Collaborando al nostro futuro

Vescovi umbri. Intervista a mons. Vincenzo Paglia, presidente della Ceu, su ragioni e scopi del seminario

Tempo di lettura: 275 secondi

Futuro, impegno, responsabilità, bene comune, comunità cristiana: parole che sono risuonate nella sala del Seminario regionale, che lo scorso sabato 13 marzo ha accolto la riunione dei laici, preti e religiosi convocati dai vescovi umbri per riflettere sulla Chiesa umbra e il futuro della regione. Ha aperto e chiuso il convegno mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni – Narni – Amelia, presidente della Conferenza episcopale umbra, che con noi traccia un primo bilancio dell’incontro. Mons. Paglia, come è nata l’idea di un seminario di studio su “La Chiesa umbra: oggi e domani”?“L’iniziativa si lega direttamente all’incontro che si è svolto ad Assisi, il 19 dicembre, sul Bene comune dell’Umbria, promosso dalla Commissione per i problemi sociali e il lavoro. È stato un seminario aperto alle diverse istituzioni della regione nell’ottica della responsabilità che tutte hanno di proiettarsi nella definizione del bene comune della regione stessa. L’idea ha trovato una autorevole conferma nelle parole stesse di Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate circa la responsabilità anche della Chiesa, assieme alle altre istituzioni civili, nella costruzione del bene comune. In quel pomeriggio, che neppure la neve ha fermato, abbiamo potuto constatare la opportunità di momenti di riflessione come questi”. Sia quello di dicembre che l’incontro di sabato 13 marzo sono stati voluti dai tutti gli otto Vescovi delle diocesi umbre…“Riflettendo su quanto era avvenuto, abbiamo ritenuto opportuno trovare un’occasione più strettamente ecclesiale, rivolta in primo luogo alle nostre comunità, per riflettere sulle responsabilità proprie dei cristiani relativamente a questo tema. Si è pensato quindi di convocare un seminario a cui potessero partecipare assieme ai vescovi alcuni rappresentanti (preti, religiosi e laici) delle otto diocesi umbre per scambiarsi – a partire soprattutto dalla quarta relazione del seminario relativa alla vita della Chiesa – riflessioni comuni in vista del futuro delle nostre Chiese in una prospettiva regionale”. Molti degli interventi di sabato pomeriggio hanno riguardato il modo di essere Chiesa, con un forte accento pastorale. La finalità ultima era questa o piuttosto una riflessione sull’efficacia di una presenza, quella dei cattolici, in questa regione? “Una preoccupazione sta al fondo del nostro incontrarci: superare la tentazione dell’individualismo che caratterizza tanta parte di quel cattolicesimo contemporaneo, anche nella nostra regione, e che si riflette sia nella vita delle parrocchie che delle diocesi. Per ridisegnare il futuro delle otto Chiese dell’Umbria è indispensabile ‘pensare assieme, dibattere assieme, operare assieme’. È indispensabile, all’inizio di questo nuovo secolo, nella attuale condizione culturale e sociale di estrema fragilità, che le otto diocesi ritrovino uno sguardo sempre più condiviso per la loro vita e per quella dell’intera regione”. La ragione di questo lavorare insieme è di tipo logistico, organizzativa, in risposta ad esigenze poste dalle dimensioni della regione, oppure nella vostra rilessione di Vescovi c’è anche una scelta di un modo di essere Chiesa? “Non si tratta semplicemente di porre mano ad una prospettiva semplicemente organizzativa. È un problema ben più profondo, che riguarda il modo stesso di concepire la Chiesa e di concepirsi all’interno di essa. Direi che si deve irrobustire uno stile ‘sinodale’ anche tra le diverse nostre Chiese. È un modo nuovo, in verità antico, di vivere l’esperienza ecclesiale sia all’interno delle singole diocesi che tra loro. Le misure modeste delle diocesi e della stessa regione possono anche suggerire la messa in atto di forme organizzative comuni. Ma l’ambizione è ancor più profonda del semplice piano organizzativo. Si richiede il superamento di una visione autoreferenziale della propria esperienza ecclesiale, per cogliere quell’apertura che a livelli successivi ci impegna ad affrontare l’orizzonte regionale, nazionale, europeo e mondiale. È necessaria pertanto una visione nuova, una energia spirituale più forte, una più attenta elaborazione culturale, una più evidente solidarietà tra i credenti”. Quali saranno i prossimi passi? “Tra noi vescovi c’è la convinzione unanime della indispensabilità di pensare, parlare, lavorare insieme. Inizieremo sin dal prossimo incontro della conferenza episcopale a individuare un possibile percorso. Alcuni degli interventi di sabato scorso hanno individuato anche strutture regionali da mettere in campo. Senza dubbio – e questa è convinzione assodata e accolta già nello stesso seminario – sarà necessario continuare ad incontrarsi in seminari come quello avvenuto, confrontandosi con temi più circoscritti che magari facciano riferimento a scadenze comuni all’intera regione o alla stessa Chiesa italiana. Penso, per fare un esempio, all’appuntamento della Settimana sociale della Chiesa italiana, che si terrà ad ottobre e che deve vederci partecipi con particolare attenzione”. Lei ha concluso il seminario con le parole di Benedetto XVI, quando ha detto che il cristianesimo “non è opera di persuasione ma opera di grandezza”, la grandezza dell’amore che dobbiamo annunciare ancora oggi. Cosa Significa? “Di fronte alla difficile, e purtroppo triste, situazione che sta attraversando il nostro Paese e la nostra regione, le Chiese umbre non possono non sentire la responsabilità di un modo nuovo di porsi di fronte alla società. Questo richiede uno slancio evangelico ben più chiaro e forte di quello che fino ad ora abbiamo mostrato. Una situazione straordinaria chiede una Chiesa ancor più evangelica. È stato così in tanti momenti della nostra storia regionale, sia passata (penso a san Francesco e al movimento spirituale di quei secoli), sia più recente (basta ricordare i momenti che hanno dato vita a La Voce, all’Istituto teologico, al Crupp). Per questo noi cristiani dell’Umbria siamo chiamati ad una nuova audacia, ad una nuova responsabilità. La fede cristiana può essere trasmessa solo attraverso la grandezza della testimonianza, con l’audacia della proposta evangelica. Solo un amore grande riesce a toccare il cuore degli uomini”.

AUTORE: Maria Rita Valli