Festa della mamma: occasione per una riflessione più profonda

L’11 maggio si celebra la ricorrenza. “Non c’è essere umano che non sia stato concepito nel grembo materno e generato con dolore”

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mamma-libro-bimbo-legge-fiaba-al-figlioNon è stabilita una data valida per tutte le nazione del mondo per celebrare la festa della mamma. Nel nostro Paese e in molti altri come gli Stati Uniti e la Svizzera, si è convenuti per la data della seconda domenica di maggio. Ai cristiani devoti va bene: maggio è il mese dedicato alla Madonna, la madre di tutti e quindi ogni giorno va bene.

L’origine americana della festa è segnata da una nota di tristezza e collegata con le madri che hanno perduto un figlio in guerra ed infatti era detta “giornata della madre per la pace”. Non molti sapranno che il primo paese in Italia a celebrare la festa della mamma è stato Tordibetto di Assisi nel 1957, su iniziativa del parroco don Otello Migliosi con una connotazione religiosa e con manifestazioni devozionali che si ripetono da allora ogni anno.

Non si può mancare di dire che ovunque nel mondo con il passare del tempo, la festa ha progressivamente assunto un valore commerciale, del resto molto funzionale al sistema economico che attualmente predomina ovunque. Nello stesso tempo si deve dire che in ogni periodo storico, in forme e con rilevanza diversa, si è avuto una specie di culto per la madre a cominciare con la madre terra, la madre patria, la madre chiesa e così via.

Basta un minimo di riflessione per convincersi che non c’è un amore più grande di quello della madre, perché non c’è essere umano che non sia stato concepito nel grembo materno e generato con dolore. Il legame affettivo ha radici carnali che sia pure sublimato ed esaltato razionalmente e poeticamente rimane come un dato non disponibile. Sta lì e rimane e quando un figlio perde la madre sente che qualcosa è venuto meno in lui.

Oggi, per certi versi, con le moderne tecnologie di procreazione medicalizzata e tecnologizzata il discorso potrebbe diventare più complesso ed anche imbarazzante. Ma la natura biologica e razionale della persona non potrà fare a meno di ricercare sempre e comunque la madre come luogo ideale di sicurezza e rifugio.

Al di là di tutto si deve porre al centro dell’attenzione a livello planetario la maternità ferita e addolorata per la perdita dei figli. Leggo (Osservatore romano 1 maggio 2014, prima pagina): “Milioni di bambini muoiono per mancanza di farmaci”. Si tratta della mancanza di medicinali pediatrici che sono insufficienti e del tutto carenti nel Paesi poveri del mondo. L’allarme che proviene dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) rileva che i bambini sotto i cinque anni muoiono per aids, tubercolosi, malaria, diarrea, polmonite, tutte malattie che potrebbero essere debellate con farmaci idonei calibrati secondo l’età, il peso e le condizioni dei bambini. Pensiamo alle madri. Quale carico di sofferenza. E come è diversa dalla sofferenza del parto da cui nasce e si sprigiona con prepotenza la vita.

Celebrare la giornata della mamma in questo scenario, senza sentimentalismi e lamentele, dovrebbe tradursi in un appello corale globale alto e forte nella difesa della vita soprattutto quando è aggredita dal tarlo della malattia e della morte.