Deserto demografico

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di Ernesto Rossi*

La contrazione delle nascite è stata per anni definita inverno demografico, ma poiché non si profila alcuna primavera all’orizzonte l’inverno s’è di fatto dimostrato un’era glaciale. Nel nostro caso culle vuote e popolazione sempre più anziana bisognosa di assistenza da parte della generazione produttiva in contrazione numerica e difficoltà economica: le glaciazioni producono desertificazione.

Lo sapevamo, ma lo verifichiamo con precisione oggi, pubblicati i dati Istat sulla demografia italiana e regionale. Un calo deciso di popolazione: meno 4% di abitanti e meno 3,2% di iscritti dall’estero, tutto in un solo anno. Un trend inesorabile, con l’Italia che dal 2015 perde 400.000 abitanti, di cui 124.000 solo quest’anno.

In Umbria, tanto per guardarci in casa e arrotondando le cifre per facilitare i conti, nascono circa 5.000 bambini a fronte di 10.000 morti all’anno, un rapporto di uno a due. Se aggiungiamo i circa 2.500 cittadini che si trasferiscono, tra cui i figli laureati per mancanza di opportunità, a conti fatti ogni anno perdiamo 7.500 abitanti, una contrazione che l’immigrazione non mitiga restando il saldo negativo.

I governi sembrano incapaci di intercettare questo processo storico, pur non pretendendo da essi soluzioni miracolose ma almeno prendere atto delle cose. Questo è un problema nel problema: finora la questione demografica, è stata un impegno differibile sine die.

La denatalità così fa il paio con il tema dei cambiamenti climatici: ci sono voluti decenni per prenderne coscienza e tutt’oggi qualcuno li nega o minimizza per effetto della scarsa informazione o interessi economici contrastanti. Punti di vista, se non fosse che gli interessi generali a un certo punto prevalgono sui particolari e un intervento riequilibratore è richiesto. Traslando la questione alla denatalità, non si può pensare di risolvere il problema delle culle vuote convincendo la gente a far più figli scaricando tutto sulle pance dei cittadini.

Il decisore pubblico deve fare la sua parte creando i presupposti per assecondare un aumento della natalità. Il Forum delle associazioni familiari da tempo sollecita i governi anche locali a farsi carico almeno della narrazione del problema, suggerendo le soluzioni per ridurre gli ostacoli delle coppie a far figli.

Conosciamo già le cause della scarsa natalità: tardivo raggiungimento dell’indipendenza economica e abitativa, carriere che sacrificano la famiglia, scarse politiche di conciliazione famiglia-lavoro, cultura familiare svilita. Fare un figlio poi costa.

Un fattore critico che il Forum denuncia da tempo è la difficoltà economica delle famiglie del ceto medio. In Italia, Paese sviluppato e strategico del G20, il 27% delle famiglie italiane entra nella soglia di povertà relativa alla nascita del terzogenito e il terzo figlio è la seconda causa di povertà dopo la perdita del lavoro.

Un figlio è evento che incide profondamente sull’economia familiare e non stupisce la contrazione di nascite in anni di stagnazione economica che ha prostrato l’umore e il portafoglio della popolazione che silenziosamente generava i numeri che mancano. La denatalità impone di riconsiderare i paradigmi socioeconomici, tuttavia non servono paroloni tecnici per rimboccarsi le maniche. Uno strumento di facile messa a punto è l’assegno familiare.

Il criterio di assegnazione attuale è iniquo e macchinoso, destinato ai soli lavoratori dipendenti, ma nelle stesse difficoltà di filiazione sono anche tutti gli altri, lavoratori autonomi, atipici, specialmente nell’epoca di precari sottopagati e partite iva senza diritti.

Il Forum propone un assegno familiare universale, indipendente dal reddito, in media con quelli europei: 150 euro per ciascun figlio fino ai 26 anni se studente in regola, d’importo crescente col numero dei figli e in caso di disabilità. Il costo è in gran parte derivante dagli strumenti esistenti e razionalizzerebbe molti bizantinismi fiscali.

Quest’anno per esempio, grazie anche all’Associazione famiglie numerose, è stata innalzata a 4.000 euro annui la soglia di reddito per considerare a carico un figlio entro i 24 anni e ottenere sgravi fiscali; ma fa riflettere come una persona dal reddito di 4.001 euro sia indipendente per lo Stato italiano, pensando a quelle famiglie in cui un figlio studente cerca di aiutare a tirare la carretta con un lavoretto stagionale. Il presente è questo, la strada per uscire dal deserto demografico inizia prendendo coscienza di ciò che ci circonda.

* presidente del Forum famiglie Umbria

1 COMMENT

  1. Un argomento così delicato non si può svilire con una proposta che vede nel denaro la soluzione. Nel tempo gli assegni familiari sono sempre stati considerati come una possibilità di percepire retribuzioni più elevate e non come incentivo alla natalità, e il tempo di allora non è diverso da quello di oggi.

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