Gubbio potrebbe “riavere” Raffaello

Nuovi lavori di restauro potrebbero confermare l'attribuzione del discusso Gonfalone

Tempo di lettura: 102 secondi

Grazie ad un finanziamento del ministero Sviluppo economico ottenuto da Ilias Tasias, direttore del Patto territoriale Appennino centrale, saranno ripresi i lavori di restauro, e con essi gli studi per la definitiva attribuzione, del cosiddetto ‘Raffaello di Gubbio’, il grande gonfalone processionale Cristo portacroce con sant’Ubaldo e san Francesco (tempera bifacciale di cm 208×180), rinvenuto in una chiesa del centro storico e ritenuto da Giordana Benazzi, storico dell’arte, un capolavoro giovanile (1498-1502), se non il primo, del grande urbinate. Come tale era stato presentato il 20 ottobre 2004, con un seguito di clamore e perplessità, tipica in presenza di attribuzioni riferite a quelle che si ritiene abbiano hanno tutti i requisiti per entrare nel novero delle eccellenze. L’attribuzione era stata operata sulla base delle analisi e delle conoscenze acquisite durante il primo parziale restauro, avallate anche dal parere di altri studiosi. Tra questi, il paleografo Massimiliano Bassetti che, analizzando il monogramma dipinto sul piviale del Patrono, aveva ritenuto di scorgervi, in termini ‘altamente probabili’, la ‘mano ancora giovane di Raffaello Sanzio’. All’entusiasmo iniziale sono seguiti giudizi in controtendenza, fino a quando, in assenza di elementi nuovi, il dibattito si è spento. Il restauro che partirà tra poco, accompagnato da studi ulteriori studi specifici, potrebbe e dovrebbe consentire un pronunciamento definitivo, con la speranza, non tanto segreta, che trovi conferma l’ipotesi iniziale, quella che si era meritata l’attenzione degli organi di informazione. ‘Si nota la presenza di una mano importante. Il Gonfalone è bellissimo’, ha commentato Tasias. Il restauro si inserisce nel più ampio progetto della diocesi e del suo ufficio per i Beni culturali di valorizzare il patrimonio artistico che trova nel Museo annesso alla cattedrale un’espressione altamente qualificata, una potenzialità con i requisiti per crescere ulteriormente, con un beneficio per l’intera comunità. Un passo avanti è stato già compiuto con l’apertura della nuova sezione archeologica, nella quale è confluita la donazione Roberto Alboni-Bonitatibus: 147 pezzi tra ceramiche, bronzi, statuaria votiva, manufatti in osso, che coprono un arco di tempo che va dal VII al II secolo a.C.

AUTORE: Giampiero Bedini