“Gaudeamus”

Domenica 29 verranno ordinati quattro nuovi sacerdoti. Un evento che non capitava da circa quarant'anni

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Gaudeamus: quattro nuovi preti’, ha scritto l’Arcivescovo nell’ultimo numero del Nuntium Perusinum, dando la notizia. L’ordinazione sacerdotale di quattro giovani insieme non si era più verificata da prima degli anni Settanta, quando la ‘crisi delle vocazioni’ ha cominciato a farsi sentire pesantemente. Al massimo, due; solo nel 1988 e nel ’99 erano tre i nuovi preti; altre volte uno solamente, e non tutti gli anni. Per cui la gioia sarà proprio grande domenica 29 giugno, quando mons. Chiaretti imporrà le mani a Fabrizio, Roberto, Alessandro e Riccardo, quattro giovani della diocesi che hanno scelto di seguire la chiamata del Signore al sacerdozio ministeriale. Per l’occasione, si sta rimettendo in ordine anche il duomo, prevedendo grande afflusso di popolo: i quattro ordinandi hanno già prestato servizio in più parrocchie, come seminaristi prima e come diaconi poi, ed è facile immaginare la presenza di tanti giovani. Così, lo spazio della cattedrale di San Lorenzo verrà liberato, almeno in parte, dalle impalcature che occupano la navata destra per i lavori di restauro in corso. Il rito dell’ordinazione avrà inizio alle 17 di domenica 29 giugno, giorno dei santi apostoli Pietro e Paolo, data tradizionale e molto significativa per la vita e la missione della Chiesa. ‘Una bellissima esperienza di Dio’ è quella di Fabrizio FucelliUn lungo e intenso cammino di vita di fede ha preceduto, nella vita di Fabrizio Fucelli, la decisione di entrare in seminario. Nato nel 1968 e cresciuto nella parrocchia di San Pietro Apostolo di Canneto, chiama la sua storia ‘una bellissima esperienza di Dio’. Con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, la comunione fraterna; con l’esempio dell’allora parroco mons. Enzo Banetta e della ‘Fraternità Regina delle Vittorie’ ‘ le suore che da anni animano la parrocchia ‘ camminando insieme ad altri coetanei, la voce del Signore, piano piano, si è fatta sentire. ‘Sono entrato in seminario a 32 anni ‘ racconta ‘ dopo un lungo cammino di ricerca, due esperienze sentimentali e anni di lavoro’. La formazione, dopo gli studi teologici ad Assisi, prosegue ora a Roma, presso l’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, mentre pastoralmente è impegnato nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Case Bruciate a Perugia. ‘Di fronte al grande dono del sacerdozio mi sento piccolo e debole, ma fondamentalmente sono tranquillo, consapevole che non io ho scelto Lui, ma è Lui che mi ha chiamato’. E davanti alle sfide che la società oggi pone ad un credente, ad un prete, la sua risposta è ‘affidamento alla misericordia di Dio, e all’azione dello Spirito santo, per poter essere un collaboratore della vostra gioia’. È consapevole della testimonianza che sarà chiamato continuamente a dare, ed ha idee chiare sull’orientamento da prendere come pastore: ‘Gesù Cristo al centro per fare della comunità parrocchiale la casa e la scuola della preghiera e della comunione fraterna’. Il tutto, da costruire insieme ai fedeli. Roberto Biagini è passato dall’ingegneria al servizio verso i tossicodipendentiÈ stata la sua ragazza di allora a invitarlo a partecipare a un ciclo di catechesi sui Comandamenti, al convento di Monteripido a Perugia. Prima di allora, la vita da credente di Roberto Biagini, 37 anni, nato e cresciuto a Perugia, si limitava alla messa domenicale. ‘In queste catechesi ho scoperto la presenza di Dio nella mia storia e la possibilità di interloquire con Lui per comprendere in pieno il significato della mia vita. Mi sono riaccostato al sacramento della riconciliazione, ho cominciato a pregare quotidianamente e ho iniziato a sperimentare quanto fosse bello spendersi per il Signore e per i fratelli’. Da allora sono state varie le esperienze di servizio di Roberto, fatte grazie all’incontro con i Salesiani: l’allenamento di una squadra di calcio dell’oratorio Don Bosco di Perugia e, dopo la laurea in Ingegneria, il servizio all’interno di una comunità di tossicodipendenti e l’animazione in un grande oratorio a Civitanova Marche. ‘Grazie agli esempi dei sacerdoti che ho incontrato in quel periodo, si è fatto sentire sempre più forte in me il desiderio di diventare anche io prete come loro’, per cui è sembrata naturale un’esperienza tra i Salesiani ma, in seguito, la