EGITTO. Le attività solidali – specie in campo medico – portate avanti dai cristiani a favore di tutti

Tempo di lettura: 81 secondi

“Il popolo italiano è nostro amico. Siamo grati alla Cei per il sostegno spirituale, culturale e caritativo che ci dona, e che ci fa sentire parte della Chiesa universale”: così mons. Makarios Tewfik, vescovo di Ismailia, ha accolto il gruppo di giornalisti della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), guidato dal presidente don Adriano Bianchi, che si sono recati poche settimane fa in Egitto per conoscere alcuni progetti di solidarietà finanziati dalla Cei con i fondi dell’8×1000.

Ismailia, sede dell’omonima Eparchia copto-cattolica, è il capoluogo del Governatorato omonimo. La diocesi comprende anche la nota località turistica di Sharm el-Sheikh e la penisola del Sinai, dove sono ancora attive alcune cellule jihadiste affiliate al sedicente Stato islamico (Isis o Daesh).

L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione dei cristiani in Egitto che, nonostante gli attentati e le stragi – l’ultima è del 2 novembre scorso – “sembra migliorare”. Due, ha spiegato il vescovo, le piste seguite dalle istituzioni: “Garantire piena cittadinanza a tutti gli egiziani appartenenti alla minoranza cristiana, ed evitare le derive integraliste e fondamentaliste in ambito islamico”.

La risposta della Chiesa punta tutto sull’istruzione e l’educazione. “Il nostro punto di forza – sottolinea mons. Tewfik – è rappresentato dalle scuole, le migliori di tutto l’Egitto, e per questo frequentate dai figli dei massimi responsabili civili e politici.

Ne abbiamo 18, due gestite direttamente dalla diocesi. Ci sono poi gli ospedali, dove curiamo tutti i più bisognosi, senza guardare a fede e etnia. Quello di Port Said è l’unico ospedale cattolico nella parte orientale dell’Egitto”.

(Continua a leggere sull’edizione digitale de La Voce).

D. R. – M. R. V.

LASCIA UN COMMENTO