Femminicidio. L’arcivescovo Bassetti esprime “dolore, amarezza, sdegno”. “Ogni persona è dono, in modo particolare la donna”

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bassettiDall’inizio del 2013 sono 36 le donne uccise dai propri partner (mariti o fidanzati) a motivo di una relazione finita e non accettata. Ogni 4 giorni una donna subisce una morte violenta. Come Pastore e Vescovo sento interiormente dolore, amarezza, sdegno. Non voglio e non posso rassegnarmi. Non vogliamo, non dobbiamo e non possiamo rassegnarci, rimanendo testimoni passivi di una violenza che riguarda tutti noi. Quando vediamo emergere dalla cronaca episodi di violenza sulle donne, sono convinto che a perderci sia tutta la società. I media ci raccontano storie finite tragicamente, ma tante altre storie di donne rimangono soffocate nel loro privato dolore per vergogna e per la paura di denunciare. Nel dolore di queste donne sentiamo anche la nostra fragilità e la nostra mancanza di coraggio.

Ogni persona è dono, in modo particolare la donna: essa è un interrogativo bello che ci interpella, chiama in causa la nostra persona, la donna è – ed ha – quell’unicità apportatrice di bene per l’umanità. La capacità di amare, di donare, di servire della donna è unica e singolare. Non è amore alzare le mani contro la propria moglie, fidanzata e contro qualsiasi donna. L’amore genuino e bello è un’altra cosa. È il riconoscere l’altra persona come un “tu” dove si completa e si integra l’”io”. L’amore non bastona, non soffoca, non reprime, non umilia, non disprezza, non uccide. L’amore femminile, in particolare, è un dono dato dal Creatore all’umanità per la sua piena realizzazione. Nella violenza vi è solo regressione, imbarbarimento, insensatezza. I veri uomini non alzano le mani su nessuno, ma le tendono per accogliere, proteggere, donare vita e non morte.

Ogni forma di violenza rompe la comunione con Dio e i fratelli. A maggior ragione quando si tratta di una relazione interpersonale tra uomo e donna. Come comunità cristiana sentiamo la responsabilità di rafforzare stili di comunione dove la donna sia artefice di tale comunione, nella sua unicità di generare la vita. Penso alle tante donne esaltate dalla Bibbia, agli incontri di Gesù con le donne nei Vangeli: ciò che emerge è la capacità che esse hanno di amare, di donarsi, di farsi sorelle e madri. Gesù entra nella storia di queste donne amandole nella loro esistenza concreta, senza mai umiliare neppure quelle che sono cadute. Per Cristo esse sono le custodi e le messaggere della buona notizia. La società sta mostrando le sue molteplici piaghe: una di queste è la crisi delle relazioni. È però importante riscoprire anche all’interno delle nostre famiglie le relazioni feriali, piccole, semplici.

Faccio un appello alle comunità educative di ogni ordine e grado, scuole e università, perché si sappia rifondare la cultura della difesa della vita in ogni sua fase, dove nessuna adolescente, ragazza e giovane deve sentire la paura di crescere per il timore di subire, prima o poi, un trauma personale causato dalla violenza fisica. Insegnare una prevenzione che educhi al dialogo, al saper condividere anche le ferite più profonde. L’amicizia fra gli adolescenti sia un volano per la maturazione reciproca come potenza che racchiude e si dischiude al bene, e non come pre-potenza sugli altri. Mai e su nessuno. Non dobbiamo permettere di coniare nuovi termini, come femminicidio, a partire da escalation tragiche sulle donne, ma insieme dobbiamo impegnarci a riscrivere storie di bene, di bontà, di risurrezione.

Faccio un appello alle parrocchie, alle comunità cristiane, gruppi, associazioni e movimenti perché nella fase educativo-pedagogica dei bambini e ragazzi si offrano cammini di conoscenza reciproca, valorizzazione delle diversità come bene unico e formativo. Occorre riscoprire la “bellezza” di tante donne additate dalla Chiesa come modelli, esempi da seguire e imitare: ci sono tante mamme che nel quotidiano vivono la loro missione nel silenzio e senza riconoscimento pubblico alcuno, se non quello di Dio e delle loro famiglie con le quali camminano e crescono.

Uccidere una donna significa spegnere tutto il dono di profezia che essa porta in sé, il suo Dna di femminilità che armonizza e smorza dissidi che a volte si creano nelle relazioni. La donna, come ogni persona, ritrova se stessa nel donarsi all’altro. Perciò occorre favorire sempre più vie e percorsi di dono, di bene, di vita buona educata nel senso evangelico come ci sta testimoniando Papa Francesco.

Affido a Maria Santissima tutte le donne vittime di violenza e le loro famiglie. Lei che è stata presente ai piedi della croce, mentre veniva crocefisso il figlio suo Gesù, possa essere sentita come materna presenza, che lenisce le pene del cuore e dell’anima, aprendo lo sguardo alla speranza che non delude perché fondata in Cristo. La Chiesa rende grazie a Dio per tutte le donne: fidanzate, madri, consacrate e chiede per esse venerazione e rispetto.

 

 

AUTORE: Gualtiero Bassetti † Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve presidente della Conferenza episcopale umbra