Francesco: uomo del suo tempo, nostro contemporaneo

"Francesco a testa in giù": a colloquio con il protagonista Marco Baliani

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“Francesco a testa in giù” è il titolo del racconto a più voci, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria in occasione dell’Anno giubilare, che è stato presentato in antemprima televisiva lo scorso anno dalla Basilica Superiore di Assisi in occasione dell’ultima festività natalizia di questo millennio. Con una modalità a lui consueta, Marco Baliani, affiancato in scena da Roberto Anglisani e Patrizia Romeo, riprende questo appassionante lavoro per portarlo sulle tavole del palcoscenico, per tornare a raccontare ed affascinare ancora con la storia di Francesco. La messa in scena, diretta dalla regista Maria Maglietta, sta per concludere le sue rappresentazioni in Umbria: da stasera sarà rappresentata alla Sala delle Pietre di Todi e dal 27 al 30 dicembre concluderà la tournée al Teatro Antoniano di Terni. Il tuo spettacolo ha debuttato in diretta televisiva. Ora viene riadattato al palcoscenico. E’ un modo abbastanza inconsueto di fare teatro, in cui sembri trovarti a tuo agio. “Innanzitutto è interessante dal punto di vista produttivo, perché la Rai ha sempre fatto il contrario, riprendendo gli spettacoli a fine repliche. Invece in questa ipotesi abbiamo anticipato la versione teatrale. Certo c’è un grande cambiamento di linguaggi, innanzitutto l’evento in diretta, unico e irripetibile, presupponeva una serie di riferimenti al “qui e ora”: alzavo il braccio e indicavo da una parte la Porziuncola, dall’altra piazza S. Rufino, la Basilica era alle mie spalle, questi riferimenti spaziali ovviamente nello spettacolo teatrale non ci sono più. L’aspetto più interessante, poi, è il cambiamento del lavoro attoriale, in televisione ci sono dei primi piani che in teatro non si vedranno mai, bastano cose piccolissime, in teatro bisogna lavorare sul macro, occorre un’energia completamente diversa”. La forza del teatro è probabilmente quella, in qualsiasi momento, di riuscire a parlare d’oggi, a rappresentare i conflitti della società che lo produce. Del Francesco che racconti affascina il suo aprirsi all’Oriente, il suo cercare già da allora un confronto con l’altro, con la diversità e in nome di un valore, la pace, ancora così drammaticamente lontano.”A quel tempo era impensabile che qualcuno si muovesse spinto da una parte dal desiderio di pace, e dall’altra dalla curiosità: lui era curioso di capire come si potesse credere in un dio unico e nello stesso tempo così diverso da quello cristiano. Passa ben due anni in Oriente ma non sappiamo nulla di questo episodio. Per completare l’episodio, sulla base dei pochi riscontri che ci sono ci siamo immaginati l’incontro spirituale con il sultano. E’ proprio un contraltare della figura di Francesco: anche lui è ricco, anche lui abbandona tutto per donare ai poveri, un modo di vedere la fede da due punti di partenza diversi, è come se Francesco incontrasse il suo specchio, e torna con un bagaglio di tollerenza più alto nei confronti delle altre religioni”. Cosa vuoi che si portino via gli spettatori dopo aver visto questo spettacolo?”Lo spettacolo è pensato per quadri, come degli arazzi che prendono vita ma separati tra loro, per cui ci sarà chi si ricorderà un pezzo, chi un altro, potrà interessare più la parte sull’ Oriente o il conflitto fra spiritualità e mondo. Sarebbe bello che gli spettatori si dimenticassero dei due terzi dello spettacolo per portarsi una scena a casa”.

AUTORE: Luca Verdolini