decisione presa è stata quella di diventare prete per la sua diocesi. Oggi presta servizio presso la parrocchia di Santo Spirito a Perugia e prosegue la formazione negli studi frequentando un master sulla Dottrina sociale della Chiesa a Roma. Non sfuggono a Roberto le difficoltà che potrà incontrare ‘visto il rapido cambiamento dei tempi e il numero sempre più esiguo di sacerdoti. Percepisco tutta la grandissima responsabilità che andrò ad assumere. Mi commuove, però, l’idea di poter essere uno strumento nelle mani del Signore per il bene dei miei fratelli, perché so quanto è stato importante nella mia vita che qualcuno si sia fatto strumento per me’. ‘Il mio sogno nel cassetto?’ dice Alessandro Scarda. ‘Un concerto per il Vangelo’ Il cammino di fede di Alessandro Scarda, classe 1973, originario di Napoli, è iniziato con l’adolescenza, frequentando la parrocchia e l’Azione cattolica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un istituto bancario, durata quasi sette anni, la decisione di cambiare, presa grazie all’aiuto di un sacerdote; quindi il trasferimento a Perugia, un’esperienza francescana, l’incontro con la comunità Magnificat del Rinnovamento nello Spirito e, in seguito, l’ingresso al Seminario regionale di Assisi. ‘Se guardo indietro la mia storia ‘ spiega ‘ devo ammettere che il Signore mi ha condotto su strade che non avrei mai immaginato, attraverso l’incontro con persone, sacerdoti, comunità, consacrati che mi hanno sempre mostrato il volto misericordioso di Dio’. Attualmente Alessandro presta servizio presso la parrocchia di Castel del Piano, ‘alla quale ‘ ci dice ‘ sono grato per la forte esperienza missionaria che sto facendo’. Si è iscritto di nuovo all’Università di Perugia, dopo che aveva lasciato gli studi per l’ingresso in seminario, in modo da poter completare il corso di laurea in Scienze della professionalità educativa (facoltà di Scienze della formazione) ed è ‘appassionatamente’ impegnato con il coro giovanile della diocesi, nato quasi per caso; un’esperienza che gli ha mostrato ‘quanta ricchezza si trova nella nostra Chiesa e quanto bisogno c’è di stimolare i giovani a sentirsi parte di un progetto che è molto più grande della parrocchia o del movimento di appartenenza’. Nel cassetto, il sogno di un concerto di evangelizzazione. ‘Arrivare a questa ordinazione non è stato facile ‘ confessa ‘ e c’è stato bisogno di tanto abbandono alla volontà di Dio. Ma la verità più importante è che ‘chiunque avrà lasciato case o fratelli’ per il mio nome ‘ dice Gesù ‘ riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna’. E allora ne vale proprio la pena!’. Per Riccardo Pascolini c’è stata l’esperienza-shock con l’UnitalsiRiccardo Pascolini, con i suoi 27 anni, è il ‘beniamino’ della situazione. Cresciuto nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Ponte Pattoli, ha maturato la sua vocazione ‘all’ombra del campanile’, grazie all’impegno in Azione cattolica, un’esperienza nell’Unitalsi e, già giovanissimo, nella Pastorale giovanile diocesana. È entrato in seminario dopo gli studi di elettronica e un’esperienza lavorativa come operatore tv per la Rai. ‘La formazione spirituale e teologica e il clima che il Seminario regionale mi ha regalato sono stati per me rampe di lancio per un’avventura unica’. Poi le esperienze pastorali nelle parrocchie dei Santi Biagio e Savino, a San Martino in Campo e in Colle, e oggi in quella di San Sisto, mentre anche lui continua a studiare frequentando i corsi di Pastorale giovanile alla Pontificia università salesiana. Tra le note particolari del suo cammino di fede, confessa che il contatto con la realtà dei poveri, i malati, nell’Unitalsi è stato ‘traumatico’ ma fondamentale. ‘Il mio primo viaggio a Lourdes è stata una vera benedizione per la mia vita. Lì ho scoperto la forza della preghiera e la paternità di Dio’. Anche nella testimonianza di Riccardo si sente la profonda necessità dell’abbandono in Dio. Quello che spesso medita in questi giorni, racconta, è una frase di don Tonino Bello: ‘Un buono a nulla, ma capace di tutto, perché consapevole che, quanto più ci si abbandona a Dio, tanto più si riesce a migliorare noi e il mondo che ci sta intorno’. E per migliorare questo mondo, Riccardo partirebbe senza dubbio dai giovani, ma anche dalle famiglie, perché esse stesse tornino davvero a educare i propri figli e a trasmettere loro la fede. ‘Senza dimenticare i poveri’.

AUTORE: Francesca Acito