Fernanda

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di Angelo M. Fanucci

Attingo di nuovo a Non per loro ma con loro, la mia autobiografia di imminente pubblicazione.

Immaginate la scena, in una delle nostre infinite assemblee comunitarie: stiamo parlando della situazione dei nostri amici in Ecuador – da quando, nel 1990, da Capodarco è partito il progetto “El pobre ayuda al pobre” (Il povero aiuta il povero), e a noi di Gubbio è stato assegnato come campo di impegno “El pays de oro y de azul” (Il Paese d’oro e d’azzurro), cioè l’Ecuador, o meglio il nord dell’Ecuador, quello verso la Colombia dei rubinetti d’oro massiccio di Pablo Escobar.

Facciamo centro sulla città di Ibarra e sul distretto che vi fa capo. Ne abbiamo portate avanti diverse, di iniziative, con buoni risultati e qualche buco nell’acqua, ma i bisogni sopravanzano sempre il nostro povero impegno. Continuiamo o rinunciamo? Di questo stiamo discutendo.

E qui che interviene Fernanda: “No! No! Una mano bisogna continuare a dargliela!”. Lo sghignazzo nero del solito beota: “Eh già, se lo dici tu…!”.

“Se lo dici tu” perché Fernanda non ha mani, né piedi, ma due tronconi di braccia e due tronconi di gambe. È focomelica. Ci è nata, grazie alla Talidomide, un analgesico proveniente dalla Germania, assunto da sua madre mentre era incinta di lei.

Appena nata (a Branca di Gubbio, nel 1961), Fernanda si trasferì con la famiglia a Torino, dove suo padre lavorava, e a 9 mesi venne ricoverata al Cottolengo, che nell’immaginario collettivo del tempo era un “ricovero per uominimostri”. Al Cottolengo Fernanda rimane fino all’età di 25 anni, quando don Benito Cattaneo mi chiese se nella mia Comunità di San Girolamo c’era posto per lei.

C’era, c’era. E Fernanda, prima a San Girolamo, oggi nella residenza di Padule Stazione e nel centro diurno “Le farfalle”, a 58 anni è diventata una colonna della comunità. A parte il fatto che, grazie ad apposite protesi, molte operazioni di vita ordinaria riesce a farle da sola, ma riesce anche a ricamare, e come! E poi cura molto il proprio aspetto fisico. È bella, e ha una parola buona per tutti. Tace, ti fissa. E tu capisci che la vita è bella.

Fernanda non si tira mai indietro. È sempre la prima a offrirsi per le incombenze che via via si presentano e che lei può assolvere. A lungo si è presa cura della prof.ssa Paola Tosti, che soffre di Sla e va seguita in quasi tutte le operazioni di vita quotidiana.

Francesca, una nostra operatrice, ha avvertito un brivido quando ha letto la letterina che Fernanda aveva scritto a Gesù Bambino. Chiedeva. Ma non per se stessa. Chiedeva una radiolina per le operatrici addette alla lavanderia: “Rischiano di rimanere sole troppo a lungo!”.

La ditta tedesca che produceva il farmaco che causò la focomelia di Fernanda ne tenne nascosta a lungo la pericolosità per le donne incinte; a lungo, fino al 1961. Almeno 17.000 i parti focomelici. Ma solo nel settembre 2012 i ‘padroni delle ferriere’ hanno porto le proprie scuse ufficiali ai danneggiati. E hanno tirato fuori buoni soldoni. Fernanda ne ha usata la prima tranche per acquistare non una macchina per sé, ma un pulmino per la Comunità.

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