“Ha ridato forza alla fede in Russia”

Non solo per la Chiesa ortodossa russa, ma anche per il movimento ecumenico, Alessio II è stata una figura carismatica con un ruolo di primo piano nel XX secolo

Tempo di lettura: 176 secondi

Un flusso senza fine di persone ha reso l’ultimo omaggio al Patriarca Alessio II che dal 1990, l’anno dopo la caduta del muro di Berlino, è stato chiamato a guidare la Chiesa ortodossa russa, e che il 5 dicembre scorso si è spento in seguito ad un infarto. Secondo l’agenzia di stampa Interfax, 82 mila persone sono giunte nella capitale russa, da altre città e anche dall’estero. I funerali si sono svolti martedì 9 dicembre nella cattedrale di Cristo Salvatore. A celebrare la liturgia, il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad, eletto Patriarca ad interim, tutti i membri del sacro Sinodo e i Patriarchi di tutte le Chiese ortodosse. In tutto 200 vescovi e sacerdoti. Dall’Italia è andato mons. Vincenzo Paglia’Un’atmosfera di straordinaria commozione’: così mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, invitato dal metropolita Kirill a partecipare ai funerali di Alessio II, descrive il clima che si respirava a Mosca. ‘Erano presenti – fa notare – anche gli ebrei con alcuni rabbini. In questo momento di dolore, c’è stata come una tensione di fraternità straordinaria, sottolineata tra l’altro anche dall’omelia di Kirill, il quale ha ricordato l’opera del Patriarca che ha saputo accompagnare la Chiesa ortodossa russa verso il suo ristabilimento pieno dopo un periodo di persecuzioni e debolezza. Oggi la Chiesa è rinata, soprattutto nei cuori delle persone. Alessio II, con la sua testimonianza coraggiosa, ha saputo portare la forza della fede russa oltre i confini della Russia, ovunque nel mondo’. Una personalità imponenteIl metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad, da parta sua, ha ricordato con commozione, fino alle lacrime, come ‘oggi Alessio II ci abbia lasciato una Chiesa diversa. Non è più la Chiesa debole, impotente. Ha saputo salvaguardare l’unità della Chiesa e oggi siamo qui tutti insieme’. Tutte le Chiese d’Europa hanno espresso unanime cordoglio per la perdita del Patriarca Alessio II. ‘Della sua persona – ha scritto il card. Peter Erdo, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) in un messaggio al metropolita Kirill – abbiamo potuto conoscere il suo impegno di pastore della riconciliazione, che ha saputo elevare la sua voce di fronte alle grandi questioni della nostra epoca’. Il segretario generale della Conferenza delle Chiese europee (Kek), rev. Colin Williams, ha espresso la gratitudine delle Chiese cristiane d’Europa per il lavoro che Alessio II ha svolto all’interno della Kek. E ricorda che fin dal 1964 il Patriarca figura come membro del Presidium della Kek. Nel 1972 ne diventa il vice presidente e nel 1987 viene eletto come presidente, carica che ricopre fino al 1992. Nel 1989, insieme al card. Carlo Maria Martini, è stato co-presidente della prima Assemblea ecumenica europea di Basilea. L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha espresso profonda tristezza per la morte del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie: ‘È stato un leader di grande statura, con abbondante esperienza, determinazione e coraggio, che ha guidato la sua Chiesa con mano ferma lungo un periodo della storia Russia di profonde sfide e cambiamenti. Lo ricorderemo anche come un amico di molti’. ‘La Chiesa ortodossa – scrive il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) – ha perso oggi un Primate, un gerarca che ha guidato la sua Chiesa lungo la storia contemporanea dell’ortodossia, un leader rispettato da molti per il suo genuino impegno per la sua Chiesa e la sua gente. Anche il Cec e il movimento ecumenico hanno perso oggi una figura leader, una voce forte che ha saputo essere al tempo stesso di aiuto e costruttivo, ma anche vigilante e critico’.