Dalla ceramica ai tessuti le risorse per lo sviluppo

Prosegue l'intervento dell'economista umbro Grasselli sul futuro economico della regione.

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Nel precedente articolo abbiamo accennato alle principali caratteristiche di base del Patto per lo sviluppo dell’Umbria. Poniamo ora in evidenza tre presupposti di base per il buon funzionamento del Patto. Il primo presupposto è rappresentato da una conoscenza approfondita del territorio, sotto il profilo produttivo, sociale, demografico, ambientale e degli stessi modelli di regolazione locale. Il territorio è qui inteso come depositario dei valori, delle tradizioni, delle conoscenze che sostanziano l’economia e la società locali, e che possono spiegare anche la competitività delle rispettive produzioni. Si pensi, con riferimento all’Umbria, alle aree di produzione delle ceramiche, di tessuti e ricami di pregio, di prodotti agricoli di qualità, di produzioni siderurgiche specializzate’ Purtroppo non disponiamo per l’Umbria di un’analisi approfondita del territorio (che metta in evidenza, per le diverse aree, le caratteristiche dei processi produttivi, i molteplici rapporti tra economia e società locali, il rapporto tra Istituzioni locali e sviluppo). Le linee strategiche enunciate nel Patto appaiono per lo più staccate da corrispondenti specificazioni settoriali e territoriali.Si pone pertanto l’esigenza di individuare sia gli obiettivi specifici sia gl’interventi significativi e prioritari relativi ai sistemi locali presenti nella regione. Questi caratteri possono essere definiti nel processo di concertazione in corso, grazie al lavoro congiunto (ma di non facile coordinamento) dei tavoli tematici e di quelli territoriali, disponendo però di un quadro organico in cui inserirli. Il secondo presupposto è rappresentato dall’integrazione di aspetti e settori diversi, tenendo conto di tutti i principali elementi costitutivi della struttura socioeconomica (risorse economiche ed ‘ambientali’, tessuto delle relazioni interne al territorio e di quelle con l’esterno’), collegando organicamente le politiche settoriali con quelle orizzontali (politiche attive del lavoro, sostegno all’innovazione, servizi alle imprese) e con gli indirizzi di programmazione territoriale. Si ricorre insomma ad una progettazione integrata, tale da garantire efficienza ed efficacia maggiori rispetto a quanto ottenibile con progetti singoli e non raccordati. Se consideriamo l’azione strategica che il Patto pone in posizione prioritaria (potenziamento dei fattori di sviluppo economico e di competitività), colpiscono la molteplicità e l’eterogeneità degli interventi previsti (da interventi infrastrutturali vari alla riduzione dei costi energetici, all’internazionalizzazione d’impresa). Una progettazione integrata sottolinea il ruolo svolto dalle interdipendenze molteplici all’opera nel sistema economico-sociale; in particolare rileviamo l’importanza di quelle tra coesione sociale e sviluppo economico (l’assistenza alle persone è al cuore dei processi di sviluppo’): proprio il Patto può essere la sede per metterle in evidenza e svilupparle, e di queste importanti indicazioni dovremmo trovare traccia nei Report periodici sull’attuazione del Patto.Il terzo presupposto è rappresentato dalla partecipazione e dal coinvolgimento di tutti gli attori, attraverso la promozione e lo sviluppo di procedure partenariali, per garantire la valorizzazione di tutte le risorse. Sarà importante vedere su quali temi la concertazione troverà applicazione nel Patto. Nel Patto si pone inoltre in evidenza l’intenzione della Regione dell’Umbria di ”promuovere e valorizzare la partecipazione dei cittadini, delle loro formazioni sociali, degli organismi di rappresentanza, delle Autonomie Territoriali e Funzionali, alla funzione di programmazione. A questo fine, si fa conto sulla diffusione e sull’attuazione del principio di sussidiarietà (secondo il nuovo art.118 Costituzione), e si rimarca comunque l’esigenza di snellimento e semplificazione delle procedure”(Testo del Patto, p.2). Questa direttrice di impegno sembra molto importante, perché la riuscita di un piano di sviluppo e di innovazione, che richiede intraprendenza e creatività diffuse, potrà essere tanto più soddisfacente quanto più estese e profonde saranno la partecipazione e la mobilitazione della popolazione: ogni cittadino, a vario titolo, in varia misura, in modo diretto e indiretto, può dare un contributo. Su questo punto ci sembra che molto lavoro rimanga da fare: ciò richiede informazione adeguata, diffusa, ed anche l’esercizio di un’azione volta a sviluppare le capacità di iniziativa e le energie della popolazione: un’azione volta cioè anche a realizzare il principio di sussidiarietà, non solo verticale ma anche orizzontale. Il principio di sussidiarietà non sembra oggetto nel Patto di particolari sottolineature. Sarà interessante analizzare i futuri Report attuativi per individuare eventuali iniziative frutto dell’applicazione di questo principio.

AUTORE: Pierluigi Grasselli