Comunicazione e Pentecoste

Parola di vescovo

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Chi, tra noi, è nato oltre mezzo secolo fa, quando guardare la televisione, comunicare col telefono e mandare un fax erano già una sorta di miracolo, oggi guarda trasognato agli strumenti che ci mettono in contatto in tempo “reale” con le più diverse regioni del pianeta, facendoci condividere non solo parole, ma eventi, immagini, lezioni, come se abitassimo contemporaneamente ogni parte del mondo. Una “magia” un tempo relegata alle fiabe, oppure ad eventi soprannaturali. Santa Chiara è patrona della televisione perché dalla sua cella ebbe modo di assistere a una celebrazione nella basilica di San Francesco. Solo un’azione straordinaria di Dio poteva allora consentire ciò che oggi normalmente avviene. Dal Concilio in poi la Chiesa ha raccolto la sfida dei media. Il recente convegno “Testimoni digitali” vi ha portato nuova attenzione. “Andate e annunciate a tutte le genti”. Mai il mandato missionario ha conosciuto possibilità tanto universali. Una volta i missionari dovevano solcare gli oceani. Paolo percorse migliaia e migliaia di chilometri per una predicazione allora prodigiosa. Oggi, nel mare aperto di internet, possiamo raggiungere contemporaneamente milioni di persone. Eppure ci avventuriamo in internet non solo con la gioia di una opportunità, ma anche con la preoccupazione di venirne sopraffatti. Non appena in “navigazione”, ci accorgiamo che il mare è invaso da così numerose “imbarcazioni”, che c’è immediatamente il rischio di collisione. Le voci si accavallano. La comunicazione si tramuta in confusione. I messaggi facilmente si elidono. Sembra che la “magia” della comunicazione si imponga solo alla condizione di affermare se stessa, e non i suoi contenuti. La “verità” è come bandita. Non appena la si intravvede, una contro-verità giunge a smentirla. Si naviga alla condizione di non approdare mai. Il relativismo è, o parrebbe essere, la condizione ideologica del tempo del Web, la fondamentale “regola” del gioco. Ma è proprio così? Vedremo cosa ci dirà l’esperienza, una volta che il Web avrà manifestato i suoi segreti in un tempo più prolungato. Faremo i conti dopo che, correndo un po’ di rischi, ma con fiducia, avremo imparato a “seminare”, anche sul terreno mosso di internet, la Bella Notizia di Colui che ha detto: “Io sono la verità” (Gv 14,6). Il Concilio, nella Gaudium et spes, lesse il mondo contemporaneo all’insegna della categoria di “mutamento”, ricordando che, sotto le tante cose che mutano, c’è nell’uomo qualcosa che non muta. Tra queste due “àncore” – la fedeltà di Dio, in alto, e la continuità della natura umana, in basso – l’avventura cristiana della missione prende il largo del Web. Continua con la forza che fu data per sempre il giorno di Pentecoste: lo Spirito di Dio, che fece di un pugno di pescatori di Galilea grandi comunicatori. “Cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2,4). Lo Spirito non mise in “rete” solo le menti, ma i cuori. Egli rimane il segreto dell’evangelizzazione anche nell’èra digitale.

AUTORE: Domenico Sorrentino