Dalla parte di Eluana da cristiani

Abatjour

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Ovviamente tutta la mia Comunità, nella dolorosa vicenda che si è conclusa lunedì sera con la sua morte, è stata della parte di Eluana. Nel mio piccolo gruppo ne abbiamo parlato durante la messa di domenica sera. Eravamo in 12 intorno al grande tavolo della sala da pranzo, due carrozzine, qualche persona valida, diversi volti segnati da uno smarrimento costituzionale.

Da noi ormai i disabili accolti sono prevalentemente psichici; i disabili fisici si sono “sistemati”, magari nell’insignificanza di una vita che in realtà è un attendere la morte. “Sono a posto” dicono i Padroni del Vapore, quelli decisi a risparmiare sulla pelle dei deboli, ma non a ridurre a una misura ragionevole gli organici dei loro uffici, gremiti di clientes pagati per non far nulla.

Di Eluana, L. ha chiesto: “Ma che, la vojono amazzà?”. Non è stato facile fargli capire che anche la drammatica decisione di suo padre è nata “da un grande amore” (come ha scritto don Bruno Forte ne Il Messaggero). E come poteva essere altrimenti? Se sul primato (metafisico) della vita dovesse prevalere il primato (funzionale) della qualità della vita, questo tavolo vedrebbe presto ridursi alla metà i volti che stasera vi si affacciano, come fiori sul bordo di un’aiuola.

“Vite non degne di essere vissute”: quanto tempo occorrerà perché un dicitura del genere entri a far parte del linguaggio anodino delle Unità valutative multidisciplinari? Come cappellano della casa di riposo “Mosca”, stamattina, festa della Madonna di Lourdes, ho amministrato qualche decina di unzioni degli infermi.

Una dozzina di loro sono nelle condizioni di Eluana, da anni. E c’è da rimanere ammirati e inorgogliti per come vengono trattati quel tipo di pazienti, dalle suore ma anche dal personale… Poi però ci siamo chiesti da dove sia sbucato questo esercito dei difensori della vita. E più ancora, se sia questo il tipo di difesa della vita che si conviene ad un cristiano.

Un cristiano la vita, prima di difenderla, la testimonia. Paolo VI diceva che il mondo ha più bisogno di testimoni che di maestri. E Giovanni Paolo II (Redemptoris missio, n. 23), in tema di testimonianza ha fatto riferimento ‘”prima di tutto a ciò che si è” prima di ciò che si dice o si fa.

Ufficiali e truppa dell’esercito pro vita, oltre che proclamarne la sacralità nei giorni festivi, testimoniano con la vita il primato della vita, anche nei silenzio dei giorni feriali? Domande inevase, che in un prete vecchio e stanco rafforzano la convinzione che sua madre, la Madre Chiesa, impieghi solo in minima parte il potenziale di liberazione dei poveri di cui il suo Signore l’ha dotata.

AUTORE: a cura i Angelo M. Fanucci