Cattolici uniti, oppure non conteranno nulla

I "partiti unici" non sembrano una soluzione a Enrico Sebastiani dell'Udc. Se però avesse ragione Mastella...

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Anche questa settimana, La Voce continua ad ascoltare le opinioni dei protagonisti politici della regione sulla necessità o meno di costituire i partiti unitari, al fine di semplificare la vita politica italiana e garantire una migliore governabilità a questo Paese.

È la volta di Enrico Sebastiani, coordinatore regionale dell’Udc, che rivolge anche delle critiche al governo regionale. Il centro sinistra sta preparando il suo Partito democratico. Qualcosa del genere è proposto anche nel centro destra. Secondo lei servirà a migliorare la politica italiana? “No, a questo punto la politica, da sola, non può riuscire a superare la crisi di partecipazione in atto. In questa fase storica, la politica non è luogo di incontro fra i politici e le piazze, ma è esclusivamente autoreferenziale. È solo strumento per governare e contare di più, a livello personale. Un’operazione come quella del Partito democratico, pur prevedendo l’incontro fra due culture, quella laica e quella cattolica, non servirà a nulla se non si cambiano le regole e lo stile del modo di far politica. Per evitare governi instabili, occorre rifare subito la legge elettorale, che deve essere proporzionale ‘alla tedesca’ e prevedere l’espressione delle preferenze, perché saranno gli italiani a dover scegliere le persone di cui si fidano di più per rilanciare la politica”.

Ma allora a destra non ci sarà mai un partito unitario “Credo che ormai sia totalmente impraticabile la proposta del partito unico per il centrodestra: lo stesso Casini lo ha ripetuto più volte. Siamo passati dal Polo alla Casa della libertà, ma non avremo mai la forza di varare un partito unico. Berlusconi ha avuto tanti meriti, soprattutto dopo le vicende di Tangentopoli, ma ora i tempi sono maturi per guardare avanti. L’Italia ha davvero bisogno di qualcosa di nuovo e, anche se il centro destra vincesse nuovamente con Berlusconi, la piazza non accetterebbe tale risultato, ma lo vivrebbe come imposto dall’alto. Anche perché Berlusconi non è amato da una parte consistente della società italiana, essendo considerato ‘reo’ di non aver ben compreso che la politica è l’arte della mediazione e che non ci si può comportare come al vertice di un’azienda. Come uomo politico io valuto molto positivamente il suo operato, meno i suoi atteggiamenti. Anche noi alleati dell’Udc siamo stati spesso trattati come sudditi, come quando diffuse coi suoi giornali il sondaggio che eravamo all’1 per cento e, Adornato, il giorno dopo, ci chiese l’annessione a Forza Italia”.

E che bisogna fare per governare bene questo Paese? “Al famoso Convegno della Chiesa a Palermo, quello che precedette Verona, fu teorizzato che i cattolici potessero operare in tutti i partiti. Eppure i cattolici, in tutti i partiti, oggi non riescono a contare da nessuna parte perché per le scelte politiche sono determinanti i numeri. C’è dunque da ripensare l’unità dei cattolici, specie ora che stiamo attraversando una fase di profonda crisi della politica. Dobbiamo riaffermare fortemente i nostri valori guida. Ecco che la politica deve rimettersi al servizio di quei valori indicati anche dalla dottrina sociale della Chiesa”.

Mastella propone a Follini e Casini un partito cattolico “del 10 per cento”. Lei che ne dice? “Innanzitutto dico che Follini si è comportato male appoggiando il governo Prodi. Quella non è la sua storia, né la sua cultura. Auspico invece che Mastella abbia ragione su un’aggregazione unitaria dei cattolici. E credo proprio che un eventuale formazione dei cattolici possa andare ben oltre il 10 per cento. Potremmo collocarci agevolmente sopra il 20 per cento, più o meno come una sinistra democratica non radicale”.

Mi fa un esempio della collaborazione fra i cattolici e la sinistra moderata, qui in Umbria? “La legge sugli oratori. E poi c’è stato anche l’assegno di cura per gli anziani non autosufficienti, sostenuto anche dall’assessore alla Sanità: 800 anziani ai quali veniva erogato un assegno di 427 euro al mese, purtroppo adesso sospeso per carenza di fondi”.

Dopo l’ultima manifestazione, con i ministri di Prodi in piazza al fianco degli omosessuali e con lo stesso capo del Governo che si è dichiarato “perplesso”, lei che dice? “Sugli omosessuali dico che li rispetto, non giudicandoli. Ma non darei mai loro un bambino in adozione. E poi sono infastidito dall’ostentazione dell’omosessualità, che subiamo in questo periodo da parte della ricca lobby omosessuale che vuole diffondere la sua ‘cultura’ attraverso un’azione di abile comunicazione. Nel corso di un recente dibattito televisivo, ho incontrato due gay. Era presente anche mons. Carlo Rocchetta, che a Perugia gestisce la Casa della Tenerezza per coppie in difficoltà. Uno dei due era sposato da 25 anni e era pure diacono della Chiesa cattolica. Per stare con il suo compagno, aveva anche lasciato moglie e due figli. Il bello è che voleva che mons. Rocchetta lo confermasse ancora come diacono! Come politico, davanti a fatti del genere, ritengo che i loro diritti civili vadano tutelati, ma nulla più. Perché deve essere chiaro all’intera società italiana che l’unica realtà naturale, su cui si fonda lo Stato, è la famiglia”.

Quali sono i principali “errori” dell’attuale governo regionale? “Il governo regionale si caratterizza per il superattivismo e il presenzialismo della presidente Lorenzetti, che finisce col soffocare il ruolo del Consiglio e limita la partecipazione delle istituzioni, dell’imprenditoria, delle associazioni di categoria, ecc. È stato poi un errore il fatto che, nello statuto, il Consiglio regionale non sia riuscito a mettere alcun riferimento a san Benedetto e san Francesco. Una vergogna, per una regione come l’Umbria. La maggioranza ha avuto paura dei valori universali della Chiesa e, soprattutto, ha ceduto ai ricatti della sinistra radicale. Ancora: alla Regione si vive ancora una cultura veterostatalista, impregnata di ideologia, che considera il pubblico come l’unica risposta valida, non capendo che la funzione pubblica può essere esercitata sia dallo Stato, sia dal privato. Inoltre la nostra Regione è carente sul Piano sociale, come ha recentemente sostenuto Pietro Laffranco. L’assessore Stufara ha voluto a tutti costi il garante delle carceri, soggetto che non ha avuto nessun effetto per mancanza di risorse. Al tempo stesso, l’assegno di cura non è stato più concesso agli anziani autosufficienti, sempre per lo stesso motivo. In Umbria, ci sono strutture come il centro per pluriminorati ‘Don Guanella’, che insieme all’Istituto Serafico di Assisi caratterizzano la sensibilità sociale degli umbri: eppure, dal 2005, il centro Don Guanella si è visto ridurre sempre più i finanziamenti e ora ha gravi difficoltà per pagare 67 dipendenti che assistono centinaia di pluriminorati”.

AUTORE: Paolo Giovannelli