C’è bisogno di dialogo tra le comunità e le autorità

Milano. Il caso della scuola islamica chiusa

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All’inizio dell’anno scolastico si ripropone il discorso dell’insegnamento religioso, in particolare per la crescente popolazione islamica. Sono 420 mila gli studenti stranieri nelle scuole italiane. La soluzione è legata a casi diversi secondo le situazioni e le scelte delle famiglie. Un caso articolare è quello delle scuole esclusivamente islamiche. Una di queste la scuola islamica di via Quaranta a Milano, è stata chiusa con uno strascico di polemiche e dopo tentativi di soluzioni varie. Motivo della chiusura è l’illegalità, in quanto priva dei parametri che servono per qualificare una scuola in Italia, ma in sostanza per la paura e il pericolo che una scuola di questo tipo possa essere fomentatrice di incomprensione e di tensione nei confronti del paese e della cultura ospitante e quindi un ostacolo alla necessaria integrazione nella nostra società. Da più parti sono venute preoccupazioni di carattere politico nei confronti di scuole islamiche, temute da alcuni scuole di odio antioccidentale. D’altra parte è giusto che i figli di immigrati non perdano la loro identità, la lingua e religione dei loro padri e questi hanno desiderio e diritto di trasmettere ai figli e nipoti la loro storia e la loro cultura. Un problema difficile e complesso che deve essere affrontato con il dialogo con le famiglie, come suggeriva il card. Tettamanzi di Milano, le autorità e i responsabili delle comunità. La questione non riguarda solo Milano. Si è scritto di scuole di questo tipo anche a proposito dell’Umbria. C’è chi spinge a difesa dell’educazione alla coscienza dell’identità originaria propria e chi a difesa dell’integrazione nella società di accoglienza, che sono le due facce della popolazione musulmana in Italia e in Europa. Le due cose devono andare insieme e svolgersi alla luce del sole, che vuol dire nella piena chiarezza e trasparenza di programmi, insegnanti e percorsi formativi che si possono attivare nella scuola pubblica o paritaria, pubblicamente verificabili, nel rispetto di quei valori di libertà, dignità e democrazia propri della cultura in cui i giovani si trovano a vivere, non chiusi in ghetti protettivi, ma respirando la libertà della mente e crescendo nella comprensione reciproca.

AUTORE: E.B.