Comece. Documento dei vescovi europei “Plasmare il futuro del lavoro”

Comece. Documento dei vescovi europei “Plasmare il futuro del lavoro”

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“Plasmare il futuro del lavoro” è il tema di un contributo preparato dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) in concomitanza con il centenario dell’Organizzazione mondiale del lavoro (Ilo), e che è stato presentato il 27 novembre a Bruxelles nel corso di un evento voluto da una serie di sigle importanti delle Chiese in Europa (conferenza delle Chiese europee Kek con Call Network, Chiesa evangelica tedesca, Cese, Ilo, Ecwm, Icycw, Iycw, giustizia e pace Germania, Uniapac).

Comece: il tema

Per tutta la giornata tenutasi presso la sede del Comitato economico e sociale europeo, Cese i presenti si sono confrontati sui “cambiamenti trasformativi” che sta vivendo il mondo del lavoro: “processi e innovazioni, come la digitalizzazione, la globalizzazione, l’intelligenza artificiale, ma anche la necessità di una transizione ecologica”, fattori che “alterano le condizioni e la nostra comprensione del lavoro e dell’occupazione”.

Presenti circa 150 delegati di Chiese, organizzazioni cristiane e altre organizzazioni religiose, nonché rappresentanti delle istituzioni dell’Ue e delle Ong con sede a Bruxelles.

Il documento “Progettare il futuro del lavoro”

Il documento Comece su professioni e occupazione presenta 17 “raccomandazioni politiche” per costruire un simile mondo del lavoro: “fare della sostenibilità un principio cardine dell’investimento privato; rafforzare la partecipazione dei partenariati sociali, della società civile e delle Chiese nel semestre europeo (strumento politico dell’Ue per la convergenza economica); ridare forza al dialogo sociale a tutti i livelli; adattare il dialogo sociale a un ambiente post-industriale.

E ancora: aiutare i lavoratori nella transizione al mondo del lavoro (trasformando ad esempio il Fondo di adeguamento alla globalizzazione in un fondo europeo per la transizione); sviluppare programmi ad hoc per lottare contro la disoccupazione di lunga durata; promuovere la giustizia fiscale tra il lavoro e il capitale, operando, fra l’altro, per una giusta tassazione dell’economia digitale e sulla base imponibile comune consolidata per le società, o ancora, imponendo una tassa sulle transazioni finanziarie a livello Ue che ridurrebbe la volatilità dei mercati, la speculazione eccessiva e ristabilirebbe la giustizia fiscale.

Gli interventi

“La speranza non è solo un sentimento, ma un atteggiamento che può far nascere dinamiche. Le religioni sono chiamate a ricordare all’Europa che la nostra società è composta da persone umane, non da statistiche”. Questo un passaggio del discorso introduttivo di Jean Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) che ha aperto la conferenza a Bruxelles.

“Diversi studi concordano sul fatto che molti posti di lavoro saranno cancellati dal cambiamento tecnologico e molti altri saranno creati dallo stesso cambiamento. Ad oggi però nessuno può dire con certezza se il saldo finale sarà positivo o negativo” ha esordito Patrizia Toia, nel suo ruolo di vice presidente della commissione parlamentare per l’industria, la ricerca e l’energia.

“Il nostro ruolo di legislatori – ha continuato Toia – è chiederci come possiamo governare il cambiamento” dal momento che “non è automatico che il rischio diventi opportunità”. Perché ciò avvenga “occorre mettere le persone in grado di cogliere le opportunità che si creeranno e non subire passivamente gli stravolgimenti”.

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