Don Benzi a Perugia contro la schiavitù delle prostitute

Liberate dalla polizia due giovani nigeriane che hanno denunciato la loro "madame"

Perugia, semideserta in pieno agosto, se non fosse per i turisti e gli studenti stranieri, sarà anche quest’anno la città da cui partirà la protesta pacifica di don Oreste Benzi contro la tratta delle prostitute e contro l’indifferenza delle autorità locali. Il 14 agosto vi saranno riunioni di digiuno e preghiera per lottare contro la schiavitù della prostituzione. Iniziative simili organizzate da don Benzi e dall’Associazione Comunità papa Giovanni XXIII, da lui presieduta, si terranno nelle principali città italiane, negli spazi generalmente frequentati dalle prostitute. “Il Signore – spiega don Benzi in una nota – ha infatti detto che certi demoni si schiacciano solo con la preghiera e il digiuno, e la schiavitù per il sesso deve essere uno di questi demoni, sotto la cui azione sono i criminali che le schiavizzano, i clienti che le sfruttano e coloro che potrebbero liberarle e non lo fanno”. “Perugia – ricorda, fra l’altro, la nota – è stata scelta poiché è la città nella quale “per l’azione intelligente della Questura si era raggiunta ormai la vittoria, cancellata poi” da una sentenza del tribunale del riesame. La Questura aveva infatti denunciato, l’anno scorso, alcuni clienti, per “agevolazione dolosa della prostituzione”. Adesso – prosegue la nota – “la città è strapiena di ragazze europee e africane per la maggioranza maggiorenni e bambine”. Don Benzi invita, quindi, “tutte le organizzazioni cattoliche e tutti i credenti in Dio a venire a pregare e a digiunare con noi a Perugia”. La notizia della “marcia” è giunta proprio nei giorni in cui a Perugia veniva scoperta un’altra organizzazione di sfruttamento della prostituzione. Due ventenni, nigeriane, sfruttate per tre mesi in Umbria sono state liberate dalla polizia di Perugia, che ha arrestato la loro “madame” ed ha affidato le due giovani alle cure di don Oreste Benzi. Le due nigeriane hanno raccontato agli agenti della squadra mobile di essere partite dalla Nigeria in compagnia di altre 40-50 giovani, scortate da connazionali, e di avere raggiunto il Marocco dopo un difficile viaggio in auto alternato a lunghi percorsi a piedi. I nigeriani le avrebbero quindi affidate a gruppi di nordafricani che le hanno fatte arrivare in Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra, su gommoni e piccoli motoscafi. Durante la traversata – secondo il racconto delle due straniere – 13 giovani sarebbero cadute in mare, scomparendo fra le onde, in quel momento molto alte. Dalla Spagna, poi, altro trasferimento con falsi passaporti, questa volta in aereo, alla volta di Milano o Roma, di nuovo con altri gruppi di nigeriani a fare da scorta. Arrivate in Italia, le giovani sono state smistate e distribuite nelle varie città. A Perugia le due nigeriane sono state affidate alla straniera arrestata dalla polizia, una loro connazionale di 26 anni, Suzan Omoregbee, in regola con il permesso di soggiorno, che – secondo l’accusa – le ha segregate nel suo appartamento di Ponte San Giovanni costringendole con minacce e violenze a prostituirsi per tutta la giornata. Come sempre avviene in casi analoghi, le due erano costrette a pagare vitto e alloggio, mentre per potersi riscattare avrebbero dovuto pagare alla stessa ‘madame’ 80 milioni di lire. Dopo la convalida dell’arresto, alla “madame” sono stati concessi gli arresti domiciliari, perché madre di un bimbo nato da pochi mesi. M.R.V.