Cuore pulsante delle 8 diocesi

Nella chiesa del Seminario regionale umbro, tornata all’antico splendore, è stata celebrata la fine dei lavori di restauro resi necessari dopo il sisma del 1997

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“Il Pontificio seminario umbro sarà il cuore pulsante della vita delle otto diocesi dell’Umbria”. È quanto affermato da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Conferenza episcopale umbra e vescovo di Terni, lunedì 8 febbraio nel corso dell’inaugurazione dei restauri del Seminario regionale di Assisi. Alla presenza di tutti gli arcivescovi e vescovi dell’Umbria – eccezione per mons. Domenico Cancian che si trova in Romania – sono state presentate ed inaugurate le parti restaurate del luogo di formazione dei sacerdoti della terra di san Francesco e di san Benedetto. Il terremoto del 1997 non risparmiò il Seminario, che fu uno degli edifici più lesionati dal sisma in tutta le regione, come ha ricordato l’assessore regionale agli affari istituzionali Vincenzo Riommi. I seminaristi furono costretti ad abbandonarlo. Con il consolidamento strutturale sono stati recuperati diversi spazi: la bella e grande chiesa interna, la torretta, il campanile, il refettorio, le camere dei ragazzi e la scalinata. La biblioteca, con i suoi 17.000 volumi, e la sala lettura, con le sue numerose riviste scientifiche, forniscono un’adeguata preparazione culturale ai futuri preti. Insieme alla chiesa sono il fulcro di tutto il Seminario, che è anche la sede della Conferenza episcopale umbra. E presto diventerà il luogo delle attività pastorali delle Chiese dell’Umbria: sarà la casa comune per i fedeli di Perugia, Assisi, Gubbio, Città di Castello, Foligno, Spoleto, Orvieto e Terni. “Noi vescovi – ha detto mons. Paglia – dobbiamo ritrovare nel Seminario un punto di preghiera e di fraternità. Desideriamo che divenga il luogo privilegiato delle nostre diocesi. È il posto giusto dal quale far partire un messaggio di amore e di felicità per la nostra gente, che a volte conduce una vita grigia e piatta. Il Seminario ci ricorda che la Chiesa non si rassegna ad una vita banale e triste, ma che si mette a fianco degli uomini per far sì che il progetto del Signore si realizzi”. Poi, rivolto ai seminaristi umbri, che attualmente sono 29: “Ricordatevi che l’altare è la fonte e il culmine della nostra vita, della nostra vocazione. Vi si riassume l’intera opera del sacerdote. Non staccate mai i vostri occhi dall’altare e dalla Bibbia”. Il Seminario regionale dell’Umbria, dal 1912, anno della nascita, ad oggi ha formato oltre 2.500 giovani. Di questi, 1.500 sono divenuti preti, ventuno dei quali elevati alla dignità episcopale. Tra tutti citiamo il cardinale Ennio Antonelli e l’arcivescovo di Firenze mons. Giuseppe Betori. Era invece presente mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, colui che seguì l’avvio dei lavori di restauro del Seminario. Il rettore, mons. Nazzareno Marconi, ha avuto un ricordo speciale per uno dei moltissimi e stimati parroci che hanno frequentato il Seminario: don Andrea Bonifazi ex alunno e docente di Sacra Scrittura, per il quale si è aperto lo scorso anno il processo di beatificazione. Il “Regionale”, come ancora viene chiamato, è un luogo importante anche per la vita civile dell’Umbria. “Qui si sono formati – ha affermato il Rettore – coloro che hanno ricostruito il tessuto urbano, economico e sociale dell’Umbria dopo la Seconda guerra mondiale”. All’inaugurazione era presente anche mons. Gualtiero Sigismondi, oggi vescovo di Foligno, al tempo padre spirituale dei seminaristi, l’ultimo a lasciare il Regionale l’11 ottobre 1997. “Quando ci fu la grande scossa, il 27 settembre – ricorda -, i seminaristi non erano ancora rientrati. Con me c’erano le suore e qualche ragazzo che doveva fare gli esami al teologico. Tuttavia dopo la scossa non ho lasciato il Seminario. Sono rimasto fino a quando una scossa del quinto grado mi ha sorpreso sulle scale. Allora portai via il Santissimo Sacramento e la Madonna del Buon Consiglio”. Francesco Carlini“Cari seminaristi, lasciarvi toccare cuore e mente per seguire Gesù”“In questo altare, in questa cappella, possiamo dire che sono simbolicamente presenti tutti gli otto altari delle rispettive cattedrali delle nostre Chiese umbre” ha detto mons. Paglia nell’omelia della messa celebrata nella chiesa restaurata del Seminario regionale. “Il seminario – ha aggiunto mons. Paglia parlando a nome dei Vescovi umbri – è nel nostro cuore, nelle nostre preghiere, nei nostri pensieri, nelle nostre preoccupazioni pastorali. E c’è bisogno di legare ancor più fortemente il Seminario alle Chiese diocesane e viceversa. Inaugurarlo nel corso dell’anno sacerdotale sottolinea ancor più questo desiderio”. Commentando il Vangelo delle nozze di Cana mons. Paglia ha osservato che Gesù, con quel miracolo, “voleva piuttosto toccare il cuore dei discepoli perché credessero in Lui, perché comprendessero che valeva la pena mettersi al suo seguito. E non è forse anche questo quello che deve accadere nel Seminario? Non dovete, cari seminaristi, mentre state nel Seminario, lasciarvi toccare il cuore e la mente per seguire Gesù nella via del sacerdozio?”. Richiamando le parole che Maria rivolse ai servi, “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, mons. Paglia ha ricordato che “la formazione nel Seminario è racchiusa in questa frase: diventare servi dell’altare, servi di quel miracolo del nuovo vino e del pane santo. Ecco perché oggi l’inaugurazione trova qui, attorno all’altare il suo vero significato. È qui, è l’altare, il fonte e il culmine della vostra formazione, anzi della vostra vita. Potremmo dire che tutto di voi, tutto del sacerdote, tutto del vescovo, tutto della Chiesa, nasce e culmina all’altare. Al termine della vostra formazione, sentirete anche voi, cari seminaristi, come lo ha sentito ciascuno di noi, vescovi e sacerdoti: ‘Fate questo in memoria di me’. Potremmo dire che nell’altare si riassume l’intera opera del sacerdote. Noi preti, noi vescovi, nasciamo come tali proprio dall’altare”. E ha aggiunto: “C’è un’originalità dello sguardo dall’altare che riguarda prima di tutto colui che presiede la celebrazione liturgica e colui che serve ad essa”.