“Famiglia, chi sono io per te?”

Commento alla liturgia della Domenica. “FIRMATO” Famiglia Santi Pietro e Paolo - anno A

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L’evangelista Matteo situa questo brano “nella regione di Cesarea di Filippo” al Nord, ai margini di Israele. Luogo ritenuto pagano dagli ebrei dove veniva adorato, tra gli altri, il dio Pan, e la grotta a lui dedicata era considerata la porta del regno di Satana. Proprio qui, in luogo “ostile”, Gesù chiede ai suoi discepoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.

Oggi non siamo in un luogo così ostile, ma questa domanda è ancora ineludibile. Oggi sentiamo parlare tanto di Gesù, non passa giorno che sui quotidiani o nei Tg non ci siano pagine o servizi dedicati a temi religiosi, esistono in tutte le librerie interi scaffali su questo tema. Persino i Tir hanno enormi ritratti di Gesù (o di padre Pio) sui portelloni posteriori. Alcuni anni fa non era così. Oggi sono più gli “interessati” che gli “ostili” rispetto a Gesù, ma la sua figura è alla stessa stregua dei grandi personaggi storici, magari santi (Ghandi, Martin Luther King, Confucio, Madre Teresa).

Siamo probabilmente nella stessa condizione dei tempi di Gesù, e ancora oggi potremmo rispondere: “… alcuni Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o uno dei profeti” (Mt 16,14). È certo che i nostri contemporanei sono per la maggior parte alla ricerca di un senso della propria vita, ma sempre più spesso vediamo che la risposta la trovano in un “credo” che miscela e mette sullo stesso piano la vita, i gesti e gli scritti di uomini, santi, dèi e Dio, da cui prendere quello che più piace ed è utile in quel momento per dare una sorta di sicurezza e un vago senso di rassicurazione. Non credono, sopra a tutti, nel “Cristo, Figlio del Dio vivente” (16,16) che irrompe nella vita, cambiandone le leggi che finora l’avevano regolata. Questo Gesù rimane sul piano storico, senza diventare “Signore” della vita.

La venuta del Figlio dell’uomo questo ha fatto: ha segnato la fine di una vita fatta di regole per iniziare una vita regolata solo dall’Amore donato da colui che per primo ci ha amati (1Gv 4, 10). “Siccome Dio ci ha amati per primo, l’amore adesso non è più solo un ‘comandamento’, ma è la risposta al dono dell’amore con il quale Dio ci viene incontro” (Benedetto XVI, Deus caritas est).

La seconda domanda è quella che ci riguarda da vicino: “Voi chi dite che io sia?” (v. 15). È Gesù che oggi a ognuno di noi chiede: “Tu chi dici che io sia? Chi sono per te?”. Questa è la domanda del cristiano. Possiamo in coscienza affermare con Pietro: “Tu sei il Cristo”, ovvero tu sei proprio colui che doveva venire e sei Figlio del “Dio vivente”? (v. 16). Ci piace tradurre quel “voi” come se la domanda fosse rivolta anche alla comunità fondamentale, alla famiglia. Per la mia famiglia, chi è Gesù? Quale posto occupa? Lo presento ai miei figli, ai loro amici, ai miei amici? È vivo, o resta relegato in qualche immaginetta o simbolo che porto appeso al collo? Lo vivo o ne scrivo alcune belle frasi a effetto su Facebook? Dobbiamo stare attenti, perché molti dei vizi della “gente” (v. 13) sono assolutamente nostri vizi.

Vorremmo però proporre una terza domanda, che nasce dal mettere insieme le due. Come abbiamo presentato Gesù, noi che ci dichiariamo cristiani? Cosa abbiamo raccontato di lui? Ci sembra che l’immagine che presentiamo del Cristo abbia perso un po’ il sapore, con il rischio che possa essere gettato via come il “sale che ha perso il suo sapore” (Mt 5,13). Non possiamo tralasciare però alcuna parte di ciò che Gesù dice a Pietro: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”.

Questo ci rammenta che la fede è un dono dato a tutti, che l’uomo può accogliere far crescere e poi testimoniare. Compito della comunità è quello di stimolare questo “sì” a Cristo. Come per la centralità dell’eucaristia della scorsa settimana, così oggi dobbiamo essere convinti della centralità di Gesù. La seconda parte – ecclesiologica – ci ricorda questo: Pietro è la pietra su cui è costruita la Chiesa (v. 18), ma la “pietra angolare” (Ef 2,20) resta Gesù, la roccia su cui è costruita la casa (Mt 7,24-27): lettura tanto utilizzata negli incontri in preparazione al matrimonio e nelle celebrazioni nuziali. Non siamo noi la pietra angolare, e neppure Pietro, ma qualcosa che esiste indipendentemente e prima di noi, ed è Dio nella sua natura trinitaria.

Il Papa, i vescovi, ogni cristiano, sono un tassello importante e contribuiscono in diversi modi alla tenuta dell’edificio, se si resta aggrappati con quanta più forza e fede possibile alla roccia madre.

AUTORE: Rita Pileri - Stefano Sereni