Che ne è stato delle donne afghane

Terminata la prima ventata di informazione massiccia, è possibile che la tentazione sia di dimenticarsi delle donne afghane, abbandonandole al proprio destino. E invece è importante sapere che vengono braccate, sono costrette a nascondersi come delinquenti latitanti, soffrono la fame più degli altri abitanti del Paese perché non possono procurarsi il cibo.

Zarifa Ghafari è tra le poche che hanno potuto mettersi in salvo lo scorso mese di agosto, riuscendo a prendere un aereo per Istanbul. Adesso vive in Germania. Di fatto rappresenta l’immagine delle conquiste delle donne in quel Paese: aveva 26 anni quando fu eletta sindaca di Maidan Sharh, 50 mila abitanti a 50 chilometri da Kabul. Più volte è stata minacciata e più volte hanno tentato di ucciderla. Per rappresaglia, nel 2020 hanno ucciso suo padre. Nonostante questo, continua a sostenere che non c’è altra strada che quella del dialogo con i taliban.

“Rifiutare quel Governo – sostiene Zarifa – significa adesso abbandonare una nazione, milioni di civili che non sono certo tutti integralisti. Negoziare e aprire un dialogo è importante, anche e soprattutto per le donne, che rappresentano il cinquanta per cento della popolazione. Oppure qualcuno può pensare che la soluzione sia evacuare tutti?”. Continuare a parlarne e sollecitare tutti Governi ad aprire corridoi di dialogo e di assistenza umanitaria è urgente. Vitale.

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