Gli inghippi della legge 104

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di Pier Giorgio Lignani

La legge 104 del 1992 – come sanno quasi tutti – è quella che regola le provvidenze per i disabili. Tra l’atro, all’art. 33 dispone che, se un lavoratore dipendente assiste un parente invalido, gli spettano varie agevolazioni, inclusi tre giorni di permesso retribuito ogni mese (in aggiunta, si capisce, alle ferie e ai permessi dovuti alla generalità dei lavoratori). Due o tre settimane fa il Presidente della Regione Sicilia si è lamentato con tutti i giornali dicendo che il numero dei suoi impiegati che godono di questi benefici è talmente elevato da giustificare qualche sospetto di abuso. Ha fatto l’esempio di un impiegato (uno solo, a quanto pare) che addirittura si sarebbe fatto adottare da un conoscente disabile, per poter rientrare anche lui tra i beneficiari della 104. Ma nei giorni successivi è venuto fuori che l’utilizzazione massiccia e disinvolta della 104 – a spese di un datore di lavoro che è quasi sempre la pubblica amministrazione, dunque il contribuente – non è una specialità siciliana, al contrario è un fenomeno nazionale; e questo non lo sapeva solo chi non lo voleva sapere. Ma si tratta sempre e solo di frodi? Nel mio piccolo, ne so abbastanza per rispondere che una certa quota di frodi ci sta: nel rilascio dei certificati d’invalidità c’è una robusta tradizione di “manica larga”. Ma la quota di gran lunga prevalente è quella dei benefici chiesti e ottenuti in modo perfettamente legale, sfruttando le ambiguità e i “buchi” di una legge (la 104) che pare scritta apposta proprio per questo. Per esempio, immaginiamo che la persona disabile sia una vecchia nonna inferma, la quale tra figli, figlie, nuore e nipoti ha sei o sette congiunti in buona salute e disponibili per accudirla. Uno fra tutti questi però è impiegato dello Stato, e magari risiede a centinaia di km di distanza. Ebbene, sarà proprio quest’ultimo a chiedere di godere della 104, e ci riuscirà, perché la legge non dà peso al fatto che esistano altri parenti. È una furbata, ma è a norma di legge. Con leggi di questo tipo – e ce ne sono tante – lo Stato italiano si rovina da solo.

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