“Chiesa in cammino sospinta dallo Spirito”

Intervista a mons. Gualtiero Bassetti in occasione della sua prima Pasqua nella diocesi di Perugia - Città della Pieve, sei mesi dopo il suo insediamento

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Mons. Gualtiero Bassetti celebra la sua prima Pasqua in diocesi a sei mesi dal suo arrivo a Perugia. Sei mesi in cui non si è risparmiato, accettando di incontrare tutte le comunità, associazioni, istituzioni e fedeli. Che cosa ha visto, e che cosa chiede alla sua Chiesa? “Ho visto una Chiesa in cammino, che cerca di aprirsi ai laici, e ho incontrato un clero vicino alla gente. I nostri sacerdoti restano un punto di riferimento, nonostante la loro età avanzata. Ma ho costatato anche il travaglio di migliaia di giovani vittime dell’opera iniqua di mercanti di droga e di sesso; la situazione penosa di famiglie che sempre più si frantumano, nonostante l’attenzione della diocesi nei loro confronti; il lavoro che non c’è; i poveri che aumentano, nonostante l’impegno della Caritas, del volontariato e la buona presenza di iniziative culturali e promozionali”. Secondo lei, qual è un bisogno impellente per la sua diocesi? “Pur in presenza dei buoni frutti della Pastorale giovanile, resta l’urgenza di un impegno più mirato nei confronti delle vocazioni. Non mancano i giovani e i ragazzi che avvertono i segni della chiamata del Signore. Vanno più curati e maggiormente seguiti. Occorre innanzi tutto per loro una buona guida spirituale, ma c’è bisogno anche di un’attività pastorale maggiormente coordinata ed efficace. Spesso i primi ostacoli al manifestarsi di una vocazione si riscontrano proprio in famiglia. C’è bisogno, perciò, di creare una cultura favorevole alla vocazione, in cui un giovane che sceglie di seguire più da vicino il Signore sia aiutato da tutto il contesto ecclesiale”. C’è un’emergenza della società perugina che la turba? “Sinceramente, il disagio giovanile. I ragazzi spesso sono inquieti e scontenti. Il loro vuoto interiore può dar luogo alle sorprese più inaspettate. Serve poco gridare allo scandalo davanti ad episodi di bullismo o di pura violenza. Invece, dobbiamo cominciare a chiederci i motivi dei loro comportamenti e dobbiamo avere risposte sicure quando essi ci pongono domande di senso. Torno a ripetere che è più che mai necessario che la Chiesa, le istituzioni e la società civile agiscano insieme nei confronti dei nostri giovani. Perché è drammatico quando qualcuno di essi arriva a togliersi la vita senza un motivo”. Serve un cambio di mentalità? “Certo, i giovani non possono essere considerati oggetto di consumo”. Ma un ruolo chiave lo gioca la famiglia. “Insieme alla parrocchia e alla scuola, la famiglia è la più importante delle cosiddette ‘agenzie educative’ e ha il compito di trasmettere i valori. Ma lo può fare soltanto se è unita: chi ha figli, non può separarsi”. Un tema a lei caro è quello del lavoro. Anche in questo periodo si è recato a visitare diverse fabbriche. “Ho celebrato messe in diverse aziende in questi giorni. Come dico spesso, il lavoro è sempre più in bilico. E sono molto preoccupato. Sempre più si verifica il fenomeno di aziende che realizzano ottimi prodotti, ma non riescono a stare sul mercato. Il rischio è che da noi aumenti, sproporzionatamente, il terziario; ma il terziario è sinonimo di consumo. Se non si produce, finirà per non esserci vera occupazione. Non si può vivere esclusivamente di servizi. Il lavoro non è il tutto della vita, ma è essenziale. Per fortuna trovo imprenditori locali che considerano le famiglie dei loro dipendenti come le proprie e si sobbarcano grandi sacrifici pur di poter dare una prospettiva ai loro operai”. Eccellenza, quale messaggio invia alla diocesi per la Pasqua? “Nonostante le difficoltà, vedo un territorio piccolo, qual è quello della nostra regione, ma fatto di gente laboriosa capace di valorizzare il poco o il molto che ha fra le mani. Il cuore di Dio è più grande del nostro e continua a far soffiare su di noi la brezza dello Spirito che ci conduce sempre verso lidi insperati. La risurrezione di Gesù è la fonte sicura cui attingere per poter arrivare ad una vera vita di fede, a un cristianesimo di qualità, in cui i sacerdoti, i