Cristiani e ebrei, il “comune” valore del Sabato

17 gennaio, giorno del dialogo con gli ebrei

Le polemiche vecchie e nuove che hanno inquinato i rapporti tra ebrei e cattolici per le ragioni note, rimbalzate sulla stampa internazionale a proposito in primo luogo dei presupposti silenzi di Pio XII, pur non superate in modo chiaro, per ora, grazie a Dio, sono state messe da parte. In questo inizio del nuovo anno 2010 si riaprono buone prospettive di dialogo; uomini di buona volontà di una parte e dell’altra, cattolici ed ebrei, hanno ripreso a camminare insieme sulla via della reciproca conoscenza. Quest’anno si celebra la giornata decisa in comune, chesi svolge attorno al tema dello shabbàt, il sabato. La cosa sorprendente ed in qualche modo miracolosa è che nel secondo dopoguerra, in coincidenza e per merito del Concilio Vaticano II, prendendo coscienza della tragedia della Shoah, il “popolo della domenica”, i cristiani, ha riscoperto l’importanza e la bellezza del sabato e della fede ebraica in generale, avviando quel processo di riavvicinamento che, pur tra alti e bassi, sta approdando a rapporti sempre più stabili e duraturi, pur nella necessaria chiarificazione progressiva delle rispettive posizioni religiose e culturali. Quest’anno è stato scelto proprio il sabato e il precetto di osservarlo (Es 20,8) come tema della giornata del dialogo ed è un chiaro invito a rileggere con esattezza il comandamento dato dal Signore sul Sinai e ripensarlo come il giorno del compimento della creazione. Non si deve dimenticare che Gesù, come tutti gli israeliti di ieri e di oggi, ha celebrato il sabato, affermando inoltre di essere venuto non per abolire ma per dare pieno compimento alla Legge (Mt 5, 17-19). I suoi discepoli successivamente hanno festeggiato la domenica come giorno di festa, adattando il comandamento alla “nuova creazione” determinata dalla risurrezione di Cristo, in fedeltà al precetto della santificazione del tempo donato da Dio all’uomo. La “quarta parola”, secondo la numerazione ebraica, resta tale nelle Scrittura e nessuno può cancellarne il significato e il valore. Si può ricordare che il sabato è fatto per l’uomo e non viceversa, come è detto nel Vangelo (Mc 2,27) e nei commenti dei rabbini, ma la sua osservanza non è nella disponibilità dell’uomo, essendo parola di Dio. La necessità di superare la contrapposizione a livello di date, feste, luoghi e riti è determinata dall’urgenza di eliminare ogni forma di vicendevole esclusione dal piano della salvezza. Il Dio di Abramo e dei profeti, il Dio di Gesù non lo consente, Egli che vuole estendere il suo regno fino ai confini della terra e ha stabilito un piano di raccolta di tutti i popoli sul monte Sion (Is 2, 2-5) dove si ritroveranno tutti i popoli della terra. Altrimenti avrebbe ragione un famoso rabbino americano, Neusner, quando afferma che ebrei e cristiani sarebbero “gente diversa che parla in modo diverso a gente diversa”. Leggere queste affermazioni nel momento in cui un Papa si reca nella sinagoga più antica e importante d’Europa, in una città in cui gli ebrei sono vissuti prima dei cristiani ed hanno lasciato tracce profonde dentro e fuori la propria comunità, ha il sapore di un depistaggio e di un freno ad ogni tentativo di dialogo. Mentre uomini di buona volontà, ebrei e cristiani, dopo un anno in cui vi è stato il rifiuto di celebrare ufficialmente insieme la Giornata del dialogo, hanno ripreso in mano il discorso, che si protrarrà lungo tutto il percorso delle “dieci parole”. Ci si interrogherà in modo particolare su: come può “santificare” il sabato un cristiano che celebra il suo giorno di festa le domenica? È ciò che verrà chiesto negli incontri che si svolgeranno nei centri di dibattito e dialogo. Forse per i cristiani varrebbe la pena di indirizzare la propria maniera di meditare, vivendo la fede in Gesù con lo stesso spirito della fede di Gesù che celebrava il sabato, onorando il Padre che ha dato ai suoi figli in dono la creazione, la rivelazione e la redenzione. Ebrei e cristiani, nella loro fede, sono destinatari di questi doni, che vivono sostenendosi “spalla a spalla” in un cammino che prevede una sempre maggiore comprensione della Rivelazione, nel rispetto della Creazione e nel sostegno della Liberazione, combattendo così insieme ogni forma di schiavitù e idolatria a favore di tutti i popoli.

AUTORE: E. B.