GUBBIO. La tradizionale festa dei centenari e ultracentenari. Nel comprensorio se ne contano 18

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Nella basilica di Sant’Ubaldo si è rinnovato nei giorni scorsi un appuntamento che di anno in anno è sempre più apprezzato: gli auguri ai centenari. Un modo per esprimere gratitudine ed affetto a testimoni di un cammino terreno attraversato sicuramente da problemi e difficoltà, ma anche da valori autentici che hanno consentito di tradurli in spinta per proseguire con rinnovata fiducia.

Quanti centenari ci sono?

Di centenari nel comprensorio eugubino ce ne sono 18 (15 donne e tre uomini), che salgono complessivamente a 38 (cinque maschi) inglobando territori contigui fino a Nocera Umbra. Dati forniti da Giancarlo Castagnoli, promotore e riferimento importante dell’iniziativa, promossa da Anteas (Associazione nazionale tutte le età attive per la solidarietà) e dall’Associazione pensionati dell’Eugubino-Gualdese.

I festeggiamenti in basilica

In basilica si sono ritrovati Argentina Baldinelli, 103 anni, e Venanzio Alberobello, 101 anni, di Gubbio, oltre a Michela Marinangeli, 102 anni, di Nocera Umbra, accompagnati e circondati da amici e familiari. Alcune adesioni sono venute meno all’ultimo minuto per motivi prudenziali. Momento centrale della giornata, la messa concelebrata dal vescovo Luciano Paolucci Bedini con il rettore e vice rettore della basilica mons. Fausto Panfili e don Stefano Bocciolesi.

Nell’omelia, il Vescovo ha salutato con affetto i festeggiati, che “di ogni stagione della vita conoscono bellezza e fatica”. Ha concluso ricordando che “il Signore non lascia nessuno da solo nel periodo che resta da vivere e nel futuro che ci attende”.

La vice sindaco Rita Cecchetti ha portato il saluto della città, “orgogliosa per testimonianze così significative” e di “esempi per i giovani”. Per gli organizzatori è intervenuta Nerina Ponti.

La storia di Venanzio Alberobello

Una bella giornata, che ha portato in superficie la straordinaria vicenda umana di Venanzio Alberobello, abruzzese di nascita, ma da anni residente nel Buranese, dove si era trasferita la figlia dopo il matrimonio. Nome e cognome sintetizzano l’inizio problematico del suo cammino terreno. Nato a Casoli in Abruzzo, era stato abbandonato dalla madre appena nato e lasciato sotto un albero, dove stato trovato il 18 maggio, giorno di san Venanzio. Conseguente la registrazione anagrafica: Venanzio Alberobello. Un inizio riscattato da una bella esistenza, compreso l’eroico salvataggio di un giovane nella Seconda guerra mondiale, a Palombaro; che gli ha meritato un posto nella storia della regione e perenne gratitudine.

Giampiero Bedini

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