Disarmante serenità

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Mons. Gualtiero Sigismondi
Mons. Gualtiero Sigismondi

Recandomi a Roma per l’assemblea generale della Cei, ho visto da vicino il torrente in piena dei pellegrini “di ogni nazione che è sotto il cielo”, pronti a riversarsi in piazza San Pietro per inondarla prima dell’udienza generale con Papa Francesco. Ho attraversato a guado quel fiume umano prestando attenzione alle voci festanti, ai colori sgargianti, ai passi scalpitanti. Lasciandomi portare dall’onda di piena di quella singolare Pentecoste, mi sono chiesto: quali sono le ragioni di tanto entusiasmo per Papa Francesco? La prima di esse mi sembra risieda nella sua autenticità: niente nei suoi gesti, compiuti con nobile semplicità, appare dettato dal protocollo. Egli conosce l’arte di dare voce alle parole con la disarmante serenità della luminosità dello sguardo. Si sente in lui una grande freschezza, un lasciar trasparire all’esterno ciò che egli da sempre è: un uomo innamorato di Cristo e della sua Chiesa, un maestro spirituale attento a discernere gli abissi del cuore, un vescovo esercitatosi a lungo nella preghiera e nella carità pastorale. Una seconda ragione del fascino che Papa Francesco esercita sui cuori di tutti – non solo dei fedeli! – è il suo linguaggio: egli parla con immediatezza, trasmettendo contenuti profondi e centrali per la fede e la vita. L’essenzialità del suo linguaggio esprime la chiarezza del pensiero, che non cerca appoggio sulla sublimità dei titoli umani – gli basta quello di “Vescovo di Roma”! –, ma trova solido fondamento nella “sapienza della croce” e concreta applicazione nell’ardente anelito a una “Chiesa povera, cioè libera”. Infine, colpisce la grande umanità del Papa: l’essere posto a capo della Chiesa di Roma, chiamata a “presiedere nella carità”, lo sollecita a testimoniare che “l’amore per il prossimo nasce dall’amore di Dio e ne è la più limpida espressione”. Ascoltare la vita reale della gente, comprenderne le prove e le attese, prestando a tutti attenzione e aiuto, sono qualità che si percepiscono in lui come proprie dell’intera sua esperienza pastorale.

Papa-Francesco-bacioIn realtà, Papa Francesco ci insegna che solo chi sa ascoltare si fa anche ascoltare, solo chi si lascia impregnare dall’“odore delle pecore” spande il “buon profumo di Cristo”. Autenticità, semplicità e umanità non sono certo virtù che s’improvvisano, sono anzi come la punta di iceberg di una vita nutrita di fede in Dio e di passione per l’uomo. In una società attraversata da una profonda crisi etica, prima ancora che economico-finanziaria, mentre si riscopre l’urgenza della sobrietà nelle scelte personali e della solidarietà in quelle relazionali, il messaggio che arriva dal Papa “venuto dalla fine del mondo” risulta più che mai attuale e necessario. Il suo stile è un dono, un segno dei tempi, un modello e una sfida che ci riguarda tutti!L’icona più completa di Papa Francesco è quella scritta quando egli si è recato a fare visita a Benedetto XVI. In quell’intenso abbraccio di sguardi splende un raggio luminoso della bellezza sponsale del Corpo di Cristo. In quella forte stretta di mani si avverte la stabilità della Chiesa, edificata sulla roccia della fede di Pietro. In quell’intesa profonda, affidata al silenzio, pare di sentire l’eco dello scambio di benedizioni tra due Padri nella fede: quello che, con gesto inedito, si è presentato al mondo con il nome e con lo stile di Francesco d’Assisi e quello che, con “infallibile umiltà”, si è nascosto al mondo per nascondersi in Dio.

AUTORE: † Gualtiero Sigismondi Vescovo di Foligno