Cresce la disponibilità a essere la “seconda famiglia”

468 "minori in difficoltà", di cui 341 umbri. Dati della Provincia di Perugia sugli affidi

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Sono 130 i minori che nella provincia di Perugia sono stati dati in affidamento familiare: un numero che rispetto a quello registrato alla fine del 1994 è nettamente raddoppiato. Questo è il dato principale che è scaturito da una ricerca condotta dalla Provincia di Perugia nell’ambito del “Progetto affidi” e presentata mercoledì scorso presso la sede dell’Ente.I 468 minorenni temporaneamente allontanati dalle proprie famiglie (questo il totale degli affidamenti a famiglie, istituti, case famiglia e varie) sono sintomo di una minore cura da parte delle famiglie nei confronti dei loro figli, oppure di un’aumentata difficoltà dei genitori di prendersi cura materialmente o affettivamente dei propri figli, di comprenderne e seguirne lo sviluppo adolescenziale? Sono domande cui è difficile dare una risposta univoca, è stato detto dalla prof.ssa Pierangela Benvenuti, curatrice della ricerca e docente del Duss (Diploma universitario in servizio sociale) di Perugia e confermato dalla dott.ssa Stefania Gatti, responsabile del Servizio promozione sociale e politiche giovanili.

Il dato rilevante è che rispetto ad alcuni anni fa, oltre che una recrudescenza del fenomeno venuto sempre più evidenziandosi nel corso degli anni, c’è oggi anche una maggiore attenzione da parte dei servizi sociali verso il fenomeno, che nel caso specifico vedono la Provincia di Perugia coordinatrice del lavoro condotto dai servizi dei singoli comuni, dai quali generalmente partono le segnalazioni. Di positivo c’è l’aumento delle famiglie disponibili ad accogliere minori in affidamento: ad oggi sono 75 quelle iscritte nella banca dati della Provincia, famiglie ma anche persone singole. Il dato positivo però – è stato sottolineato a più voci dagli intervenuti alla conferenza stampa, tra cui anche il prof. Roberto Segatori direttore del Duss e l’assessore provinciale Alfredo Andreani – non esonera la Provincia dal continuare l’opera di sensibilizzazione di altre famiglie verso l’affido. Un dato nuovo e confortante è che rispetto all’ultima rilevazione del 1994, circa un terzo degli affidi sono stati effettuati direttamente dai servizi, senza ricorrere alla Banca famiglie, utilizzando risorse presenti nella rete parentale o amicale della famiglia di origine.

È da segnalare, inoltre, che nel numero totale dei minori dati in affido l’eta prevalente è quella della scuola dell’obbligo: per il resto il dato è abbastanza diversificato ma dimostra comunque un certo aumento dell’età minima del disagio, per cui si hanno bambini in affidamento anche di pochi mesi, addirittura sin dalla nascita.Per quanto riguarda la durata dell’affidamento, prevalente è quello a tempo pieno, di cui vengono evidenziate alcune punte massime che vanno dai 4 ai 5 anni, tra i quali si collocano quelli che durano mediamente dai due mesi ad un anno fino a tre anni.Per quanto attiene ai luoghi di accoglienza (istituti), sono cinque le strutture educativo-assistenziali censiti dall’indagine: il numero dei minori ospitati è aumentato a 371 unità, ma si tratta per più del 60% dei casi (226) di ospiti provenienti da altre regioni (nel 1994 la proporzione era inversa) e soprattutto dal Sud: di questi la percentuale più alta di dimessi interessa soprattutto giovani che hanno raggiunto la maggiore età e che quindi non possono più usufruire dell’istituto. Negli ultimi anni sono aumentate le cosiddette strutture intermedie (cioè gruppi appartamento, casa famiglia, case di accoglienza) che hanno raggiunto il numero di 11: vi sono ospitati 97 minori, di cui 66 umbri. Una scelta che vede attore principale la Provincia di Perugia che ha tra gli obiettivi la deistituzionalizzazione del minore in affido.

AUTORE: Manuela Acito