Comitato per la vita

Petrozzi: 'Prima della legge c'era il caos, con il referendum si vuole tornare indietro. Meglio farlo fallire'

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Il Comitato perugino ‘Scienza & Vita’, promosso dal Forum delle Famiglie, si è presentato ufficialmente giovedì 12 maggio. Vi hanno aderito persone di varia estrazione sociale culturale politica religiosa, che condividono la difesa della vita sin dal suo primo sbocciare come embrione. Difendere la vita anche nella sua forma embrionale non significa andare contro qualcuno, ma semmai schierarsi coraggiosamente a favore della ragione e della scienza, anche dinanzi ad argomentazioni improprie. Ecco il senso di questo Comitato che dinanzi a un referendum che stravolge di fatto la legge 40 che ha messo un po’ di ordine nel far west procreatico, sceglie l’astensione dal voto, che è poi un doppio no: no ai quesiti referendari e no all’uso distorto dello strumento referendario, in quanto la vita non può essere messa ai voti. Il Comitato è aperto ad altre adesioni. Per contattare il Comitato c’è una segreteria presso il Forum delle Famiglie (075/ 5750371 lunedì, mercoledì e venerdì, ore 9 – 12, martedì e giovedì, ore 16 – 18) formata da Gianni Taba (giannitaba@tin.it, cell. 347 5248048) e Rolando Tassini (Rolando.tassini@poste.it, cell. 393 0854362). Dopo anni di richieste che si levavano da varie parti perché si arrivasse ad una legge di regolamentazione della fecondazione medicalmente assistita, nel marzo 2004 è stata pubblicata la Legge 40 che si occupa, ponendo delle regole, della fecondazione medicalmente assistita. Vale a dire la fecondazione artificiale. E cioè quella fecondazione che non avviene per vie naturali, che non nasce da un atto di amore, ma da una tecnica realizzata da persone terze alla coppia. L’atto di fecondazione vero e proprio avviene in vitro e poi l’embrione che si è formato viene impiantato nella donna. E la legge, non perfetta, ma perfettibile, come ogni opera dell’uomo, per la prima volta dà una regolamentazione ad un’attività posta in atto senza freni, senza remore. Ad esclusivo danno degli embrioni, ma anche della donna. La Legge 40/2004, in primo luogo, tutela tutti i soggetti che in qualche modo entrano nell’opera della procreazione assistita, ivi compreso, il ‘concepito’. Dunque l’embrione diventa un soggetto di diritto fin dal suo concepimento e questo in considerazione del fatto che quando parliamo di essere umano, non parliamo di qualcosa di statico, di immobile. L’essere umano è sempre in divenire. Comincia ad esistere quando lo spermatozoo e l’uovo si incontrano e si moltiplica. Due cellule, quattro, otto’ milioni di cellule fino ad arrivare allo stadio adulto e poi discendere verso il declino. Un embrione, un feto, un bambino, un adulto e infine un vecchio. È sempre lo stesso essere umano. Se sopprimiamo il concepito non avremo il feto, il bambino, né l’adulto né il vecchio.. Prima di tale Legge regnava il caos a questo riguardo, e con il referendum, si vuol tornare indietro, si vogliono preparare tanti embrioni, ad libitum. Poi se ne impiantano quattro, otto, o chissà quanti, e quelli che non si impiantano si congelano, si conservano. Si fanno su di essi esperimenti. Si buttano gli embrioni che si ritengono non buoni.Ma crioconservare non è certo il migliore dei modi per trattare un embrione. Per quanto tempo dovrà durare la crioconservazione? e poi, che succederà? La Legge 40 vieta la conservazione degli embrioni, vieta gli esperimenti sugli embrioni ed impone che si possano creare solo tre embrioni per volta e tutti e tre subito devono essere impiantati, salvo casi eccezionali per quanto riguarda il ritardo dell’impianto. I coniugi che chiedono di sottoporsi a questo intervento debbono essere informati dal personale medico sulle tecniche, sui rischi, sui costi: insomma, il loro deve essere un consenso informato. Questo afferma la Legge e questo si accompagna al divieto della fecondazione eterologa: gli embrioni devono essere della coppia e la coppia deve ricorrere alla fecondazione quando è accertata la sterilità. La fecondazione eterologa è vietata: i figli hanno diritto di sapere chi sono il loro genitori. Conservare la Legge esistente che, ripetiamo, è migliorabile, vuol dire salvaguardare l’uomo ed i suoi figli. Significa tutelare il soggetto più debole e non trasformare la donna in un contenitore, in una semplice ‘fattrice’.Un’ultima osservazione su quello che istintivamente una madre dice: ‘Aspetto un bimbo’. E questo fin dal primo conoscere di essere incinta. Nessuna ha mai detto: ‘Aspetto un embrione’.

AUTORE: Eliana Petrozzi