I giovani vanno seguiti e ascoltati. Al primo posto la famiglia

"Educare insieme": un incontro tra esperti per identificare convergenze educative

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Come già annunciato nell’ultimo numero nei giorni 6 e 7 aprile, in preparazione alla Giornata mondiale dei giovani (8 aprile), su iniziativa della diocesi, è stato tenuto, parte in vescovado, parte nella Sala Lucidi di S. Rocco, il Convegno “Educare insieme”, allo scopo di identificare ogni possibile convergenza fra le varie agenzie educative di città e diocesi. Ci dispiace che un contrattempo ci abbia privato, nella Tavola rotonda, dell’intervento già programmato, di un sindaco, in rappresentanza degli enti locali. Tutto dunque secondo il programma stabilito, se si eccettua, specialmente il primo giorno, la mancanza di tempo in ordine ai lavori previsti. Come ha detto il prof. Mollo, moderatore della Tavola rotonda del mattino, è necessario ritrovarsi ancora, anzi addirittura vedersi periodicamente, poiché l’identificazione delle possibili convergenze e vie concrete di attuazione, necessita di un continuo aggiornamento, come pure di regolari verifiche. Frutto positivo del Convegno è stata soprattutto l’esperienza della necessità, per giunta molto gratificante, di ritrovarsi e confrontarsi per un’integrazione che fatta salva l’identità delle singole istituzioni, appare assolutamente improrogabile. Ugualmente, va promosso in ogni modo il dialogo con ragazzi e giovani, cui non abbia a mancare, finalmente, la testimonianza degli adulti. Ci dispiace, per ragioni di spazio, di dover rimandare a numeri successivi i ragguagli sulla giornata del 7 aprile (interventi dei professori dell’Università Salesiana, applauditissimi), come pure sulla relazione Milella del 6 aprile. Non è male, d’altra parte, non fare indigestioni, tanto è il materiale da esaminare. Un ringraziamento particolare a mons. Arcivescovo che, sulla base dell’esperienza di questa Quaresima, nei 28 incontri con altrettanti gruppi di giovani nelle Unità pastorali, sera dopo sera, è andato sensibilizzando la diocesi intera sul tema oggi assolutamente prioritario: quello appunto dei giovani, cui un’educazione frammentaria e senza alcuna coordinazione, servirebbe a ben poco, anzi contribuirebbe ad aumentare proprio lo sballo. Ci limitiamo, questa volta a dire della Tavola rotonda delle istituzioni (7 aprile), moderata magistralmente dal prof. Mollo. Come già in programma, la tavola rotonda con la quale si è aperto il Convegno venerdì mattina 6 aprile, ha dato modo alle varie istituzioni cittadine di esprimersi in merito ai problemi dell’educazione valoriale dei giovani, ai fini della necessaria integrazione, nella fedeltà alle comuni radici culturali, contro invece quella cultura dello sballo che sta oggi imperversando. Ha diretto i lavori il prof. Gaetano Mollo, dell’Università di Perugia, di cui è ben nota la grande passione e competenza su di un tema più volte da lui affrontato in opere varie. Hanno così parlato per i dirigenti scolastici, la prof.ssa Rossella Curradi, preside del Liceo classico di Spoleto; per l’Asl n. 3, la dott.ssa Paola Coccia; per i convitti e collegi, il dott. Paolo Simoneschi, direttore del Convitto Inpdap di Spoleto; per le associazioni giovanili, il geom. Gianni Burli, allenatore Società sportiva boxe, Spoleto; per gli insegnanti, la prof.ssa Giulia Fiorani del Liceo scientifico di Spoleto; per il presbiterio diocesano, don Vito Stramaccia, parroco di S. Nicolò di Spoleto; per le famiglie, l’ing. Vincenzo Rossi. Abbiamo avuto infine anche il gradito intervento della dott.ssa Carmela Lo Giudice Sergi, direttore regionale della scuola dell’Umbria. Riportiamo in estrema sintesi il nucleo centrale di ogni intervento, così come abbiamo potuto raccoglierlo dalle labbra dei singoli relatori. LA SCUOLA E I VALORIFino a qualche anno fa – ha detto la preside Curradi – il problema non si poneva. Non era necessario che la scuola facesse riferimento ad alcun sistema valoriale. Tutto si risolveva con criteri piuttosto riduttivi. Oggi invece non basta accennare a un minimo di rispetto per i valori altrui. La sfida si eleva: il problema assume una incisività più profonda e magari dolorosa. E’ necessario un maggior impegno, anche in senso contenutistico. Si avvia tutto un nuovo percorso. Fortunatamente, e un caloroso grazie va all’Arcivescovo, ci sono occasioni come quella di oggi, che assumono un grande significato, purché, naturalmente, si continui.ISTITUZIONI E INTEGRAZIONEParlando anche a nome dell’Amministrazione comunale, la dott.ssa Coccia accenna alla gravità della situazione tra i giovani. Muovendosi con ottica sanitaria, fa esplicito riferimento al fatto che la sanità non è solo del corpo, ma anche dell’animo il quale ha anch’esso le sue patologie. Guai però se il problema venisse delegato interamente all’istituzione sanitaria. E’ necessario invece che tutti i soggetti e le agenzie di educazione trovino la giusta intesa per un comune piano di azione: al primo posto sia sempre la famiglia. A volte i ragazzi appaiono sofferenti e rabbiosi, ma non è un motivo per interventi drastici. I ragazzi vanno seguiti e ascoltati. E’ quella che poi il prof. Mollo chiama “autonomia responsabile”. COLLEGI E CONVITTIIl dott. Simoneschi, parlando del