Assisi, la Casa della Divina Provvidenza per il riposo della vecchiaia di Ficulle, la Casa “Francesco Ridolfi Bizzarri” di Fossato di Vico, la Casa “Serena” di Capodacqua di Foligno della Confraternita della Misericordia, la Comunità di Capodarco dell’Umbria di Gubbio, la Fondazione “Casa Serena” di Magione, la Fontenuovo “Residenze di ospitalità per anziani” di Perugia, l’Istituto “San Giovanni Bosco” delle Suore Serve di Maria riparatrici di Castelviscardo, l’Opera “Don Guanella” – Casa “Sereni” Centro di riabilitazione – Servi della Carità di Montebello, l’Opera pia “Bartolomei Castori” di Foligno, le Suore della Sacra famiglia dell’Istituto “Bonilli” di Spoleto. Molte di più le strutture cattoliche che hanno già aderito all’Acradu. Sono 52 residenze per anziani e disabili sparse in tutta l’Umbria, per un totale di 998 ospiti e 857 addetti, di cui 463 dipendenti, 114 religiosi, 55 liberi professionisti, 34 collaboratori, 117 volontari tra presidenti, membri dei consigli di amministrazione, revisori dei conti e animatori sociali.

AUTORE: Daniele Morini