Come fare comunità… partendo da quattro

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DON-PIERO-Grassi-copia“Costruire la comunità sarà l’impresa più impegnativa e difficile per un prete”, ci diceva il nostro rettore del seminario, don Pietro Bottaccioli. Ho sempre tenuto in mente questa e tante altre sue “pillole di saggezza”. Scrivere questo articolo è l’occasione per descrivere l’attuale esperienza pastorale, che non può prescindere da quanto, a livello spirituale, teologico e relazionale, è maturato in quei preziosi anni vissuti nel Seminario di Assisi. Sono stato ordinato sacerdote il 6 ottobre 1991 insieme a don Claudio Calzoli, e nei primi anni ho svolto il mio servizio pastorale ad Acquasparta – Quadrelli come parroco in solidum. Nel 2005 il nuovo incarico come parroco ad Avigliano Umbro e Castel dell’Aquila, a cui si è aggiunta, poco dopo, anche Dunarobba – Sismano. Quattro comunità con un totale di 3.200 abitanti – vicine nello spazio ma con una forte ‘rivalità’ – con una identità storica segnata profondamente dall’azione pastorale, culturale e sociale di sacerdoti che dagli anni Trenta hanno speso la vita per questa gente e che ancora oggi sono ricordati con gratitudine. Subito mi sono adoperato per dar vita a una “comunità ministeriale” che, partendo dalla vita comune con i tre sacerdoti anziani rimasti nel territorio, ha visto aderire a questo progetto: la comunità religiosa del Cottolengo (che da cento anni gestisce la scuola materna ad Avigliano); il diacono permanente Alvaro Brustenga presente nel fine settimana, Michela Massaro, consacrata nell’Ordo virginum nel 2006 e incaricata dal Vescovo per il servizio pastorale in zona, con una particolare attenzione ai giovani.

Nel 2008 la comunità si è arricchita con l’istituzione di lettori, accoliti e ministri straordinari della Comunione e la presenza di seminaristi nel fine settimana. La fatica e la gioia più grande è stata quella di far superare pian piano alla gente i campanilismi, maturando così nelle quattro comunità la decisione di creare un oratorio interparrocchiale dove far confluire le attività giovanili e l’oratorio estivo; un unico centro Caritas animato da laici dei quattro paesi; un unico itinerario di catechesi, guidato da un’équipe di laici e sacerdote, sia per la preparazione al matrimonio delle coppie sia per i genitori che chiedono i sacramenti per i propri figli. In questo contesto è stato anche proposto un cammino alle coppie conviventi o sposate solo civilmente sul significato del sacramento del matrimonio, che si è rivelato davvero utile e significativo. Svolgiamo, itinerante nei quattro centri, da diversi anni un incontro quindicinale di adorazione eucaristica, molto partecipato dalle persone più impegnate pastoralmente, ma non solo, che è, insieme alla celebrazione eucaristica, il cuore pulsante delle comunità; senza dimenticare l’incontro, sempre quindicinale, di “ascolto della Parola” e il sussidio per la meditazione quotidiana delle letture del giorno, che impegna molti fedeli. Da 10 anni pubblichiamo mensilmente un giornale interparrocchiale, che ha le finalità di informare e formare, raccontare la vita delle parrocchie e gli avvenimenti di attualità, il tutto letto con gli occhi della fede. Questa impostazione ha spinto anche i singoli Consigli affari economici a incontrarsi e a creare nuove forme di amministrazione e utilizzo comune dei beni e delle offerte raccolte. Una fatica enorme per consolidare “il nuovo” e uno sforzo eccessivo – forse – per “adeguare ai cambiamenti dei tempi” quelle tradizioni cui ogni singola comunità è legata da secoli. Ciò ha richiesto un cambiamento di mentalità e di abitudini nel contesto di quella nuova evangelizzazione, in cui sono anche stati cambiati orari e ridotte le celebrazioni delle messe, tenendo conto che il servizio che offrivano fino a 7-8 anni fa tre sacerdoti in questo territorio ora è affidato a un singolo prete. Notevole è stato anche l’impegno in questi anni per adeguare le strutture ai nuovi progetti pastorali e il recupero di quel patrimonio artistico che le nostre piccole comunità hanno conservato gelosamente e che cerchiamo di utilizzare come veicolo di riscoperta delle radici di questo territorio da poter tramandare alle nuove generazioni.

AUTORE: Don Piero Grassi