Convitto da lui diretto, accenna alla difficoltà attuale, dal momento che il Convitto, dapprima Enpas, oggi è Inpdap: prima soltanto per orfani, oggi figli comunque di dipendenti statali. Ciò comporta la possibilità di eziologie negative anche diverse; prima tutto poteva ricondursi alla condizione di orfani, oggi entrano in gioco altre componenti. Educare ai valori esige infatti di conoscere a fondo il soggetto, risalire agli anni perfino dell’infanzia, leggere il soggetto a livello tanto psicologico che ambientale e sociale. Altra difficoltà è quella della rapidità dei tempi, sia nella società, che nelle fasi di crescita. Si aggiungano le difficoltà scolastiche. In una parola, si avverte necessità di una empatia che non sempre è la più facile. E ciò in ordine anche al rapporto scuola-lavoro, che oggi non è più possibile ignorare, tanto più che il lavoro è esso stesso valore. ASSOCIAZIONISOPRATTUTTO SPORTIVEL’allenatore Burli, esprime anzitutto il suo grazie vivissimo all’arcivescovo mons. Fontana (cosa che è stata di tutti) per aver fornito alla città questa magnifica occasione di confronto. Lo sport – egli dice – esige che il ragazzo vada continuamente alla ricerca di se stesso, delle proprie doti atletiche, di equilibrio psicologico, sulla via di uno sviluppo che non deve mai arrestarsi. Burli accenna anche alla sua esperienza di capo scout, e alla necessità di un familiarizzare amico sulla linea del sostegno e della fiducia. Si abbia sempre tanta attenzione al valore del “dare”, poiché è questo uno dei primi valori e lo sport lo esige assolutamente. Di qui, ogni altro valore: realizzazione di sé, costruzione della società, spirito agonistico (non antagonistico), sostegno vicendevole in un’età così fragile. Controllo emozionale, alto senso dei vari ruoli e del loro intreccio, attenzione all’altro. E ricondurre sempre tutto alla famiglia. Superare così ogni egocentrismo. INSEGNAMENTOLa prof.ssa Fiorani insiste particolarmente sulla cultura come radice di formazione valoriale, come orizzonte di entusiasmo e di bellezza, che deve confrontarsi non solo con il male da eliminare ma con il bene da potenziare. Ma noi adulti – si è domandata – che cosa diamo di fatto ai giovani, in scuola e fuori scuola? Come comunicare una passione che uno non possiede? Lo sballo dei giovani? Ma esso è anzitutto degli adulti. Necessario quindi un calore maggiore, ed anche una fede maggiore. Così non si andrà disperdendo ed esaurendo quel mare di attese che ferve inizialmente nell’anima dei giovani, d’altra parte sottoposti alla pressione consumistica, per la quale, purtroppo, misura del tutto resta soltanto il guadagno. LA CHIESADon Vito, ricordando la sua esperienza non solo sacerdotale (16 anni) ma culturale nell’Ateneo Salesiano di Roma, insiste particolarmente sul valore della reciprocità come aiuto e sostegno, preoccupandoci sempre di dare l’essenziale (ricorda una giovane che morendo dice alla mamma:”Mi hai dato tante cose, ma non mi hai dato l’indispensabile”) ed inoltre educando allo spirito comunitario, superando quindi tanto l’arroganza che la diffidenza (storiella del ragno e dello scorpione). Scoprire invece nell’altro non solo le capacità ma la via giusta per la loro promozione e valorizzazione. E quindi un’altra piccola storia, di un papà e del suo bambino nella ricostruzione di una mappa. Porsi sempre al servizio degli ultimi, ascoltare tutti. Né gigantismo né abnorme nanismo. LA FAMIGLIAL’ing. Rossi, constatato che, distrutta ogni cosa e violentata la società, non ne resta che l’anima, e cioè la famiglia, raccomanda che proprio dalla famiglia riparta l’educazione, e con la famiglia il dialogo, il rispetto (anche di se stessi, cominciando da quel “conosci te stesso” che fu già degli antichi), in una sintonia che è anche comunanza di antiche radici. Guardare in alto, non solo assecondando il talento, ma inseguendo il sogno, cioè lo scopo che ogni vita deve avere. Ognuno di noi vive per un fine che è irrinunciabile e occorre quindi scoprirlo. Ciò che si fa in vita riecheggia nell’entità. Tutto quindi un discorso di motivazioni e risorse, sostenute da un’adeguata capacità di scelta in piena e autentica libertà. Il prof. Mollo commenta: “Libertà da… libertà di… libertà per…”.E ogni giovane comprenda che non conta solo il “fare” ma il “come si fa”. SENSO DI RESPONSABILITÈLa dott.ssa Carmela Lo Giudice, richiamando il grande Merton, insiste, anche per la scuola, sulla necessità di educare al senso dell’altro, quindi niente fuga dall’impegno (suicidarsi, dimenticare, non pensare, oppure dire, “sono fatti degli altri”). No, la società siamo noi. Dunque, senso di responsabilità e socializzazione in una scuola dove “si cresce insieme”. Per questo, sono però necessarie delle regole, ed anche ad esse occorre educare, poiché senza le regole è il caos. Fin qui gli interventi. Mancanza di spazio ci impedisce di riportare i particolari del dibattito: nel complesso il giudizio dell’uditorio è stato largamente positivo. Peccato che l’ora tarda abbia impedito un secondo giro tra i vari relatori. Vuol dire, come ha concluso il prof. Mollo che torneremo ancora a riunirci, poiché abbiamo tutti visto quanto sia indispensabile. “Insieme, per i giovani…” è la parola d’ordine di mons. Arcivescovo. Sia anche la nostra.

AUTORE: Agostino Rossi