Con la visita del Papa Assisi è ancora icona di pace

Un francescano ricorda la preghiera di Giovanni XXIII sulla tomba del Poverello

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“Sotto il profilo meteorologico non c’è stata differenza fra la preghiera del 24 gennaio scorso e quella del 1986, perché sono state due giornate molto brutte, con vento e pioggia. Però direi che forse un certo clima, una certa sorpresa e meraviglia era maggiore sedici anni fa, perché era la prima volta che il Papa compiva un gesto del genere. Ma sotto l’aspetto della partecipazione e anche dell’intensità e della risonanza nella popolazione, direi che questa è stata di sicuro superiore. Certo sono dei momenti che io credo costituiscano un punto di arrivo nel cammino degli uomini sulla via del dialogo, ma anche un punto, si spera, di non ritorno”. Così monsignor Vittorio Peri, preside dell’Istituto teologico di Assisi, ironizza sul maltempo che ha caratterizzato la recente giornata di preghiera per la pace, come quella del 1986. E commenta in particolare l’interesse che in tutto il mondo c’è stato per questo evento interreligioso. Con la differenza che, rispetto a sedici anni fa, di sicuro quello del 24 gennaio è stato un appuntamento molto più “mediatico”. “Facendo il raffronto tra le due giornate sotto questo profilo – sostiene Peri – ho notato una evoluzione incredibile sotto l’aspetto tecnologico. Stavolta ero responsabile della sala stampa presso la Pro Civitate e avevo circa 3/400 giornalisti in particolare per la carta stampata e ho visto che tutti avevano a disposizione delle attrezzature tecnologiche allora impensabili. Alcuni addirittura avevano impianti satellitari e apparecchi con i quali montavano e smontavano anche le immagini con i testi. Nel 1986, invece, si agiva soprattutto per telefono e con le tradizionali macchine da scrivere. E’ stato, quindi, un progresso molto grande e non poteva essere altrimenti”. Un elemento che ha incuriosito molto e in ogni angolo della terra dove sono state inviate le immagini del viaggio sui binari dalla piccola stazione del Vaticano a quella, altrettanto minuscola, di Santa Maria degli Angeli. Questa particolarità accomuna la visita di Giovanni Paolo II a quella che fece un altro Pontefice, Papa Giovanni XXIII, ben quarant’anni fa. Nel Sacro convento francescano abbiamo scovato un frate ottantenne che nel 1962 si trovava già in Assisi e che ricorda bene la visita di Roncalli. E’ padre Onofrio Sanfilippo, entrato in convento nel 1939, proprio nei giorni in cui l’Italia decideva l’entrata in guerra al fianco dei tedeschi, e trasferito nella città di Francesco fin dal 1957. Padre Onofrio che cosa ricorda della visita di Papa Giovanni XXIII?”Papa Giovanni, anzi il Beato Giovanni, venne alla vigilia del Concilio. Venne in treno, visitò Loreto e Assisi. L’impressione fu enorme perché era uno dei primi Papi degli ultimi decenni che veniva qui. C’era la campagna sotto ad Assisi tutta piena di macchine, la gente voleva vedere il Papa, la chiesa era piena. Si inginocchiò davanti alla tomba di San Francesco e pregò per il Concilio, nel suo atteggiamento consueto con la testa tra le mani”. Disse qualcosa di particolare a voi francescani?”Non ricordo molto i suoi discorsi. Ricordo bene che ci benedisse tutti, tutti i frati che eravamo qui. E soprattutto ci chiese di pregare molto per il Concilio”. Che differenze ha trovato tra la visita più recente di Giovanni Paolo II e quella di Papa Giovanni di quarant’anni fa?”Quella del 24 gennaio è stata una giornata davvero particolare. Assisi era ‘blindata’: non si poteva né entrare né uscire per motivi di sicurezza. Nel 1962 ci fu un grande entusiasmo popolare, anche perché la gente amava molto Papa Giovanni fin dalla sua elezione”.

AUTORE: D.M.