Economia umbra: molte ombre secondo la Banca d’Italia

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Fissa obiettivi non banali, la prima manovra economica della giunta regionale guidata da Stefania Proietti, definita da chi l’ha concepita e approvata una “manovra di sviluppo e redistribuzione” con cui si vuole “migliorare la qualità della vita dei cittadini e rafforzare il tessuto economico e sociale” dell’Umbria.

Le risorse per il potenziamento dei servizi socio-sanitari

Non poteva mancare, per chi come la Presidente umbra ha fatto della questione sanitaria un punto d’onore del proprio impegno a Palazzo Donini, la destinazione di parte delle risorse al potenziamento dei servizi socio-sanitari. Già, le risorse: accantonato quello che c’era da accantonare per coprire i tagli del governo e per ripianare il disavanzo delle aziende sanitarie, restano “manovrabili” 139 milioni di euro.

Economia regionale: i dati della Banca d’Italia

Tanto? Poco? Il massimo che si può permettere l’Umbria? Per dare una risposta realistica a queste domande, serve analizzare lo ‘stato di salute’ dell’economia regionale, e lo si può fare con i dati ‘freschi’ messi a disposizione da Banca d’Italia con il suo rapporto annuale, riferito al 2024. Bankitalia parla di “crescita moderata”, con un più 0,7 per cento che si allinea ai dati nazionali, e cita due fattori alla base di questo “andamento lento”: i consumi contenuti e la “fiacchezza” (il termine è testuale) degli investimenti privati.

Tra i settori in crescita l’agricoltura, vende meno l’industria, debole la manifattura

A tenere su di giri il motore dell’Umbria sono invece gli investimenti pubblici, derivati dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sul fronte dell’imprenditoria, la nota negativa e ‘stonata’ è che, come nel 2023, il numero delle aziende che hanno chiuso i battenti ha superato quello di chi le hanno aperte. Mentre si allunga sempre più minacciosa all’orizzonte la nuvola nera dei dazi trumpiani su un tessuto economico che molto dipende dalle esportazioni negli Stati Uniti. Tra i settori in crescita, l’agricoltura, mentre l’industria vende meno sul mercato nazionale e di più su quello estero. “Persistente” è la debolezza della manifattura, perché sottolinea la Banca d’Italia – resta bassa la propensione ad investire e limitato l’utilizzo della capacità produttiva. Tiene il passo il settore delle costruzioni, sebbene in modo meno spedito rispetto al passato. “Moderata”, nonostante gli exploit positivi del turismo, anche la crescita del settore terziario. In espansione la presenza dell’economia sociale.

Aumenta l’occupazione, ma i giovani se ne vanno

L’occupazione aumenta, ma chi si laurea in Umbria poi non resta qui a lavorare: la regione, cioè, non offre ciò che i giovani si aspettano per poter esercitare al meglio le loro professioni. Le famiglie hanno ridotto i loro consumi: se hanno acceso un mutuo, lo hanno fatto per acquistare un autoveicolo. Poco mosso il mercato degli immobili.

Due annotazioni negative dovrebbero essere al centro dell’attenzione della giunta Proietti: la prima riguarda l’aumento della spesa corrente degli enti territoriali umbri, “ulteriormente aumentata – dice Bankitalia soprattutto in relazione alla dinamica dei costi del personale”. Altro punto dolente: la mobilità sanitaria, in calo dal 2019. Nel 2024 ha subito un “ulteriore peggioramento” a causa del calo dei flussi in entrata.

Pnrr: in Umbria alla fine del 2023 aggiudicate oltre il 90% delle gare del totale

Di segno positivo, invece, la sottolineatura del rapporto sull’attuazione del Pnrr che, alla fine del 2023, ha fatto registrare in Umbria l’aggiudicazione delle gare per oltre il 90 per cento del totale. E per la maggior parte di queste erano stati avviati i lavori. Un merito da ascrivere senza dubbio alla precedente giunta regionale ed anche a quella burocrazia regionale spesso indicata a causa dei freni alla crescita economica. Un freno che invece Bankitalia individua principalmente nella “scarsa capacità innovativa” del sistema produttivo umbro, comprovata dalla scarsa spesa in ricerca, dai pochi brevetti e dalla lenta digitalizzazione.

Servirebbe più gioco di squadra in politica

Insomma, un quadro con più ombre che luci, al cospetto del quale i mezzi che la Regione pone in campo non sembrano avere la potenza di fuoco che servirebbe per diradare le ombre. Magari più di tutto servirebbe quel ‘gioco di squadra’ che tanti presidenti di giunta, Proietti compresa, hanno invocato per dare alle potenzialità della regione una marcia in più. Ma qui, più che l’economia, entra in gioco la politica. Ed il suo approccio ai problemi.

Daris Giancarlini

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