GUBBIO. Messaggio in vista della festa dei Ceri

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Gubbio si prepara a vivere la festa dei Ceri, manifestazione che da secoli, il 15 maggio di ogni anno, rinnova in forma originale e suggestiva, affascinante e coinvolgente l’amore e la devozione per il patrono Ubaldo. Tutto e pronto: i Ceri, lasciata la basilica sul monte Ingino, hanno preso possesso della sala dell’Arengo a palazzo dei Consoli, ospiti privilegiati e rispettati, circondati da mille attenzioni e profondo rispetto.

I “personaggi” di una manifestazione che tutti coinvolge comunque ed esalta, hanno preso possesso dei rispettivi ruoli.

Di primo e secondo capitano Fabio Tomassini e Ubaldo Stocchi, di capodieci – rispettivamente dei Ceri di sant’Ubaldo, san Giorgio e sant’Antonio – Pietro Menichetti, Luca Bedini e Lucio Sollevanti. Si incomincia alle prime luci dell’alba, si prosegue fino a sera con i momenti centrali nella “alzata” (Piazza grande, ore 11), “mostra” per le vie della città, la “sosta” (dalle ore 15, in via approssimativa) in via Savelli della Porta, e la travolgente corsa finale (ore 18).

Una giornata da vivere tutta d’un fiato. Sulla festa ci piace riportare parte di una riflessione fatta dai custodi della basilica di Sant’Ubaldo, mons. Fausto Panfili (rettore) e don Stefano Bocciolesi (vice rettore) ispirata alla definizione di “fiume vivo che ci collega alle origini” data al termine “tradizione” dal Papa emerito Benedetto XVI.

“La festa dei Ceri – scrivono – è come un fiume vivo che ci collega alle origini, un fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti: queste origini sono da rintracciare nel nostro patrono Ubaldo; nella sua vita, nei suoi insegnamenti e nella devozione del popolo eugubino al santo vescovo.

È questa la sorgente da cui nasce e prende avvio la festa dei Ceri. Ed è in compagnia di sant’Ubaldo, anima e cuore della festa dei Ceri, che la città diGubbio, in tutte le sue componenti, spera di raggiungere la meta agognata: il grande porto dell’eternità.

Eternità dove Ubaldo, Giorgio e Antonio sono già approdati e da dove non cessano di indicarci il cammino. L’ascesa al monte Ingino con i Ceri il 15 maggio in fondo è una metafora di come, nella comunione dei santi, siamo chiamati a ‘salire’ e a ‘ri-salire’ alla sorgente della nostra devozione, la basilica del santo patrono.

Basilica che è, nello stesso tempo, origine dell’amore del popolo di Gubbio per sant’Ubaldo e trampolino di lancio verso il porto dell’eternità dove ci aspetta il Padre in compagnia dei suoi servi fedeli Ubaldo, Giorgio e Antonio. Buona festa dei Ceri a tutti, e vi aspettiamo in basilica!”.

G.B.

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