Clero e famiglie alla scuola del Bonilli

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Don-Sem-Fioretti-copiaLa festa liturgica del beato Pietro Bonilli, celebrata domenica 24 aprile, mi dà l’occasione di parlare del servizio pastorale che esercito a Cannaiola di Trevi, la stessa parrocchia che fu del fondatore delle suore della Sacra Famiglia di Spoleto. Cannaiola è un piccolo paese ai piedi di Trevi, dove si vive un’intensa attività pastorale. Accanto all’ordinarietà della vita parrocchiale, mi piace sottolineare la dimensione spirituale che il santuario offre all’intera diocesi, e non solo. Innanzitutto, ogni mese noi preti di Spoleto-Norcia insieme all’Arcivescovo ci ritroviamo qui per vivere una giornata di ritiro spirituale. La scelta del luogo non è casuale: fu proprio il Bonilli, le cui spoglie mortali riposano nel santuario, infatti, ad avviare nella nostra Chiesa particolare i ritiri mensili del clero. A tal proposito scriveva don Benedetto Fabrizi, parroco di Campello Alto: “Il pio esercizio dei ritiri era assai frequentato anche dai sacerdoti rurali, e se ne ritraeva un grande bene spirituale, specialmente noi giovani che ne avevamo più bisogno”.

Il primo suggerimento che oggi don Pietro darebbe a noi presbiteri è quello di non trascurare la vita spirituale e la fraternità. Il ritiro così come lo impostava lui era momento di preghiera e di formazione, di ascolto e di condivisione. Oggi noi ministri del Signore abbiamo molteplici impegni, siamo immersi – come, del resto, tutti gli uomini e le donne del nostro tempo – nella frenesia della vita. Prendersi quindi un tempo per il silenzio, la preghiera e la formazione è salutare per la nostra vita e per la nostra azione pastorale verso il popolo che ci è affidato. È veramente bello vedere il presbiterio riunito in ascolto orante della Parola e nell’adorazione eucaristica, così come condividere il pranzo e ragionare sulla progettualità pastorale è un momento molto significativo di comunione. L’amabilità e la generosità di tanti laici, che svolgono un servizio incantato di volontariato presso il santuario, consente di accogliere bambini e ragazzi che, con i loro genitori, catechisti e parroci, vengono a vivere i loro ritiri in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. Cannaiola è anche il fulcro della pastorale familiare diocesana. Non poteva esserci luogo migliore per questo servizio, in quanto la Sacra Famiglia di Nazaret è stato punto di riferimento fondamentale nella vita del Bonilli: possiamo dire era il suo “manifesto”, il suo modo di vivere le opere di misericordia corporali.

Tanti incontri di formazione e di preghiera per le famiglie si tengono qui alla “scuola” del beato Pietro: per lui amare la Sacra Famiglia significava immergersi nella contemplazione dei Misteri divini per poi dare impegnativa realizzazione alle più varie attività. L’amore alla Sacra Famiglia si traduceva in amore per la sua famiglia parrocchiale, destinataria privilegiata della sua azione apostolica. Lo esprimeva così: “Sacra Famiglia per me indica: amore al prossimo, carità per il derelitto, zelo per la salute delle anime abbandonate; per me Sacra Famiglia dice: civiltà, progresso, fratellanza universale, pace, felicità temporale ed eterna… Sacra Famiglia non deve solo spingerci ad aprire il labbro a qualche orazioncella, ma deve suscitare in cuore propositi forti, deve muovere la mano ad opere valorose e grandi”. La piccola comunità delle suore della Sacra Famiglia custodisce quella piccola finestrella chiamata “del pane” dove i poveri al tempo del Bonilli, passando, la aprivano e ci trovavano sempre di che rifocillarsi.

Questa carità prosegue grazie allo zelo delle “sue” figlie: quella finestrella è ancora aperta e dispensa ancora cibo per i poveri. Il Centro di ascolto della Caritas, ospitato nella stessa casa che fu del Bonilli, è un approdo per tante persone in difficoltà. Lì, suore e volontari incarnano perfettamente le parole che il Beato pronunciò con il linguaggio proprio del suo tempo: “Si è costretti a gemere e lacrimare sullo stato deplorevole a cui si riducono le nostre popolazioni; è impossibile assistere a questa rovina senza commuoversi e senza tosto studiare i mezzi per apportarvi un rimedio”. Il Bonilli, dunque, è ancora spiritualmente tra noi e nella festa celebrata ne abbiamo rinnovato la presenza affinché la nostra fede si ravvivi e la nostra speranza si faccia più fervida e profonda.

AUTORE: Don Sem Fioretti