Corecom: osservatorio su radio e tv, editoria e cellulari

Più competenze e deleghe ai Comitati regionali per le comunicazioni

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Campagne elettorali che si combattono a suon di spot pubblicitari e vivaci dibattiti televisivi fra i candidati. Un piccolo schermo che diventa sempre più insidioso per i minori, troppo spesso soli davanti a spazi promozionali di linee erotiche e servizi telefonici vari, anche in orari non proprio notturni. Un piano delle frequenze che le emittenti radiotelevisive attendono da anni, dopo l’entrata in vigore della Legge Mammì una decina di anni fa. Per non parlare della “patata bollente” della telefonia cellulare, croce e delizia dei tempi moderni. Sono alcuni dei settori e dei temi dei quali si occupa (o lo farà a breve) il Corecom, un organismo al servizio di tutti gli utenti della comunicazione, a qualsiasi livello, perché chiamato a vigilare sulle trasmissioni radiotelevisive, ma anche sui piani regionali di assegnazione delle frequenze via etere, sulla nuova frontiera della tv digitale, sull’editoria e la carta stampata, sulla telefonia mobile. Competenze vecchie e nuove assegnate al Comitato regionale per le comunicazioni, che dal gennaio 2000 ha assorbito le funzioni del Corerat, in particolare per quanto riguarda l’attività di consulenza in materia di comunicazione e di informazione radiotelevisiva per la Regione e per gli altri enti pubblici che ne facciano richiesta. Il Corecom è, a tutti gli effetti, un organo funzionale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per assicurare a livello territoriale i compiti di governo, di garanzia e di controllo in tema di comunicazioni. In questa veste il comitato dovrà esercitare una serie di competenze consultive, istruttorie, di gestione, di vigilanza. Un ruolo non certo facile per il fatto di dover essere – al tempo stesso – soggetto che opera in ausilio di radio e tv (nell’illustrare normative e garantire consulenze o distribuendo provvidenze statali e premi giornalistici), ma anche organo di controllo dell’emittenza locale. Un settore, quello dell’etere umbro, che conta una quindicina di segnali televisivi e poco meno di una trentina di onde radio attive sul territorio regionale. Un sistema di mass media locali – come affermato nelle ricerche dello stesso Corecom – che esprime carenze e inadeguatezze dovute in particolare alle piccole dimensioni del mercato umbro e, nello stesso tempo, a una frammentazione delle strutture che realizzano le trasmissioni via etere. Le analisi sui generi in programmazione nelle televisioni locali, ad esempio, hanno più volte evidenziato la scarsa progettualità e l’improvvisazione quasi totale di chi è chiamato a dare vita ai palinsesti settimanali. Troppo spalmati di televendite (i pomeriggi delle tv umbre sono insopportabili), di trasmissioni calcistiche (…e quelli che odiano il pallone?) e di lunghe fasce prese in blocco da satelliti e circuiti, con poco riguardo per l’inizio e la fine dei programmi che questi trasmettono. Questa “macedonia” radiotelevisiva, ma anche l’organizzazione e la gestione del Registro degli operatori della comunicazione, il monitoraggio delle campagne elettorali, la conformità della pubblicità e la tutela dei minori sono il pane quotidiano del Corecom. Il “nuovo” comitato, in realtà, non è ancora nel pieno delle sue funzioni, perché non si è conclusa la trattativa fra l’Autorità presieduta da Enzo Cheli e le amministrazioni regionali di tutta Italia. “C’è una volontà precisa dell’Autorità nazionale – spiega Massimo Duranti, dirigente responsabile del Corecom umbro – di partire con il processo di delega delle nostre nuove funzioni, ma sono ancora solo 14 le regioni che hanno istituito il Comitato per le comunicazioni e quindi si andrà verso una prima fase di sperimentazione delle competenze, solo in alcune zone del territorio nazionale”. Quello dell’Umbria, in questo senso, da qualche anno è uno degli organismi più attivi e dinamici, fin dai tempi dei Corerat. Non sempre, però, alle segnalazioni del Corecom su violazioni e abusi delle radio e delle tv umbre, specie in campagna elettorale, l’Autorità per le comunicazioni ha risposto con richiamo e sanzione dei responsabili. Su questo fronte, forse, sarebbe necessaria l’assegnazione da parte del Parlamento di competenze reali e concrete all’organo di controllo nazionale e di conseguenza ai Comitati regionali.

AUTORE: Daniele Morini

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