Famiglie di fronte a figli teppisti. Che fare?

Società. 'Baby gang' a Città di Castello. Mazzotta: educare è porre limiti, necessario anche il senso di colpa

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Ho avuto modo di leggere sui giornali umbri le notizie riportate in cronaca, all’inizio di agosto, sulla ‘baby gang’ di Città di Castello e mi ha colpito la discussione culturale fra le affermazioni del sindaco, Fernanda Cecchini, che ha invitato le famiglie a rendersi conto delle bravate dei figli, e le normali affermazioni difensive, fatte dagli avvocati e dai genitori, di questi minori di ‘famiglie perbene’, che hanno definito i comportamenti giovanili come ‘ragazzate’. Vorrei aggiungere, a sostegno di quanto affermato dal Sindaco, che correttamente ha chiamato ad un senso di responsabilità tutte le famiglie, le seguenti osservazioni mediche neuropsichiatriche. In età adolescenziale i ragazzi crescono e raggiungono la maturità aggregandosi. Tuttavia, mentre esistono i gruppi organizzati, siano essi di ispirazione politica, religiosa, della società civile o altro, ci sono anche i ‘gruppi spontanei’. La differenza operativa fra i due differenti tipi di gruppo consiste nel fatto che nel gruppo organizzato ci sono delle linee educative con dei valori da rispettare o conseguire, e gli aderenti al gruppo agiscono e cooperano con gli altri per gli scopi prefissati. Anche i gruppi spontanei hanno degli scopi o ideali, ma questi sono fragili, mutevoli, ispirati da modelli trasgressivi del cinema o della tv e – questo spesso viene dimenticato – non sempre educativi. Ad esempio, considerando alcune delle affermazioni riportate sui giornali, i ragazzi umbri avrebbero compiuto le loro gesta ‘per noia’ o per dimostrare agli altri componenti del gruppo la loro forza o coraggio, oppure per essere accettati nel gruppo stesso. Pertanto i genitori, seppure con tutte le delicatezze di ogni situazione, debbono informarsi sulle frequentazioni dei propri figli, conoscerne gli amici, suggerire percorsi e confermare i valori minimali del rispetto delle cose e degli altri, fondamento di ogni vivere civile. I genitori devono cessare il falso convincimento di essere ‘amici’ dei loro figli. Essi sono educatori, che con pazienza, tolleranza ecc. devono aiutarli a far emergere nelle coscienze il concetto di ‘limite’. Ai figli è possibile nel colloquio far comprendere i valori in cui si crede ed i limiti da non oltrepassare, e di conseguenza bisogna essere pronti e decisi a pronunciare affermazioni del tipo: ‘Oltre quello non si va, oltre quello non si fa ecc.’, chiarendo i motivi e rispondendo ai perché, ma anche a dimostrarlo con l’esempio della vita. L’adulto diventa educatore autorevole dimostrandolo con l’esempio. I genitori, poi, devono rendersi conto che è sbagliato affidare alla tv l’educazione dei loro figli. A conferma di ciò occorre conoscere e divulgare le recenti acquisizioni delle neuroscienze sui ‘neuroni a specchio’. Questa recente scoperta nel cervello umano, peraltro di scienziati italiani (prof. Rizzolatti – Università di Parma), ma ormai accettata in tutto il mondo scientifico, ha chiarito la base dei nostri apprendimenti sociali, utilizzando semplicemente la vista o l’udito. Questi apprendimenti iniziano sin dai primi due anni di vita; e i ragazzi italiani guardano la tv, senza supervisione degli adulti, il doppio del tempo rispetto ai minori di altri Paesi occidentali. In rapporto alle affermazioni dei genitori e degli avvocati, che hanno definito i comportamenti devianti come delle ‘ragazzate’, occorre che i genitori devono aiutare questi loro figli, non sminuendo i fatti, ma facendo maturare in essi il ‘senso di colpa’. Talvolta nel mondo contemporaneo queste parole sembrano obsolete e non più utili alla società, ma in ambito psichiatrico si ritiene importante far maturare questo stadio mentale di responsabilità negli adolescenti-giovani. Infatti la maturazione di questo sentimento non determina alcuna patologia nell’adolescente, ma lo stimola ad evocare nella propria struttura psichica quei sentimenti di tensione, dolore e forza per poter accettare come conseguenza il rimprovero e/o la pena per la trasgressione o l’azione compiuta. Al momento attuale, in questi ragazzi che hanno compiuto danneggiamenti e trasgressioni si è determinato soltanto il ‘senso di vergogna’. Questo è un sentimento che li fa sentire preoccupati per quello che pensano gli altri, e di conseguenza un soggetto in questo stato tende a negare, nascondere e soprattutto a sminuire quanto compiuto. È importante sul piano riabilitativo neuropsichiatrico portare a maturazione psicologica il ragazzo-adolescente sul ‘senso di colpa’, piuttosto che sul ‘senso di vergogna’, dal momento che in base al sentimento maturato si sviluppano i comportamenti futuri. Il ‘senso di colpa’ determina nel soggetto che ha agito comportamenti devianti, un bisogno psicologico di scusarsi con gli altri e di compiere atti riparatori per quanto commesso. Il ‘senso di vergogna’ determina desiderio di nascondersi, di scappare e di vendicarsi su coloro che hanno scoperto le marachelle. Alla luce di questo ragionamento, in forma schematica, ben si possono intendere l’importanza di quanto dichiarato dal Sindaco sul fatto che le famiglie non possono nascondersi, e sono certo che i dirigenti sanitari di Città di Castello, coinvolti negli interventi, sapranno fare un lavoro qualificato.

AUTORE: Giovanni Mazzotta