Genova: la soluzione non è nazionalizzare

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di Pier Giorgio Lignani

Non voglio discutere la responsabilità della società Autostrade per il disastro di Genova; non avrei gli argomenti per farlo. Che quel ponte avesse urgente bisogno di consolidamento, lo sapevano tutti quelli che lo dovevano sapere, tanto è vero che il progetto era stato già approvato e i lavori erano programmati.

In questa situazione non si capisce come nessuno abbia avuto l’idea di chiudere subito il ponte al traffico. Doveva pensarci la società Autostrade, ma dovevano pensarci anche gli organi di vigilanza del ministero delle Infrastrutture. A parte il caso Genova, è troppo semplice e sbagliato – dire che il male sta nell’affidare i servizi pubblici a concessionari privati, e che dunque ritirare le concessioni risolve i problemi. Chi dice questo dovrebbe riflettere sullo stato fallimentare dei trasporti nella città di Roma (autobus e metropolitana) che sono gestiti da una società di capitale pubblico; come sulle vicende di tante banche di proprietà pubblica, dal Banco di Napoli al Monte dei paschi di Siena. O dell’Alfa Romeo quando era di proprietà dello Stato, ma anche di Alitalia. In tutti questi casi, e innumerevoli altri, “proprietà pubblica” voleva dire spreco, ruberie, corruzione, enormi perdite di bilancio ripianate a spese dell’erario, cioè dei contribuenti. Certo, privatizzare non è una ricetta miracolosa, ma non lo è neppure nazionalizzare.

Allora bisogna chiarirsi le idee e – per cominciare – distinguere fra la “gestione” e la “regolazione” dei pubblici servizi. La gestione può essere affidata a privati, purché la regolazione rimanga all’autorità pubblica. Regolazione, cioè la fissazione degli standard di qualità del servizio, delle garanzie per gli utenti, le tariffe; e il potere di vigilanza e di controllo sul rispetto di quelle regole. Come avviene in effetti oggi per l’elettricità, il gas e i telefoni: i gestori sono privati, ma le tariffe sono stabilite da un’autorità statale. Questo è il modello moderno per il funzionamento dei servizi pubblici; purché i privati siano onesti e i controllori pubblici facciano con scrupolo la loro parte.

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