consacrati ed i laici siano testimoni coraggiosi e aperti del messaggio liberante del Vangelo”. Messa crismale del mercoledìIl Vescovo ringraziai preti a nome di tuttiDurante la Messa crismale di mercoledì, unica celebrazione annuale in cui sono presenti praticamente tutti i sacerdoti della diocesi – per ricevere gli oli bendetti -, l’arcivescovo Gualtiero Bassetti ha rivolto un accorato “grazie” al clero per il suo prezioso servizio, oggi spesso misconosciuto, quando non “infangato”. Dopo aver cordialmente salutato il suo precedessore mons. Chiaretti, il Vescovo ha detto “grazie a voi, sacerdoti diocesani e religiosi, che, partecipi dell’unico sacerdozio di Cristo, siete costituiti provvidenziali cooperatori dell’Ordine espiscopale. Il sacerdozio di Cristo – ha esplicato -, unico ed eterno, viene partecipato a tutto il popolo di Dio. Ma affinché questo sacerdozio comune, per cui tutta la Chiesa è Corpo sacerdotale, possa essere esercitato, è necessario il ministero dei presbiteri, per cui essi diventano il prolungamento sacramentale del sacerdozio di Cristo Capo” con il compito di “servire il sacerdozio battesimale di tutta la Chiesa”. Ha quindi proseguito: “Gli occhi di tutti, oggi, in cattedrale, sono fissi su di voi, sacerdoti! Su di voi che, nel ricordo dell’ordinazione sacra – lontana o vicina nel tempo, poco importa – rinnovate le vostre impegnative promesse sacerdotali. Oggi anch’io mi pongo dalla parte del popolo di Dio per dirvi: grazie! Grazie innanzitutto perché ci siete. E ve lo dico a nome di tanti, a nome di tutti, anche di chi vi fa soffrire. Grazie di essere rimasti, pur con tutti i limiti, fedeli al Signore, semplicemente e talvolta non senza grossi sacrifici. Grazie per essere stati per anni e anni, la maggior parte di voi, accanto alla gente, a contatto di piccoli e di grandi, condividendo generosamente i problemi dei fratelli, senza discriminazione di persona”. Il pensiero corre spontaneamente alle polemiche di questi giorni, nate da una reale tragedia, quella della pedofilia, ma gonfiate ad arte da chi vorrebbe imbavagliare la Chiesa. “Ciò non significa – ha infatti aggiunto mons. Bassetti – che nel presbitero non ci possano essere ombre, resistenze e debolezze. Il presbitero, come l’intero Corpo della Chiesa, cammina in mezzo a interne ed esterne afflizioni e difficoltà, per svelare al mondo con verità, anche se non perfettamente, il mistero dell’amore di Cristo. Ma qui lo dico – ha rimarcato – non per ‘difesa d’ufficio’, ma per esigenza di verità. Abbiamo tanti preti fedeli nel quotidiano, che stanno al loro posto di sentinelle, che si spendono umilmente, che svolgono compiti delicati e difficili, nei quali vi è spesso uno splendore di umanità e di grazia”. Si è poi rivolto all’assemblea: “Fratelli e sorelle che mi ascoltate, bisogna davvero ringraziare il Signore per averci dato i nostri preti. Bisogna pregare di più per la loro santificazione e per il dono di numerose e valide vocazioni. ‘Padre, consacrali nella verità, custodiscili nel Tuo amore!’. Stasera però non possiamo non ricordare anche coloro che ci sono stati compagni di strada; che, come noi, hanno ascoltato dalla Chiesa le parole impegnative: Tu sei sacerdote in eterno, e poi si sono staccati dal nostro cammino, dalla nostra cordata. Il mistero che accompagna la vita delle persone è così profondo, e così netto il comando dato dal Signore di non giudicare, che possiamo solo dire: non ci dimenticheremo di loro e pregheremo sempre per loro”. Infine, tornando a dialogare con il “suo” clero: “Cari sacerdoti, noi ogni giorno teniamo in mano il pane spezzato che è il Corpo di Cristo, e il calice del suo sangue versato. Il mistero eucaristico che celebriamo ci chiama ad assimilarci in tutto a colui che è nostro Maestro. Nella sinagoga di Nazareth, di fronte alla folla intenta ad ascoltarlo, Gesù disse: ‘Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi’ (Luca 4,21). Si potesse adempiere nella vita della Chiesa, e particolarmente nella nostra vita di preti, ogni parola di Gesù! Io prego che nessuna delle sue parole cada, per noi, mai a vuoto. È Lui che ci ha scelti, è Lui che ci ha chiamati, è Lui che continuamente sollecita la pienezza della nostra risposta. Amen”.

AUTORE: (d. r.)