Due ragazze

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di Angelo M. Fanucci

Sono morte quasi contemporaneamente. Parlo di due ragazze accolte nella mia Comunità di Capodarco dell’Umbria (che oggi, per la verità, è un po’ meno mia).

Cinzia

La prima delle due, Cinzia Coco, l’avevamo incontrata vent’anni fa sulla strada che da Rignano Garganico conduce a San Giovanni Rotondo: inchiodata alla sua carrozzina, ma mentalmente vivissima, e un fisico capace, al massimo, di battere i tasti di un pc. Aveva appena conseguito il diploma magistrale.

Bene, benissimo, ma purtroppo si apprestava a trascorrere a letto quasi la giornata intera, visto che, da una parte, i Servizi sociali non l’avrebbero più prelevata per portarla a scuola e, dall’altra, la sua piccola famiglia, oggettivamente, di assistenza gliene poteva garantire pochissima. “Vieni!”. Venne con noi a Perugia, Cinzia, nella Comunità di Capodarco dell’Umbria, prima a Prepo, poi a via Pennetti Pennella.

Alla facoltà di Economia si laureò con il prof. Cavazzoni, “Gianfri” per gli amici, che nell’atto di dichiararla dottore in Economia ebbe per lei e per la mia Comunità parole di oro fino. Poi Cinzia mise a frutto quello che aveva imparato e, grazie anche alle sue notevoli competenze informatiche, divenne segretaria dell’Acradu (Associazione cristiana residenze per anziani e disabili dell’Umbria), oggi presieduta dalla Di Maolo.

Poi l’ictus violentissimo, venti giorni fa. Nell’unico momento di riemersione della coscienza, ha mandato un saluto ai compagni di strada ai quali pensava di aver fatto torto.

Franca

L’altra, Franca Vagnarelli, era tornata a Gubbio da Torino quando suo padre Renato era andato in pensione dal lavoro, un lavoro fatto giorno dopo giorno obtorto collocon la ferma intenzione di farsi casa quaggiù. C’era riuscito, ma Franca a Gubbio s’era portata dentro da Torino un disagio più grande di lei, destinato a crescere dopo la morte del padre e a farsi patologico ogni giorno di più. E su di esso si sono accumulati tanti guai medici diversi, fino alla morte, sabato scorso.

Ci guardiamo in faccia, sgomenti, con le operatrici che con maggiore intensità hanno lavorato per e su Cinzia e Franca. Non è servito a niente, quel nostro impegno lungo, difficile, faticosamente rinnovato ogni giorno?

Nel tesoro del regno di Dio, gremito dei tentativi di bene approdati a niente, il Signore ha collocato tra i più preziosi ogni tentativo che chiunque abbia fatto per dare alle personalità ferite quello che loro spetta: il respiro della persona. Lode a Lui, che solo fa giustizia!

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