Dino Buzzati e santa Rita

Pochi mesi prima della morte, l’autore del “Deserto dei Tartari” dipinse a modo suo la devozione alla Santa degli impossibili

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A santa Rita da Cascia, santa degli impossibili, si rivolse – quasi in punto di morte – perfino l’ateo Dino Buzzati per invocare un ultimo raggio di luce su questo nostro mondo pazzo, grottesco, eppure affascinante. Dopo trent’anni torna infatti in libreria I miracoli di Val Morel dello scrittore bellunese (Oscar Mondadori, euro 13), che furono pubblicati per la prima volta nel 1971, pochi mesi prima della scomparsa dell’autore, e da allora quasi mai ristampati.

I “miracoli” del titolo si riferiscono a 39 immaginari ex-voto, o P.G.R. (Per Grazia Ricevuta), che nel corso dei secoli sarebbero stati dedicati a santa Rita da persone, perlopiù donne, scampate a ogni genere di pericoli. Le immagini, realizzate dallo stesso Buzzati, costituiscono una vera summa della sua opera, dalla narrativa alla pittura, dagli esordi all’ultima produzione: il Babau, l’Uomo Nero, marziani, vampiri, robot, diavoli, spettri, folletti, animali giganti, mostri marini, donne fatali, catastrofi naturali, tragici imprevisti… Con una miriade di citazioni sottintese, sia colte che popolari: il folklore nostrano ed esotico, i grandi della letteratura, i fumetti, la pubblicità, il paesaggio, la cronaca, la psicanalisi, e quant’altro. Il tutto, con una spontaneità disarmante: lo stile pittorico di Buzzati è assolutamente perfetto allo scopo, con una “raffinata ingenuità” che affianca sentimenti profondi e humour.

Nel nostro multiforme universo, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. L’umanità è circondata da un caleidoscopio di forze misteriose, che suscitano stupore, ma spesso celano anche dei tranelli. Regnano la violenza, la noia, e il desiderio che nasce per scacciare la noia; e su tutto, l’ombra della morte. In questa situazione, a chi rivolgersi? A santa Rita, naturalmente. Non sempre i miracoli le riescono al 100%, ma in ogni caso la sua presenza ha recato conforto.

Dino Buzzati, che scrisse la poesia “Dio che non esisti, io ti prego…”, ha un modo tutto suo di rileggere il Sacro, a volte un po’ birichino, a volte anche “osé”, ma non intende minimamente essere blasfemo. Tant’è vero che, dopo il successo della mostra milanese “I miracoli di Val Morel”, ci fu chi pensò di costruire davvero un’edicola votiva, in quel di Limana (Bl), simile a quella inventata dallo scrittore. Lui ne fu felicissimo, ma non poté partecipare all’inaugurazione: la Nera Signora era arrivata prima. O forse, Buzzati aveva chiesto a santa Rita di poter verificare di persona cosa ci fosse “lassù”.

AUTORE: Dario Rivarossa

1 COMMENT

  1. Ricevo una precisazione dalla presidente del Centro studi Buzzati, prof.ssa Bianca Da Rif: il testo “Dio che non esisti, io ti prego…” non è – a rigore – una poesia ma un appunto che venne estrapolato dai suoi diari.

    ___Dario Rivarossa

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