Essere catechista è rispondere alla chiamata del Signore

Primo incontro di catechesi cristiana

Tempo di lettura: 180 secondi

Domenica 27 gennaio, presso la Curia vescovile di Assisi, si è svolto il primo incontro di formazione e catechesi cristiana per tutti gli operatori dei diversi settori (I Comunione, S. Cresima, Acr, Nuove leve) di Bastia Umbra. L’evento, che è stato il primo di una serie di tre che si svolgeranno durante l’anno, assume un’importanza non irrilevante per la conoscenza dell’educatore religioso, chiamato ad essere preparato su diversi fronti, essenzialmente quello spirituale, nonché quello catechistico in senso stretto di metodologia e didattica, ed anche su un versante psicologico. In questo senso, non è di secondo piano il fatto che venga riconsiderato e rivalutato il giorno di domenica proprio come giorno di riflessione e di ricerca nella vita del cristiano, al di là delle incombenze settimanali. Il primo incontro, di carattere spirituale, è stato tenuto da don Francesco Angelini e verteva proprio sul rapporto tra ” la spiritualità e la catechesi”. Partendo dalla lettura del Vangelo della domenica, è stata presa in considerazione la diversa chiamata alla vocazione dei discepoli: la testimonianza di Giovanni Battista, dei primi due discepoli, l’invito di Pietro e di Filippo, che sono state poste a confronto e ad esempio della propria, singola esperienza. Don Angelini ha ricordato innanzitutto come l’atteggiamento interiore di chi si prepara alla lettura non deve essere quello dello studente, teso alla quantità e alla critica delle pagine lette, “ma quello di un’innamorata che legge con interesse la lettera inviata dall’innamorato”, in un attento silenzio che porta alla comprensione, alla riflessione, alla risposta; “fare catechismo” è appunto rispondere alla chiamata del Signore e confermare il proprio assenso al dono del Battesimo, in cui si compie “il compito profetico di colui che parla a nome di Dio”. Proprio al cristiano battezzato, non esclusivamente religioso, è affidata la catechesi, e quindi l’atto di “piantare la Chiesa”; sono i laici, ha detto ancora don Francesco, che devono “salire a questa coscienza”, data dal fatto di essere cristiani e alimentata dallo “stare in compagnia” del Signore. Da questo atteggiamento scaturisce la spontaneità del “dare del tu a Dio”, ammettere cioè la sua presenza e anche la confidenza con Lui, fino a coinvolgersi in un’amicizia e alla condivisione della stessa con gli altri. Essi non potranno che venirne “trascinati”. La potenza della parola comunicata, coinvolge la persona sfiduciata e lontana che diventa “cefa”, pietra, come Gesù appella l’apostolo Pietro, così come san Paolo rifiuta, in nome di Dio, la divinità adorata, per diventare “Suo cantore”. Di questa esperienza d’amore, concreta e vissuta in prima persona, il catechista si rende testimone, raccontando “ciò che ha visto ed udito”, in una dimensione comunitaria, che è quella della Chiesa. Dopo la spiegazione, i partecipanti si sono ritirati in un silenzio individuale di meditazione e preghiera, favoriti da una traccia che suggeriva domande sulla personale vocazione di catechista. Le riflessioni, sono state poi esternate, toccando profondità alte ed appassionate, che hanno riassunto l’orgoglio di questa chiamata, sentito dall’intero gruppo e l’accettazione della grazia di essere strumenti del Signore. Alle paure, ai dubbi, perplessità e difficoltà i catechisti hanno infatti anteposto l’affetto dei ragazzi dei gruppi e soprattutto la consapevolezza della potenza della Parola del Signore, superiore alle forze umane. Il momento di preghiera si è concluso con la celebrazione della Messa nella cappellina: un rito semplice e raccolto che ha concluso la coinvolgente mattinata e al quale è seguito il pranzo comunitario. Il secondo incontro si terrà il 24 febbraio e verterà sull’analisi del documento base, mentre il terzo ed ultimo, che è invece fissato per il 17 marzo, tratterà della “comunicazione efficace” e sarà presieduto dalla psicologa Laura Pizziconi.

AUTORE: Simona Marchetti