Convegno ecclesiale regionale – Il commento di mons. Goretti: “Per noi il Convegno è stato una iniezione di fiducia e di speranza”

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“Erano dieci anni che non facevamo un convegno regionale, lo abbiamo fatto ora perché abbiamo capito che in questo periodo di tempo è cambiato un po’ tutto e che occorreva riflettere a fondo. Ci siamo accorti che la categoria di persone che ha più bisogno di essere aiutata e sostenuta e che, nello stesso tempo, ci può dire più di ogni altra è proprio quella dei giovani. Ma non è stato un convegno direttamente rivolto ai giovani e sui giovani. E’ stato il convegno di otto Chiese che si interrogano sulla loro missione e per meglio capire il nostro tempo, profondamente diverso da ciò che c’era alcuni anni fa, hanno sentito il bisogno di interpellare anche i giovani. Gli adulti hanno alle spalle tante esperienze, anche traumatiche. Qualche volta le abbiamo subite, altre volte le abbiamo assimilate. I giovani non hanno queste esperienze. Rischiano di vivere il presente staccato dal passato, mentre gli adulti sono troppo attaccati al passato. Comunque abbiamo il dovere di pensare e di riflettere. In questo convegno noi innanzitutto abbiamo guardato a Cristo, come ci ha indicato il Papa. Cristo è tutto: è la nostra speranza, la nostra fiducia, la nostra forza, la nostra missione. Però, abbiamo anche il dovere di ascoltare il magistero della Chiesa, di invocare il dono dello Spirito santo e di usare tutti i nostri doni naturali, in particolare l’intelligenza, per capire, leggere, interpretare il nostro tempo. Sono state riflessioni molto belle e molto importanti, anche molto profonde. Poi i gruppi di studio e la passione con la quale anche i giovani si sono impegnati. Noi non aspettavamo una risposta così grande. Per noi è stata una forte iniezione di fiducia e di speranza. Uno stimolo a leggere, a capire, a interpretare e ad avere fiducia e coraggio”.Questo, in sintesi, è il commento e la valutazione che mons. Goretti ha fatto del Convegno. Ora il tutto sarà sottoposto alla riflessione dei vescovi, ai quali saranno consegnati anche gli elaborati dei lavori di gruppo, sulla base dei quali i vescovi stenderanno le linee di pastorale comunitaria in un documento pastorale che servirà da orientamento e guida per le diocesi umbre. Per la presenza di tutte le componenti delle varie Chiese, per l’oggetto messo a tema e per lo stile collegiale con cui si è svolto, il Convegno può essere considerato come un sinodo regionale in miniatura dal quale scaturiscono indicazioni che hanno valore ecclesiale per la autorevolezza che assumerà il documento finale dell’espiscopato umbro. E’ anche nella linea di quel “discernimento comunitario” dei segni dei tempi di cui si è parlato nel Convegno ecclesiale di Palermo nel 1995, dove tutte le Chiese che sono in Italia convennero per cercare e trovare insieme nuove vie di evangelizzazione. Siamo sempre legati a quel filo che tiene insieme le varie fasi del cammino del popolo di Dio in questo tempo che cambia repentinamente e pone sfide sempre nuove alla fede e alla vita cristiana. Il grido del Papa “duc in altum” dovrà scuotere anche i cristiani dell’Umbria se amano che la loro terra non viva solo del passato, come sempre ripetono i vescovi, ma, nella scia del passato, abbia anche oggi esemplari testimoni di santità e di impegno missionario. I tre giorni del convegno pastorale delle “otto Chiese sorelle dell’Umbria”Dei sei incontri delle Chiese diocesane dell’Umbria questo è stato quello con il maggior numero di partecipanti. La presenza più significativa è stata quella dei giovani, riuniti ad Assisi fin dal primo pomeriggio di venerdì scorso per la convention degli animatori. Un momento importante per confrontare le esperienze di comunione e di condivisione, con uno stile che si è richiamato a quello della Giornata mondiale della gioventù dello scorso anno. Ragazzi e giovani di età compresa fra 16 e 30 anni sono stati ospitati in modo “francescano” nel Sacro convento, nelle parrocchie di Santa Margherita, Rivotorto e Bastia Umbra, nel convento delle Missionarie di Maria e nella comunità dei Padri Rogazionisti di Assisi. “Siamo qui per prendere delle decisioni, vogliamo fare Chiesa perché siamo convinti che la nostra Umbria ha ancora bisogno di Vangelo” aveva detto ai circa trecento giovani ed animatori di gruppi giovanili presenti in sala il vescovo mons.Riccardo Fontana nel saluto di benevenuto portato a nome dei confratelli (in sala c’erano anche mons.Bottaccioli, Goretti, Tomaso Ronchi e Bertoldo). Esortazione ripresa da don Domenico Sigalini nel suo intervento “dovete darvi una mossa – ha detto – vi aspetta una missione senza confini”. Introdotto da don Paolo Giulietti, che lo ha sostituito nell’incarico di responsabile nazionale dell’Ufficio di pastorale giovanile della Cei, Sigalini ha rilevato come sia in aumento tra le giovani generazioni l’esigenza di un ritorno alla fede e al Vangelo. Non sempre, ha annotato il sacerdote, trovano una comunità cristiana capace di accoglierli o attività pastorali aperte alle loro sollecitazioni. Don Domenico ha ricordato ai giovani