Famiglia, il sogno di Dio

Giornata “con e per la famiglia” organizzata da diocesi, Comune e associazioni

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“Ho sognato la famiglia…” sembra sussurrarci Dio. Un sogno che chiede ogni anno di fare casa nel cuore di tanti uomini e di tante donne che riconoscono nel vivere “amandoci per davvero” il sostanziale ed unico senso della famiglia. Questo ci ricordava anche il Vescovo durante l’omelia della messa conclusiva della giornata di festa “con e per la famiglia” svoltasi domenica scorsa nella diocesi di Città di Castello. Una giornata, organizzata dall’ufficio di Pastorale familiare in collaborazione con l’Amministrazione comunale e varie associazioni, all’insegna della festa, perché Dio che ci ha amato per primo e da sempre desidera il nostro bene e gode della nostra gioia. È la gioia che ha attraversato le vie della città negli sguardi “vivaci” dei tanti bambini che con i loro genitori hanno camminato dall’Ansa del Tevere fino a piazza Matteotti per gridare che, anche oggi, nonostante le ombre che ne minacciano la stabilità, essere famiglia è possibile. Il parco Ansa del Tevere è stato spettatore di varie gare, semplici e bizzarre, come il tiro alla fune, il musichiere, il calcetto, la pallavolo, la caccia al tesoro ecc., in cui i protagonisti, mamme, papà e figli, hanno saputo divertirsi e godere della reciproca presenza, senza limiti temporali, con semplicità e totale coinvolgimento. In casa, spesso, diamo per scontata la presenza intorno a noi delle persone care: ci lamentiamo se i figli sono vivaci, chiassosi e disordinati; ci lamentiamo se il marito è sbadato e magari non ha molta voglia di chiacchierare; e non parliamo delle mogli, che non tengono mai la bocca chiusa! E così perdiamo l’opportunità di arricchirci dello “stare” di chi vive con noi… Le famiglie che hanno risposto all’invito a “perdere del tempo” per stare insieme in allegria, dopo aver giocato hanno pranzato insieme; poi, alla fine del pic-nic nei prati, si sono incamminate per le vie della centro passeggiando insieme fino ad arrivare alla piazza principale. In questo modo è stato possibile scambiarsi “due parole” o semplicemente un saluto con chi aveva scelto di trascorrere una domenica un po’ diversa dal solito. In piazza, un palco ben allestito e una suora ricca di “verve”, suor Roberta Vinerba, hanno accolto i cortei provenienti dalle due porte di ingresso alla città ed è iniziato il momento dell’ascolto. Riflessioni inerenti gli a- spetti teologico-sociali dell’istituto familiare si sono alternate a canti e testimonianze di vita vera: famiglie cristiane impegnate nella realizzazione piena del sacramento del matrimonio hanno portato, con estrema semplicità e concretezza, la loro esperienza sul palco offrendola in dono alla platea attenta e partecipe. È stato toccante e, in alcuni passaggi commovente, ascoltare questi “pezzi di storia” come il dono dell’accoglienza di figli numerosi o disabili, della missionarietà verso i poveri di chi ha scelto di condividere con loro tempo e vita, della fedeltà al sacramento del matrimonio anche in caso di abbandono del coniuge.Nei vari interventi nessuno ha cercato di obliare le difficoltà che sono legate alla scelta del matrimonio e del costruire una famiglia, ma ciò che si è visto in piazza è la testimonianza che non è impossibile. Il cristiano sa che se apre l’orizzonte della dimensione spirituale può far fronte alla paura, anche lecita, che si accompagna al desiderio di formare una famiglia, perché il mistero di Dio è sempre più grande di noi, ma si svela compiendolo.Ciò che abbiamo compreso domenica è che il carisma sponsale si incarna in stili di vita multiformi ed ogni coppia, unita nel vincolo del matrimonio è chiamata a cercare il proprio. Potremmo definirla una vocazione nella vocazione, tenendo presente ancora una volta le parole del Vescovo: “Ognuno di noi costruisce o demolisce l’amore con lo stile di vita che sceglie”. Qualcuno ci ha definite una minoranza, quasi “fuori moda”, ma ciononostante non possiamo negare che quello che è il sogno di Dio rappresenta il desiderio più grande che sta nel profondo del cuore di ogni persona, bambini, giovani, adulti ed anziani. Chi non vorrebbe essere amato in modo unico, assoluto, fedele e per sempre? Giornata della famiglia: le parole del Vescovo durante la messa celebrata in piazza Matteotti“Coraggio” è stata la prima parola che il Vescovo ha detto all’inizio della messa. Coraggio, perché il Signore continua ieri come oggi a liberare il suo popolo e l’umanità intera. Abbiamo tutti bisogno di essere liberati dalle schiavitù che occupano il nostro cuore e che non ci permettono di vivere appieno il perdono, la riconciliazione, la pace, la gioia: doni che – ha affermato mons. Cancian – solo Dio può dare. “Celebrando la messa su questa piazza nella quale tutti noi passeggiamo e svolgiamo gli affari quotidiani vogliamo riaffermare che Cristo non è una favola, anzi ci fa sentire che la liberazione si attua per noi”. Il brano di Vangelo racconta della guarigione di un anonimo sordomuto: rappresenta l’umanità intera, composta da tanti uomini che non ascoltano né possono parlare né con Dio né con gli altri uomini. Nella nostra società della comunicazione, pare proprio che l’uomo non sia più in grado di comunicare. Questo paradosso colpisce anche la vita familiare, ma da questo male Cristo può liberarci. Egli compie il miracolo con gesti pieni di attenzione verso il sordomuto, e con una parola: “Effata, apriti” che la Chiesa pronuncia durante il battesimo. Per le famiglie vivere la grazia della salvezza operata da Cristo – ha concluso mons. Cancian – significa vivere con responsabilità il sacramento del matrimonio, ben sapendo che il male e il bene provengono sempre dal cuore di ognuno di noi, dalle nostre motivazioni che si traducono nella scelta di atteggiamenti e comportamenti viziosi o virtuosi. Tutta la Chiesa tifernate – ha concluso il Vescovo – vuole accompagnare con la grazia di Cristo il cammino delle famiglie che desiderano riscoprire la bellezza umana ed evangelica del matrimonio.

AUTORE: Stefania Fiorucci Giovanna e Lorenzo Piombini