Da che parte sta la Chiesa

Editoriale

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Si è detto tutto e il suo contrario. Si sono alzati i toni. Uno scontro frontale tra due schieramenti che si sono definiti con i peggiori attributi da una parte e dall’altra. Anche chi si riteneva fuori dal coro o super partes in realtà stava dalla parte del padre che voleva scrivere la parola fine ad una vicenda dolorosa e pesante, o dalla parte di quel filo di vita che permaneva nella figlia. L’Italia si è spaccata in due, come sempre o quasi accade, e le due parti sembravano sovrapporsi, con lievi eccezioni, sui due schieramenti della politica italiana. In questi sciagurato frangente della nostra storia i due schieramenti spaccano anche le due massime cariche dello Stato. Una questione difficile e sottile, che meriterebbe estrema attenzione e somma pietà, diventa una rissa chiassosa nella quale volano parole pesanti come macigni, che vanno dall’accusa di ‘assassini’ a quella di talebani fondamentalisti, dogmatici e intransigenti clericali senza pietà. Anche alcuni cristiani hanno difeso, giustamente, la vita ma con parole poco cristiane. Giustamente, perché, sia chiaro, noi siamo dalla parte di chi sostiene che nessuno può far morire una persona, forse neppure un animale, per fame e per sete. È una forma di eliminazione di una vita persino ipocrita perché indiretta, conseguenza di un’omissione, senza un intervento positivo e immediato. Altra cosa, invece, è il rifiuto di una persona di ricorrere a trattamenti straordinari, molto laboriosi, dolorosi e costosi e poca efficaci ed affidabili, lasciando che la malattia faccia il suo corso, limitandosi ad attenuare il dolore con terapie adeguate e l’assistenza umana confortevole e continua. Così hanno fatto molte persone anche di grande livello morale e intellettuale. In questo campo però bisogna fare molta attenzione ed avere molto scrupolo nel considerare la diversità di casi, di persone e di situazione. Quello che la Chiesa in questo momento ritiene importante e decisivo – e con essa noi e tutti quelli che la seguono con fiducia – è opporsi a coloro che ritengono che la qualità della vita debba sovrastare su tutto (a scelta del singolo malato, dei suoi parenti o peggio ancora degli interessati organi di uno Stato che vuol fare economia sulla sanità), di poter decidere chi meriti di continuare a vivere e chi invece debba essere abbandonato alla morte. Sta prevalendo infatti nel mondo una mentalità edonistica ed economicista per cui, quando una vita non è più gratificante o quando non è utile, e soprattutto quando pesa troppo sulle casse dello Stato, non meriti più di essere sostenuta, curata e tenuta in essere. Sarebbe concedere allo Stato un diritto di vita e di morte, che lo renderebbe quel mostro tirannico che hanno realizzato certi regimi della storia. Noi concepiamo lo Stato come uno strumento di benessere, di vita e di sviluppo per i cittadini che lo compongono, attraverso i servizi da attivare secondo principi di sussidiarietà e di solidarietà. La battaglia della Chiesa a difesa della vita – e non di se stessa -, entro i confini dell’umano e secondo la saggezza medica ed etica, non è una battaglia confessionale e neppure un scelta politica di parte. Non è la breccia di Porta Pia, come alcuni hanno preteso, né una forma di affermare un potere. Chi non è ideologicamente accecato potrà osservare che per certi argomenti, come quello degli immigrati, la Chiesa si trova su scelte opposte a quelle del governo Berlusconi. Se poi qualcuno intende strumentalizzare la Chiesa, questo è un altro discorso, ed ognuno lo può liberamente svolgere.

AUTORE: Elio Bromuri