della convention che è loro compito avvicinare i coetanei che sono lontani dalla Chiesa e che spesso sperimentano una grande solitudine. Tra le esortazioni che Sigalini ha rivolto alle otto diocesi umbre c’è quella di lavorare insieme, per non disperdere le energie. Nei vari momenti di confronto e di scambio di opinioni tra gli animatori dell’Umbria c’è stata anche la singolare occasione delle “cafè convention”, incontri mattutini dove – tra un caffè e un cornetto alla crema – si è parlato di fede e cultura, di spiritualità, di vocazione e di impegno ecclesiale. Molto suggestiva è stata la veglia di preghiera che ha raccolto i giovani, venerdì sera, nella Basilica superiore di San Francesco. A loro è stato affidato il compito di “portare il profumo di Cristo nel mondo” mentre venivano segnati con una goccia di profumo. “I giovani non sono la speranza della Chiesa, ma sono la Chiesa stessa”. Con queste parole il nunzio apostolico in Italia, monsignor Paolo Romeo, ha salutato i convegnisti in apertura di assemblea nella mattina di sabato. La relazione introduttiva, che ha ripercorso la storia dei convegni ecclesiali umbri, è stata curata da monsignor Pietro Bottaccioli, vescovo di Gubbio e presidente del comitato organizzatore dell’evento assisano. Paolo Montesperelli, invece, ha tracciato un’analisi storico-sociale della realtà umbra e dei rapidi cambiamenti che l’hanno caratterizzata negli ultimi decenni (la sintesi della relazione è stat pubblicata nel numero speciale de La Voce dedicato al convengo). Giovani, comunità cristiana e trasmissione della fede sono stati i temi al centro della relazione pomeridiana di mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, tornato con gioia nella sua Umbria per fornire l’importante contributo di fronte alle otto Chiese diocesane riunite insieme. Betori ha ripreso più volte la centralità cristologica che costituisce l’eredità più profonda del Giubileo. “Il Crocifisso-Risorto – ha detto ai convegnisti del Lyrick – sta a fondamento della nostra fede e quindi della nostra vita cristiana, ne è il modello, ne costituisce il compimento. Davvero in lui risplende la pienezza della gloria, della vita buona a cui l’uomo, ogni uomo, aspira”. Il segretario della Cei non ha risparmiato le critiche a un sistema sociale ed educativo che ha perso “la naturalità del processo di trasmissione della fede”, specie in quei contesti che erano più vicini alla tradizione cristiana, come la scuola, i luoghi della festa e quelli del lavoro. “Sempre meno tra gli educatori – ha commentato – a cominciare dagli stessi genitori, si sente come dovere quello di trasmettere la fede fra i beni, anzi come il più importante tra i beni posseduti”. Ma monsignor Betori ha esortato la Chiesa umbra ad aver fiducia nei giovani, perché “proprio da loro – ha detto – possiamo attenderci una libertà e una creatività nuova nell’ambito del linguaggio della fede”. Le difficoltà che le giovani generazioni hanno nell’esprimere e nel comunicare il loro impegno ecclesiale e la loro frontiera missionaria sono state oggetto anche dello spettacolo teatrale di sabato scorso, allestito dalla compagnia Ensemble R99 diretta da Giuseppe Perruccio, con gli attori dell’associazione culturale “Bisse” di Spoleto, che racchiude le esperienze teatrali di alcune parrocchie, e con la partecipazione del coro della diocesi di Orvieto-Todi. A concludere i lavori della tre-giorni ecclesiale, infine, sono stati gli stessi convegnisti, impegnati nei lavori di undici gruppi introdotti dalla relazione di Giovanni Carlotti(di lui è stato pubblicato un articolo nello Speciale). I convegnisti nei gruppi hanno affrontato ‘analisi su come la comunità cristiana si pone di fronte ai nuovi linguaggi, alla tradizione del deposito della fede, all’adolescenza lunga e all’immaturità vocazionale, al percorso educativo della scuola, all’università e alla ricerca, alle famiglie nuove, all’analfabetismo religioso dei giovani, al primato della carità, alla liturgia culmine e fonte della vita cristiana, al territorio e all’aggregazione, al mondo del lavoro.Il convegno è stato anche una esperiezna di comunicazione, nel suo stesso svolgersi ed anche nel senso più tecnico della parola. L’ufficio stampa (responsabile Riccardo Liguori) lo ha fatto presente ai mezzi di informazione locali e nazionali sia attreverso comunicati stampa che con la produzione di immagini foto (alcune in questa pagina) e video. Il sito internet curato dal Servizio informatico della diocesi di Perugia ha aggiornato in tempo reale le notizie. L’immagine più bella e significativa di tutto il convegno regionale, resterà quella degli otto vescovi riuniti intorno ad un unico altare, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, per la celebrazione conclusiva presieduta dal Vescovo di Assisi. Un segno forte di come la Chiesa umbra cerca di procedere unita nel disegnare la nuova pastorale per il terzo millennio. Comunicare la fede cercando di coinvolgere sempre di più i giovani. La fiammella che monsignor Goretti ha consegnato ad un giovane rappresentante di ogni diocesi vuol essere il primo invito a camminare in questa direzione.

AUTORE: E.B. -D.M. - M.R.V.