Chi viene e chi va nel nome del Signore

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È bene e bello mettere a fuoco la data: 29 giugno, festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, colonne della Chiesa, per molti preti giorno di nascita del loro sacerdozio. Questo numero speciale de La Voce resterà storico e da archiviare, in quanto raccoglie fatti e parole che segnano la storia della nostra regione. C’è purtroppo qualcuno che ne rimane fuori. Ma la grande maggioranza degli umbri si sente interpellata come comunità unita e coesa attorno ai suoi Pastori, colui che viene e l’altro che va per un altro e più ampio incarico pastorale.

Mons. Benedetto Tuzia entra come nuovo vescovo nella sua diocesi di Orvieto – Todi, mons. Vincenzo Paglia lascia la diocesi di Terni – Narni – Amelia per divenire arcivescovo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Dei due eventi si parla in altro spazio del settimanale. Qui sia sufficiente notare l’importanza che fatti religiosi ecclesiali di puro stile pastorale abbiano un riflesso e dèstino un movimento di interesse e di partecipazione anche nella sfera della vita civile e nel tessuto sociale.

Vi sono alcuni sociologi, anche cattolici, che sottolineano nelle loro indagini come i cristiani rappresentino una minoranza nella società, e perciò non devono dettare legge e imporre i loro principi. Sul piano della coerenza di vita con il Vangelo, può essere vero – chi può sapere e chi si sente in diritto di giudicare? È certamente vero anche che si deve rispettare la libertà di coscienza e il pluralismo culturale, a prescindere dalla quantificazione dei membri di una società. Sembra altrettanto vero però che questa regione umbra, cui storici e sociologi non sanno attribuire un carattere identitario, si sente chiamata in causa e risponde unitariamente, con le sue istituzioni, i suoi centri vitali e produttivi e la sua gente, ad eventi di tipo religioso.

Se ci fosse qualche dubbio, si può osservare – sempre su questo numero – il commosso, corale e massiccio saluto che la città di Assisi e l’intera diocesi che comprende Nocera e Gualdo ha rivolto al suo vescovo Sergio Goretti che per 25 anni è stato un Pastore fervente e fedele. Ciò sta a dire che non servono i complessi di inferiorità e i piagnistei, quanto la ferma certezza che la Chiesa c’è ed è testimone che Dio c’è, e Cristo parla ancora ai cuori e muove la comunità umana con la forza del suo Spirito e la suggestiva luce della sua parola.

Gli spostamenti dei Vescovi, i passaggi di consegne, la stessa testimonianza di fede resa dal compianto vescovo Sergio, di cui proprio il giorno della morte abbiamo pubblicato il suo ultimo articolo che rimarrà per noi come un prezioso suo testamento, sono un segno di presenza e un forte richiamo alla fedeltà alla nostra terra, con tutte le sue ricchezze di spiritualità e di bellezza, di cui si deve essere lieti.

AUTORE: Elio Bromuri