Educatore e Pastore di grande esperienza

Ritratto del nuovo arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, mons. Gualtiero Bassetti. Prelato di solida formazione, attivo, aperto

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Racconta che suo padre avrebbe voluto che diventasse biciclettaio. ‘Quando avevo finito le elementari, mi disse: ora vai a riparare le biciclette. Ma il parroco lo convinse a lasciarmi studiare ancora’. Le vie del Signore sono infinte e quelle riservate a Gualtiero Bassetti non erano le stesse che aveva in mente il babbo. Sull’Appennino tosco-emiliano, nel paese di Marradi, le prospettive del secondo dopoguerra apparivano altre. ‘Lassù le galline hanno bisogno dei freni per non precipitare’, ripete spesso Bassetti, 67 anni compiuti ad aprile, per descrivere l’asprezza della terra in cui affondano le sue radici.Radici dell’infanzia. Perché appena adolescente il futuro vescovo si trasferisce a Firenze. E all’ombra del campanile di Giotto cresce, matura la vocazione e diventa prete. Sono gli anni in cui la Chiesa fiorentina ha un’anima dal volto profetico. Le intuizioni del cardinale Ermenegildo Florit, di don Lorenzo Milani, di padre Ernesto Balducci o del sindaco ‘santo’ Giorgio La Pira segnano Bassetti e lasciano in lui alcuni tratti che emergono ancora oggi come il servizio alla Chiesa, l’amore per i giovani e la loro formazione, il dialogo con l”altro’, l’attenzione alla polis. E poi il vento del Concilio Vaticano II che soffia anche sul futuro pastore e lo modella.

La prima svolta per il sacerdote Bassetti è l’incarico di rettore del Seminario minore di Firenze, prima, e del Seminario maggiore, poi. Per il clero fiorentino e per la città lui resta ancora ‘don Gualtiero’, anche se il cardinale Silvano Piovanelli, emerito di Firenze, lo aveva voluto al suo fianco come vicario generale. Da vescovo, ha dovuto fare i conti con la mancanza di preti, soffrendone come un padre ma allo stesso tempo accettando la sfida di una Chiesa meno clericocentrica e più aperta ai laici chiamati a essere protagonisti della comunità cristiana, ma – come ha scritto di recente – non ‘fotocopie sbiadite dei sacerdoti’.L’altro cambiamento per Bassetti è l’elezione a vescovo. ‘Ho pianto un’intera notte quando il cardinale Piovanelli me lo ha comunicato’, racconta.

Prima destinazione la diocesi di Massa Marittima-Piombino, sulla costa toscana, dove tocca con mano i drammi del lavoro con la crisi delle acciaierie di Piombino e lui, vescovo, diventa il confidente degli operai scossi dalla disoccupazione, così come accadrà ad Arezzo per i lavoratori del settore orafo o i dipendenti dello stabilimento ‘Buitoni’ di Sansepolcro. Nell’isola di Pianosa, dove si trovava uno dei principali carceri di massima sicurezza, parla con i boss della mafia: ‘Se avessero messo la loro forza carismatica a servizio del Signore invece che del male, sarebbero stati testimoni formidabili del Risorto’, confida Bassetti. Un’attenzione all’umanità dietro le sbarre che il vescovo coltiverà anche negli anni aretini trasformando ogni Giovedì santo il cortile del penitenziario locale in un cenacolo e dodici reclusi in apostoli a cui Bassetti lava i piedi. Poi l’arrivo nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Proprio dieci anni fa. Nella terra della Verna e di Camaldoli, Bassetti imposta il suo ministero episcopale scegliendo di percorrere i sentieri dell’uomo di oggi per accoglierlo, consigliarlo, ammonirlo. Sempre con lo stile di un padre. ‘Non sarò il vostro babbo, ma almeno consideratemi uno zio’, scherza il vescovo con quell’ironia tutta toscana. E col sorriso ha cambiato il volto della Chiesa locale: che è alimentata dalla comunione del presbiterio, che ha un legame forte con i suoi sacerdoti, che ha fatto della formazione del laicato una priorità, che si muove sui nuovi sentieri di evangelizzazione, che crede nella cultura e nella politica, che è accanto agli ‘ultimi’ e a chi arriva da lontano. Ha scritto il direttore di Avvenire, Dino Boffo, per i dieci anni di episcopato di Bassetti nell’Aretino: ‘Bassetti è un grande ‘istigatore’ al bene, un suscitatore di energie, un incoraggiatore sulle vie della speranza certa’. Una dote che porterà nella sua nuova arcidiocesi.

LAVITA

Gualtiero Bassetti nasce a Popolano, località di Marradi, nella diocesi di Faenza-Modigliana, il 7 aprile 1942. È il primo di tre figli e viene alla luce nel comune che ha dato i natali al poeta Dino Campana. Dopo aver trascorso l’infanzia a Fantino, nell’arcidiocesi di Firenze, nel 1956 entra nel Seminario di Firenze. Il 29 giugno 1966 viene ordinato sacerdote nel duomo di Santa Maria del Fiore dal0 cardinale Ermenegildo Florit. Inviato vice-parroco nella comunità di San Salvi, nel 1968 è chiamato in Seminario come assistente al Minore e responsabile della pastorale vocazionale. Nel 1972 viene nominato rettore del Seminario minore. Nel 1979 il cardinale Giovanni Benelli gli affida l’incarico di rettore del Seminario maggiore a soli 37 anni. Nel 1990 il cardinale Silvano Piovanelli lo nomina suo pro-vicario e nel 1992 lo chiama a diventare vicario generale dell’arcidiocesi di Firenze. Il 3 luglio 1994 Giovanni Paolo II lo elegge vescovo di Massa Marittima-Piombino. Viene ordinato vescovo l’8 settembre dal cardinale Piovanelli nella basilica di San Lorenzo a Firenze e dieci giorni più tardi fa il suo ingresso nella diocesi a lui affidata. Il 21 novembre 1998 viene eletto vescovo di Arezzo – Cortona – Sansepolcro dove fa il suo ingresso il 6 febbraio 1999. Inizia il suo ministero in terra d’Arezzo con il Giubileo del 2000 a cui Bassetti dedica la sua prima lettera. Attualmente è delegato per i Seminari d’Italia (nomina che risale al 2001 con Giovanni Paolo II e che è sta confermata da Benedetto XVI nel marzo 2006), è membro della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata ed è membro del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

AUTORE: Giacomo Gambassi